DI FABIO BALDASSARRI
FABIO BALDASSARRI
Non mi piacciono nè gli sfoghi nè gli entusiasmi precoci. Anziché seguire minuto per minuto exit pool, proiezioni e andamento dello spoglio per i ballottaggi almeno nelle principali città, mi sono impegnato con la redazione per un commento quando la consistenza dei dati avesse avuto una parziale ma fondata consistenza. L’ho fatto intorno alle 24,00 perché dai dati che sono passati sul teleschermo non vedo come possa dissiparsi il disorientamento che già provavo nei giorni scorsi.
In sostanza mi sento di dire: “Non provo motivo di soddisfazione per il fatto che il Pd prende una bella botta, ma resto convinto che Renzi, renziani, renzismo e gli accodati dell’ultim’ora, abbiano fatto tutto il possibile per meritarsela. Sono ugualmente insoddisfatto perché credo che un’alternativa di sin a Renzi, renziani, renzismo e gli accodati dell’ultim’ora, non possa identificarsi nei cinquestelle che hanno vinto a Roma e (imprevedibilmente?) a Torino. Sono addirittura arrabbiato perché all’alternativa al centro dx che Pisapia era riuscito a costruire durante la sua sindacatura a Milano, è stata data la peggiore risposta con candidati provenienti dallo stesso ‘milieu,’ onde la vittoria (tra l’altro di stretta misura) di Sala, non marca nessuna sensibile differenza rispetto a Parisi.”
Credo, cioè, che questa sia una brutta giornata per il segretario nazionale del Pd e presidente del consiglio Matteo Renzi, ma non solo per lui. La dx berlusconiana e leghista è allo sbando, non va a votare o preferisce i cinquestelle. Anche molti della sin Pd ed extra Pd non sono andati a votare e, difatti, cresce l’astensionismo rispetto al primo turno. Urge attenta riflessione e necessitano novità in vista del referendum. C’è il rischio che la stessa dx che oggi è andata in aiuto ai cinquestelle vada domani, col referendum, in aiuto a Renzi.