DI LUCIO GIORDANO

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E adesso che succederà? Dopo la condanna in appello dell’imputato Silvio Berlusconi, se lo chiedono in tanti. in pratica tutti gli italiani, un buon 80 per cento, che hanno a cuore i destini del Paese. Gli altri, invece, continueranno ad appassionarsi all’elezione di miss maglietta bagnata, a strusciare per le strade con un drink in mano e con la vita appesantita dall’ignavia, a parlare dello scudetto dello Juventus. Ci sta anche questo.

Agli italiani preoccupati delle sorti del Paese, al contrario, la domanda rimane appesa. Ma la risposta forse lo è già molto meno: si andrà al voto presto. Siamo in maggio, molto difficilmente ci si riuscirà a luglio. La data sarà ottobre, presumibilmente. Perché tanta sicurezza? Semplice. Verdetto della cassazione o meno, la botta della seconda condanna per frode fiscale, è  molto più tremenda di quel che sembri, per Silvio Berlusconi.

Del resto, la sua strategia appariva già da giorni appesantita. Oggi, togliendo gli occhiali rosa della politica, il cavaliere si è risvegliato da un brutto sogno. Ha capito che la giustizia è uguale per tutti:  anche per lui. E a sguardi di persone più attente, Berlusconi sembra ormai una tigre di carta. Lo so, di lui lo si dice da vent’anni. Dai primi processi schivati. Ma stavolta è diverso. Stavolta quel voler apparire uomo di stato a tutti i costi, quella richiesta di pacificazione ossessiva e bruciata dalla poco sincerità dei suoi ( l’invocavano tutti i giorni,  salvo usare bastoni e olio di ricino un secondo dopo)  non convince più nessuno, nemmeno gli  stessi elettori del Pdl.

Certo, proverà a rivoltare ancora una volta il tavolo, Berlusconi. Ma gli sarà difficile. Puntuale come sempre è già arrivato il  sarcastico  commento di Antonio Di Pietro. “Finalmente anche Berlusconi ha i titoli per diventare un salvatore della patria come molti dei politici che lo hanno preceduto: da Craxi ad Andreotti. Rimane l’amarezza che, nonostante una condanna a quattro anni per frode fiscale, confermata in appello, a personaggi come lui venga poi affidato il compito di risanare i conti dello Stato. È un po’ come affidare ad un rapinatore il controllo di una banca. Purtroppo, le conseguenze già le conosciamo: anche stavolta la colpa, invece di essere addebitata a chi non rispetta le leggi e, addirittura, va al governo per frodare il fisco, sarà addebitata alla magistratura”.

Il movimento 5 stelle, poi, in caso di prolungamento della legislatura ha già chiarito la propria strategia. Il capogruppo alla camera Roberta Lombardi spiega che il Movimento darà battaglia senza se e senza ma: “Ora che la sentenza di condanna è stata confermata anche in appello, si acceleri nella giunta per le elezioni del Senato, appena sarà costituita, sull’ineleggibilità di Silvio Berlusconi. Ci sono molte motivazioni per farlo. C’è una legge del ’57 che viene disattesa e ora c’è questa sentenza, per quanto provvisoria, perché bisognerà aspettare la Cassazione, che getta una bella ipoteca”. Sospetto è anche il silenzio sordo di ciò che rimane della Lega nord.

A Berlusconi insomma, che in queste settimane aveva fatto asso pigliatutto con le commissioni parlamentari, rimangono  poche strade. Attendere la sentenza della cassazione sul processo per truffa fiscale è alquanto rischioso. Andare avanti con questo governo sul quale aveva la Golden share assoluta non è più possibile: tutto bruciato alle 19.29 dell’8 maggio 2013, quando è stato condannato anche in appello a 4 anni di reclusione e, quel che è peggio, a 5 anni di interdizione  dai pubblici uffici.

Gli rimangono  insomma due vie. In realtà due vicoli. Il primo è cieco. Napolitano lo nomina senatore a vita. Sarebbe semplice. Ma basta girare per il web, leggere i commenti sui quotidiani on line, per capire che ci sarebbe una vera  e propria sollevazione popolare. Giorgio Napolitano non è uomo sprovveduto. Sa di avere gli occhi puntati addosso di mezza nazione. Da tempo infatti  su internet, nei social network, gira un articolo- recensione ( potete leggerlo qui sotto), su un libro che parla di lui e Berlusconi, del presunto  baratto tra i due. A parte che non credo alla tesi dell’autore, sono certo però che Napolitano non prenderebbe mai una decisione del genere: fare senatore a vita un condannato dalla giustizia italiana.

Dunque, per vie democratiche, l’unica strada che Berlusconi ha, per uscire dalla palude nella quale si trova da qualche ora, è andare al voto. Ma il Pd non vuole, si dirà. Dipende. Magari preferisce l’uovo oggi alla gallina domani. Ma anche l’ uovo, rischia di andare di traverso ai democratici. Perché la base è in rivolta. E sempre più elettori Pd stanno abbandonando il partito di Largo del Nazzareno. Se gli uomini di Letta continuassero ad appoggiare quello che all’atto pratico è un governo Berlusconi, un governo di un condannato in appello (ricordiamolo ancora una volta), gli elettori Pd non esisterebbero più.

L’unico a trarre beneficio da questa situazione è dunque Matteo Renzi, che guarda caso si è defilato improvvisamente, rifiutando la segreteria del Pd, rifiutando la presidenza dell’Anci e tutto quanto fa politica. Lui infatti, a sentire rumori di palazzo, nel frattempo è impegnato a fondare un suo partito, pronto a sfidare sullo stesso terreno, quindi da destra, proprio Berlusconi. Per il momento però è solo fantapolitica: il nuovo movimento del sindaco di Firenze non esiste, obietterà qualcuno. Qui bisogna intendersi sulla parola fantapolitica. L’idea di una nuova dc di destra, guidata da Renzi, è reale e concreta. Che poi si realizzi in tempi brevi è un altro discorso.

Ancora: I sondaggi danno in vantaggio il Pdl, tornare alle urne vorrebbe dire consegnare di nuovo l’Italia a Berlusconi. Osservazione giusta fino a ieri. Ma oggi, anche l’elettore Pdl più fedele, avrebbe dei seri  dubbi se appoggiare  o meno un condannato in due gradi di giudizio. Per dirla tutta, non penso  ci siano cosi tanti elettori del Pdl disposti a  votare contro i loro stessi interessi. Perché per essere ancora più chiari, questa Repubblica di Salò che Berlusconi ha fondato in pochi mesi, rischia di squagliarsi come si squagliò quella di Mussolini nel 1945.

Perciò il Pdl non ha più scelta. Nemmeno il Pd ha più scelta. Le urne insomma sono davvero dietro l’angolo. Convengono a tutti. Soprattutto agli italiani. Con un governo debole come questo, litigioso per onore di maglia come questo, arroccato nelle mura dei propri interessi come questo,  le riforme sul lavoro, sulla sanità, sulla scuola pubblica non si faranno, né ora né mai. E nemmeno la legge elettorale si farà. Statene certi. A conti fatti si perderebbe solo altro preziosissimo tempo nella ricostruzione del Paese. Le macerie si sommerebbero alle macerie. La disperazione e la rabbia schizzerebbero verso l’alto. E allora, per il bene dell’Italia,  resta davvero una sola cosa da fare: andare al voto. Subito.

Pubblicato il: 9 Mag, 2013 @ 04:43