DI LUCIO GIORDANO

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Era il 24 maggio del 2009. In una trattoriola senza pretese  di Tagliacozzo, l’Aquila , il papà di una mia cara amica aveva invitato una decina di persone per  festeggiare i suoi 70 anni.

Uomo semplice ed onesto, con un passato di politica militante nella Dc degli anni 70, aveva mantenuto rapporti con i colleghi,  anche dopo la sua uscita lontanissima dal partito. A fine pranzo mi aveva detto: ” Giorni fa ho incontrato un mio amico. Era preoccupato .  ‘Se casca Berlusconi, casca tutto il resto in pochi secondi: Pdl, Lega nord. Tutta, ma proprio tutta la destra. E tutti i vertici delle varie aziende pubbliche e private. Se cade lui va immediatamente  in rovina tutto un mondo’. Me lo diceva con un tono allarmato e aveva chiuso il discorso sentenziando: ‘ E infatti c’è gente che già si sta attrezzando per il dopo’  “.

Erano le settimane della lettera aperta di Veronica Lario, della minorenne di Casoria, del ciarpame senza pudore, delle candidature delle veline al parlamento europeo. I primi mal di pancia, insomma. Ma la situazione non sembrava cosi grave. Pdl e lega regnavano ancora incontrastati, forti di quella maggioranza senza eguali nella storia della Seconda Repubblica. Eppure il vecchio democristiano amico del papà della mia amica aveva visto lungo, giudicando possibilissimo l’impossibile.

21 mesi dopo, 21 secoli dopo, in realtà. E a 34 mesi dalle elezioni politiche del 2008, 34 secoli dopo ad essere sinceri, il momento è arrivato. Signor Berlusconi:  tutto sta crollando attorno a lei. Quelli che fino a ieri erano i suoi fedeli scudieri, tra un’ora se la saranno data a gambe al grido di:  Si salvi chi può. Allora sarà solo . E la mia matrice cattolica non può che provare per lei, un sottile senso di pietà cristiana.

Adesso però le chiedo, come le vorrebbe chiedere la quasi totalità degli italiani: faccia un passo indietro. Si dimetta. Non scateni un’inutile guerra contro i magistrati di Milano. Non avrebbe motivo di farlo e lei lo sa benissimo. Stanno facendo ( forse con accanimento, ma  non spetta a me dirlo) solo il loro onesto  lavoro. E poi sa: le truppe, le sue truppe, sono stanche, sbigottite. E anche gli italiani sono stanchi dell’intera vicenda. Vorrebbero tornare  ad occuparsi di altro, a sorridere, a pensare che qualche politico domani sia finalmente in grado di impegnarsi per davvero a risolvere i loro problemi. Di lavoro, di tasse, di buon governo. Nonostante i numeri risicati in parlamento le diano ancora  ragione, quasi  tutta Italia le è contro. Lo sta vedendo con i suoi occhi.  La guerra è ormai persa, mi creda. Del resto di questo  lei ne è consapevole. Sa di sentirsi accerchiato, forse inizia a non fidarsi nemmeno più della sua ombra e magari sta pensando saggiamente di fare le valige. Eviti allora  la guerra totale, sarebbe un inutile spargimento di ‘sangue’. Di  ‘sangue’ e di energie. Le nostre tra l’altro  sono prosciugate. Ma siamo in schiacciante maggioranza e vogliamo prestissimo tornare ad essere orgogliosi di definirci italiani. Mi dia retta davvero: è meglio un’onorevole resa che una sua sconfitta quasi certa in una guerra senza esclusione di colpi che porterebbe la nazione italiana ancor di più alla rovina. E poi ci pensi bene. Se si fermasse ora, magari tra venti anni ,qualche nostalgico del suo partito potrebbe anche esclamare la famosa frase:” Quando c’era lui, caro lei”. Le pare poco?

Pubblicato il 10 febbraio 2011.