DI SALVATORE OCCHIUTO

SALVATORE OCCHIUTO
Ad una specifica azione corrisponde una determinata reazione. Un referendum che ha sancito la fuoriuscita del Regno Unito dall’Ue, ma ha soprattutto scoperchiato un vaso di pandora che la crisi greca del 2015 aveva solamente lambito. Allora l’intervento indiretto degli Usa aveva frenato l’assalto della Troika ad Atene. Perchè la geopolitica si era imposta sulla sfera economica. La paventata dissoluzione del fronte mediterraneo della Nato, già indebolita dalle paturnie di Erdogan, era stata evitata con un sostegno a Tsipras che altrimenti avrebbe potuto rivolgersi alla benevolenza di Putin. Lo zar del ventunesimo secolo si era mostrato disponibile a soccorrere economicamente la culla della democrazia in cambio di basi navali che rimpiazzavano l’opzione siriana. Londra ha deciso di lasciare la famiglia europea anche se la procedura di distacco appare complessa e lunga. Paradossalmente potrebbe dilungarsi per anni e concludersi persino con un nulla di fatto. Pertanto il “fuori subito” pronunciato nei giorni scorsi dal Presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker risulta aleatorio e inappropriato. Una dichiarazione che non sorprende perchè enunciata da un politico “molto fuori”, considerando che come Premier e Ministro delle Finanze del Lussemburgo (gennaio 1995-dicembre 2013) è riuscito per un decennio nell’impresa di mantenere lo status di paradiso fiscale dentro l’Ue. Mentre altri stati ritenuti off-shore Cayman, Liechtenstein, Panama, San Marino, Singapore subivano l’ostracismo delle organizzazioni internazionali Fmi, Osce, Greco, Moneyval. La solita concezione dei due pesi e due misure. Lo stesso Juncker rischia molto in quanto la Germania preferisce come interlocutore il Presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk che ha guidato la Polonia dal 2007 al 2014. Non costituirebbe una sorpresa il cambio alla Presidenza della Commissione. Un governo tedesco diviso con il Ministro degli Esteri Frank-Walter Steimeier, socialdemocratico, in estrema difficoltà dopo gli strali contro la strategia anti-russa della Nato e l’aperta contestazione agli orientamenti di politica estera di Angela Merkel. Si rivela inaspettato alleato dell’Inghilterra il Ministro delle Finanze Wolfang Schaeuble che ne delinea l’eventuale status di paese associato. La riunione dei Ministri degli Esteri dei stati sei fondatori della Cee (1957) è un ritorno al passato che evidenzia la debolezza della costruzione comunitaria. Un direttorio che esprime equilibri completamente diversi perchè negli anni cinquanta la Germania era una nazione che veniva integrata per superare gli atavici retaggi della storia, al contrario oggi è assurta a paese guida, la cosiddetta locomotiva europea. Parimenti al referendum greco, quello britannico rappresenta un’elegia della democrazia. Tanto che molti aderenti al Commonwealth hanno conservato le istituzioni derivate dal modello di governo Westminster. Neanche Mugabe nello Zimbabwe ha reputato modificarlo poichè ha rafforzato implicitamente la sua persona. Cameron ha giocato e perso la sua partita con una coerenza che sarebbe impensabile nel panorama politico italiano. Nel giugno 2015 aveva riconquistato Downing Street con una maggioranza assoluta che ricalcava il periodo thatcheriano promettendo appunto di consultare il popolo sulla permanenza nell’Ue. Ha riconosciuto la sconfitta, anche se cercherà di sbarrare la strada della leadership conservatore all’ex compagno di college Boris Johnson, ex Sindaco di Londra e capofila dei tory euroscettici. Dentro il Labour parecchi deputati sono concordi nel richiedere le dimissioni di Jeremy Corbin che non sarebbe stato capace di intercettare i suffragi della base del partito. Gli anziani che votando in massa per la Brexit hanno bruciato il destino delle generazioni future. L’estrema destra nazionalista, populista, xenofoba esulta ad ogni latitudine del vecchio continente. Uno schieramento che inneggia alla libertà dei popoli e delle nazioni e reputa l’Ue una costruzione fittizia dominata da un’eurocrazia filotedesca e al servizio dell’establishment finanziario mondiale. Un’Europa vassallo o peggio suddito dei feudatari associati nei cartelli del Bilderberg e della Trilaterale. Un’innata idiosincrasia nei confronti delle istituzioni comunitarie accomuna l’estrema destra ad altri soggetti politici che detestano la Commissione di Bruxelles, anche se da una diversa angolazione ideologica. La sinistra radicale dal Portogallo, a Podemos, a Syriza, le cosiddette socialdemocrazie nordiche e mitteleuropee critiche, la destra neo-autoritaria dalla Polonia, all’Ungheria, alla Croazia, il governo fascio-comunista della Slovacchia condividono la medesima posizione. Slovacchia che assumerà addirittura dal 1 luglio la presidenza di turno. Tuttavia le prossime scadenze elettorali previste nel 2017, le presidenziali francesi di maggio e le parlamentari tedesche di settembre, non offrono al momento scenari epocali. Salvini e Le Pen inneggiano al ricorso allo strumento del referendum allo scopo di sottrarre Italia e Francia alla gogna europea. Utopie o sogni in quanto la nostra costituzione impedisce di consultare la volontà popolare riguardo la ratifica dei trattati internazionali e il sistema maggioritario investirà probabilmente un Presidente e una maggioranza gollista. Eguale sorte per Farage che deve sottostare alla ripartizione dei suffragi prevista dall’uninominale inglese. Rimane comunque un brutto vento oscurantista che spira forte da Helsinki ad Atene. Una responsabilità dei partiti tradizionali, destra e sinistra, che hanno abiurato ai loro valori e acuito la distanza con i cittadini. Le ultime notizie dalle dimissioni del Commissario inglese Jonathan Hill all’eventualità di un nuovo referendum simboleggiano la completa inadeguatezza della politica odierna su scala planetaria. Attendendo l’esito delle elezioni spagnole di domani, si evince che non è morta l’Europa bensì è defunta una visione politica basata esclusivamente sulla doppia opzione salvaguardia o ribaltamento dello status quo. Europeisti e euroscettici sono caratterizzati dalla stessa miopia. Ottimizzare il risultato a tutti costi. Pianificare una strategia conseguente sembra un optional relativo. Uno scenario che favorisce la leggenda metropolitana dell’uomo forte a cui demandare l’agognato cambiamento. Occorre riflettere su questo aspetto e non sull’andamento delle borse e delle monete. La politica attuale tuttavia non è assolutamente pronta. Così è se vi pare, ma a me pare proprio così.