DI SALVATORE OCCHIUTO

SALVATORE OCCHIUTO

Due kamikaze esplodono nel terminal principale dell’aeroporto di Istanbul intitolato proprio al padre della patria, Atataturk. Un boato preceduto da un’irruzione a colpi di arma da fuoco. Un bilancio provvisorio di 10 morti e oltre 40 feriti. Una regola mutuata della strategia militare afferma che mentre l’attenzione è rivolta nei confronti di un determinato obiettivo, si deve colpire la parte del fronte che risulta inattiva in quel preciso momento. Pertanto il terrorismo internazionale ha adottato perfettamente le nozioni elaborate da Carl von Clausewitz, teorico prussiano dell’arte bellica. La Brexit e la minaccia su Euro 2016 concentrano l’attenzione di governi, apparati di sicurezza, media. La spirale del terrore tuttavia non conosce soste e colpisce la Turchia. Non una pura coincidenza in quanto l’accordo tra Ankara e Tel Aviv su Hamas e sulle controversie del 2010 ha trasformato la nazione di Ataturk in target immediato.  Ora le critiche ad Erdogan in relazione alla gestione della crisi migranti e alla repressione delle libertà individuali, curdi e gay, si arresteranno perchè la comune lotta contro la ferocia terroristica impone la realpolitik della convergenza e della convenienza.