DI LUCIO GIORDANO

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Esattamente alla stessa ora in cui  sto scrivendo  questo mio ricordo personale, ebbe inizio al Santiago Bernabeu di Madrid la finale  Italia Germania dell’82. La più bella vittoria calcistica di sempre degli Azzurri. 

Che avremmo vinto me lo sentivo. E a Massimo, il mio amico d’infanzia, glielo dissi. ‘ Finirà due a zero per noi’. Finì 3 a 1. E non fu una sofferenza. Quell’Italia- Germania , finale dei mondiali di Spagna del 1982, per chi l’ha vissuta in tv,  rimane uno dei ricordi più belli : 30 anni fa esatti. Un soffio rispetto alla storia dell’umanità. Secoli per come tutto è cambiato attorno nel frattempo.

Alla finale ci eravamo arrivati con il doppio passo. Un girone di qualificazione penoso. L’odore della combine, dopo la partita contro  il Camerun. Rischiammo di uscire e invece restammo in corsa. A quel punto la Nazionale di Bearzot si trasformò: Argentina, Brasile, Polonia. Annichilite.

Per quanto mi riguarda, davanti agli occhi, la vita. Alle spalle, una maturità liceale appena ottenuta. Nel presente di quel caldo 11 luglio, un incontro da seguire con l’ansia di un neo maggiorenne  e la speranza di chi ce la può fare: alla fine dei 90 minuti e al principio dell’esistenza. Unica indecisione. Vedere la partita con l’amico del cuore e vicino di casa o con mio padre?  Scelsi l’amico. Con rimorso. Tanto che poi la finale di Germania del 2006 contro la Francia la vidi con lui, con mio padre. Sentivo che sarebbe stato l’ultimo mondiale insieme. E cosi fu, purtroppo.

Risultato immagine per ITALIA CAMPIONE MONDO 82

In realtà, a pesare su quella decisione, fu una discussione accesa , proprio di quei giorni,  sul mio futuro che avevo iniziato a progettare. Mio padre era contrario al giornalismo, voleva che scegliessi una strada più solida, dopo la laurea. Gli risposi che la laurea non era un problema. Ma iscrivendomi a  sociologia avrei continuato con il giornalismo.  Con il  tempo  sarebbe diventato il mio più acceso sostenitore. La scelta era insomma dettata da un sottile rancore reciproco, l’unico  nella nostra vita di padre e figlio.

Massimo mi aprì le porte di casa, per il primo tempo di Italia Germania. Ovest. Perchè all’epoca il muro di Berlino non era ancora caduto. Il rigore sbagliato di Cabrini  fece vacillare le mie certezze. Ma l’Italia dominava. Prima o poi saremmo passati. Sotto sotto me lo sentivo. Nell’intervallo attraversai la strada per andare da mio padre. Commentai i primi 45 minuti e intanto  cercavo nel suo sguardo la  richiesta di vederci insieme il secondo tempo. Non arrivò. Orgoglioso lui, orgoglioso io.

Tornai da Massimo e l’Italia dilagò. Rossi, Tardelli, Altobelli. ‘E sono tre, e sono tre’, urlava compassato Nando Martellini, lo storico telecronista della Rai, al momento del 3 a 0. Alzai le braccia al cielo sorridendo a Massimo. Mi sentivo il padrone dell’universo, nell’istante del gol di Altobelli. Era come se da allora in poi l’Italia potesse diventare la nazione più importante al mondo, e non solo calcisticamente parlando.  Quell’Italia, ai miei occhi,  non era più   l’italietta del dopoguerra. Era un grande Paese, un grande popolo, con grandi prospettive. Rappresentato da un grande Presidente della Repubblica: Sandro Pertini, il più grande di tutti.

Al fischio finale del brasiliano Coelho, Martellini urlò quel ‘Campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo’ che entrò nella storia della televisione. Passai a salutare mio padre, lo abbracciai. Sobrio come sempre lui  esclamò: ” Che partita. Abbiamo dominato tutto il secondo tempo. Abbiamo meritato”: Gli chiesi se volesse venire con noi a festeggiare. Tentennò, poi rispose: ” Andate voi, non ho più l’età per farlo”. Non era vero, naturalmente. L’età ce l’aveva . Ma lo frenava l’aplomb .

In strada: l’euforia collettiva, senza mai oltrepassare il limite. La festa durò tutta la notte. Ci abbracciavamo anche tra sconosciuti, sventolando il tricolore.  Ci sentivamo davvero fratelli d’Italia, quel giorno di 30 anni fa. Niente a che vedere con la vittoria del 2006. l’Italia di Zoff e Paolo Rossi ci lasciava srotolare senza ostacoli  i nostri sogni,  convinti che niente sarebbe stato impossibile. L’Italia di Totti e del Piero era invece solo una parentesi tra conflitti sociali ,  refoli di una  crisi economica che sarebbe arrivata due anni dopo e non ci avrebbe più abbandonati. La vittoria del candore, contro quella hi tech, insomma. Meglio , e di gran lunga, la prima.

E poi, quel Martellini: telecronista inarrivabile. Quando nell’agosto del 1986, nel suo primo giorno da pensionato,  andai ad intervistarlo per La Repubblica a Terracina, dove aveva una villetta sul mare, rivivemmo in un paio d’ore tutta la sua carriera. Fino ad arrivare naturalmente a Italia Germania del 1982. Gli chiesi: ‘ Nando, me lo rifà quell’urlo: Campioni del mondo?’ Lui sorrise e, dopo essersi concentrato, lo ripropose con l’identica intonazione di quattro anni prima. Lo stesso brivido mi corse lungo la schiena e La Repubblica titolò il mio articolo proprio  con quell’urlo: ‘Campioni del mondo. E buona pensione, Nando’. Peccato solo che la finale  Italia Germania io non l’abbia vista con mio padre.

https://youtu.be/y4f9LeodhBc

 IN QUESTO LINK I  MINUTI  PIU’ IMPORTANTI DELLA FINALE

Pubblicato l’11 luglio 2012.