DI LUCIO GIORDANO

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Ieri sera stavo per intitolare questo editoriale: ” Prendetevi la giacca. E anche una feta di culo’. La giacca è quella che in segno di sfida, nel corso della maratona di Bruxelles, Tsipras avrebbe offerto al tavolo delle trattative ai suoi interlocutori. La feta invece  è uno straordinario formaggio greco: la base per una delle più buone insalate al mondo. Giocando sul doppio senso avrei voluto sottolineare le condizioni capestro che la Troika ha imposto alla Grecia per reggiungere l’accordo che poi  è stato firmato dopo 17 ore di colloqui. I criminali della finanza hanno voluto umiliare Atene in cambio di un prestito di 82 o 86 miliardi di euro con richieste da cravattari, da neo liberismo cinico e sparviero: sì ai licenziamenti collettivi, pignoramento di beni pubblici a cominciare dal Partenone e dal porto del Pireo, aumento delle aliquote Iva ( un salasso), stop alle baby pensioni ( e va anche bene). Un po’ quello che è capitato in Italia con i governi Monti e Renzi. In tutto questo la Troika tornerà a vigilare sulle mosse di Atene. E già prevediamo altri disastri compiuti da una istituzione disastrosa, come dimostrato in questi sei anni di tragedia greca.

Bene, il parlamento greco ha tempo solo fino a mercoledi per far approvare i punti principali dell’accordo. 48 ore o poco più. Una follia. Come molti, ad una prima lettura, anche io ho pensato: Tsipras ha calato le braghe. Poi ci ho riflettuto più a lungo e mi sono chiesto il perchè il leader di Syriza abbia ceduto su basi cosi violente ed umilianti per il popolo greco, che solo 10 giorni fa aveva dato mandato a Tsipras di rifiutare l’accordo precedente attraverso un referendum a schiaccante maggioranza di no. Un’idea me la sono fatta e secondo me non è nemmeno lontana dalla realtà.

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In questa complicata  partita a scacchi che si sta giocando sul futuro ormai inesistente dell’Europa delle banche, Tsipras non poteva rovesciare il tavolo delle trattative per non venir accusato di rovinare il proprio popolo.  Inoltre il leader di Syriza conta su quello che sarà il voto del parlamento ellenico. Siamo infatti sicuri che la maggioranza voterà per l’accordo? Diversi deputati di Syriza, ad iniziare da Panagiotis Lafazanis, hanno già detto che voteranno no . E anche gli alleati di governo di  Anel sono contrari . Dunque Tsipras non ha più la maggioranza. Potrebbero venire in soccorso del governo ellenico il Pasok e Nd, con No Potami, i primi due partiti artefici  indiscussi del disastro greco di questi ultimi anni. Una farsa. In tutto conterebbero su 106 voti. Per arrivare a 151 ne servono 45. Difficilmente Tsipras li troverà. E allora, per farla breve, si potrebbe andare di nuovo al voto tra un paio di mesi e stavolta Syriza, magari  con un nuovo governo  Varoufakis, potrebbe ottenere il 50 per cento di voti e mani libere per guidare inevitabilmente  la Grecia fuori dall’Euro. Perchè è chiaro che l’unico futuro possibile per Atene è in Europa ma lontano dalla Troika e dalle politiche recessive di austerity.  In questo modo, pur uscendo drammaticamente dala moneta comune, il volere popolare del referendum sarebbe salvo( Oxi alle condizioni capestro, questo hanno chiesto i greci come prima condizione), addio definitivo all’opposizione interna della destra di Nd e della  estrema destra di Alba dorata che conta, non si sa con quali voti, di andare presto al governo.

Tsipras potrebbe essere ancora il premier di un nuovo governo greco. Ma nel caso in cui dovesse mettersi da parte, Syriza proporrebbe allora un altro leader. Del resto, pensateci: la mossa di Varoufakis è sembrata subito stonata. Perchè dimettersi il giorno stesso della vittoria dell’Oxi? Perchè prendere in maniera cosi eclatante le distanze da Tsipras, quando tra il ministro delle finanze e il premier la sintonia era stata fino a poche ore prima a prova di troika? E’ come se le mosse dei due fossero state studiate a tavolino, per preservare proprio Varoufakis in una futura volata di governo.

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Tutto questo trattare con la Ue, sia ben chiaro, non è stato vano. Tsipras ha il grande merito di aver messo in ginocchio l’Europa delle banche, di aver  smascherato i piani della Germania e dei suoi paesi satellite, come Olanda, Estonia, Finlandia, Austria. Insomma, nella guerra di nervi e con i riflettori puntati costantemente sulla vicenda greca, l’opinione pubblica tutta ha capito 1) che l’Europa di Ventotene, quella meravigliosa idea di un continente unito da pace e fratellanza non è mai nato e non nascerà nemmeno nei prossimi anni: servirà forse un altro mezzo secolo di non belligeranza per fargli vedere la luce. 2) che quello che ancora non era chiaro a tutti, ora lo è: l’Europa è delle banche e della finanza internazionale. Altro che solidarietà. C’è un’Europa cinica, a  trazione tedesca, che punta all’Anschluss, all’annessione da parte della Germania dei paesi più deboli, ad iniziare proprio dalla Grecia. Che poi negli scandali più eclatanti della corrotta Atene degli ultimi anni siano coinvolte diverse aziende tedesche, rende il quadro ancora più nitido. 3) che la tragedia greca ha risvegliato i popoli. Mai come in queste ultime settimane il no all’ austerity dei cravattari della troika non riguarda più solo Atene ma tutte le principali capitali Europee. E’ un’onda che non si può fermare e che porterà alla fine  dell’Europa attuale. Che a queste condizioni di strozzinaggio sociale, nessuno più vuole.

Senza Tsipras e la sua battaglia per la giustizia sociale , per una politica economica più  saggia, tutto questo non sarebbe avvenuto, statene certi. Ora invece non solo è possibile ma è sicuro. Sul web, gira da diverse ore  in maniera virale una frase che la dice lunga sul sentimento condiviso nei confronti dei vertici della Germania ( non dei suoi abitanti) e dei suoi governi vassalli: Da oggi ho chiuso con Porsche Mercedes, Audi Siemens Nivea e prodotti della Henkel. Niente più golf ,up o altre utilitarie tedesche. Anche poterle acquistarle non le acquisterò . Poi toccherà ai prodotti francesi, forse, e  a quelli olandesi come la Philips e finlandesi. Ci hanno dichiarato guerra a tradimento. E guerra sarà. 

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La Germania, che è stata l’unica grande nazione a guadagnare in questa crisi creata ad arte, ormai non può più agire con la disinvoltura di sempre. I nodi sono dunque venuti completamente al pettine. Tra l’altro, il via libera all’accordo da parte  dell’eurogruppo, è condizionato al benestare di quattro dei sei parlamenti europei che devono esprimersi nei prossimi giorni: Germania, Finlandia, Estonia, Olanda, Austria,  Slovenia. Siamo sicuri che ci sarà l’ok?. E a questo punto anche solo il no del Bundestag verrebbe interpretato come la strada sicura e definitiva verso la Grexit. Ma con la differenza che il cerino tornerebbe in mani tedesche e  finirebbe per bruciare Berlino e non Atene. Non dimentichiamo infatti che le banche tedesche hanno in casa 54, 7 trilioni  di titoli derivati,  tossici. E il vento sta cambiando totalmente.L ‘opinione pubblica tedesca ha iniziato ad alzare la voce contro le politiche economiche della Cdu e la piena occupazione viene considerata dagli stessi tedeschi del tutto farlocca: mini job precari a 400 euro e un sentimento diffuso di disagio sta accompagnando la civile popolazione tedesca, impoverita non dai debiti greci ma dalle politiche sbagliate della cancelliera. Perchè va da sè che a gonfiare i conti correnti siano stati solo banchieri e uomini della finanza. Quando l’Europa si scioglierà appare perciò evidente che le colpe verranno attribuite alla troika e ad Angela Merkel, la cui credibilità politica è ormai vicina allo zero. Ecco perchè la notizia rilanciata da un sito straniero di prossime dimissioni della Merkel è, se non attendibile, quanto meno plausibile. Certo, l’addio della cancelliera che anche sulla Grecia si è scontrata con la politica egemone e affatto pacifica  degli Stati Uniti, sarà lento e verrà accompagnato dalla fine del sogno di un’Europa Unita. Ma cosi com’è messa, sarebbe meglio parlare di incubo. Un incubo da cui in tanti, nel vecchio continente,  vorrebbero risvegliarsi il prima possibile. Con l’oligarchia finanziaria al potere meglio infatti restare svegli. In Grecia lo sanno bene: quelli della city di Londra, di Francoforte o di Wall street  uccidono senza pietà. E  lo fanno in modo criminale.