DI GIANFRANCO ISETTA

Il poeta Valentino Zeichen è morto a Roma per un infarto. Aveva 78 anni.
Ero a caccia di belle vedute;
e ho visto alcuni milioni d’anni
sommarsi in un istante,
nel vento che modella ad arte
nella vertigine,
la parete rocciosa
a strapiombo sul mare;
ma tutto quel tempo caparbio
non è bastato per imitare
il breve mestiere dell’uomo
tratto dalla raccolta MUSEO INTERIORE
Nato a Fiume in data incerta (1938?), dopo la guerra finì con la famiglia in un campo profughi accanto a Trieste. Alla misera vita da sfollato (quella che conducono tanti siriani), si aggiunse il trasferimento a Roma
Dopo l’esordio nel 1969 sulla prestigiosa rivista “Nuova Corrente”, la sua prima raccolta in versi fu Area di rigore, del1974, seguita da una lunga serie di testi poetici raccolti in Ricreazione (1979), Pagine di gloria (1983), Museo interiore (1987), Gibilterra (1991), Metafisica tascabile (1997) e Ogni cosa a ogni cosa ha detto addio (2000).
È del 2014 l’Oscar Mondadori Poesie 1963-2014, con introduzione di Giulio Ferroni. e infine Aforismi d’autunno (2010). Due i romanzi: Tana per tutti (1983) e il recente La sumera (Fazi, 2015).
Una casa vera e propria, il poeta Valentino Zeichen, non l’aveva abitando da mezzo secolo in una baracca appoggiata sulla via Flaminia. Nel suo Idroscalo un poco bohémien all’ombra di piazza del Popolo, un ricovero che potrebbe chiamarsi capanno, tugurio o casotto, Zeichen è stato benissimo: “Qualche volta mi è piovuto sulla testa, ogni tanto ho avuto freddo e qualche volta ho patito la fame. Ma la fame è amica. Penso di stare a dieta, mi tengo in forma, ragiono meglio”.
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