DI SALVATORE OCCHIUTO

SALVATORE OCCHIUTO

All’alba, dopo una notte di magie e speranze, svaniscono i sogni mentre restano intatti misteri e interrogativi. Questa regola della psiche umana si adatta perfettamente al golpe turco. Una metamorfosi kafkiana con introspezione freudiana.  Durante gli anni di liceo ricordavo agli sbigottiti e variegati interlocutori che la giornata del 25 aprile celebrava due importanti ricorrenze. Ovviamente la Resistenza e la Rivoluzione dei Garofani che quasi tutti ignoravano. Infatti il 25 aprile 1974 il Portogallo ritornava nell’alveo delle democrazie. Caso unico nella storia erano le forze armate a rovesciare la dittatura di Salazar. Morto nel 1968 gli era succeduto Caetano perpetuando il modello dell’Estado Novo, una versione di fascismo autoritario, cattolico, corporativo, però plurietnico e filo-occidentale. Al contrario in Turchia,  l’esercito ha ricoperto come in Thailandia il ruolo di garante dell’ordine costituzionale. Un alacre e pervicace difensore della laicità della patria (vatan) modellata da Ataturk.

turchia premier e presidenti

Erdogan è riuscito dove tutti avevano fallito. Menderes, Ecevit, Demirel, Turgut Ozal, Ciller, Erbakan, Mesut Yilmaz. Nessuno di loro era stato capace di limitare l’influenza dei militari e della magistratura, indefessi e onnipotenti vessilliferi della Repubblica fondata nel 1923. Anzi avevano subito l’egida di questi contropoteri che dettavano praticamente le linee di orientamento generale della dialettica politica. Contropoteri simili alla casta militare prussiana, ai giudici, ai burocrati ereditati dall’Impero del Kaiser che avevano pesantemente condizionato la Repubblica di Weimar che detestavano in quanto firmataria del Trattato di Versailles che aveva sancito la sconfitta nella prima guerra mondiale.
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Celal Bayar e Adnan Menderes (ultimi due a destra)
L’apertura al multipartitismo decisa nel 1950 da Ismet Inonu, delfino di Ataturk, aveva spezzato il dominio del CHP Partito Repubblicano del Popolo. Ma appena il Partito Democratico (1950-1960) deviò dal normale corso, le forze armate intervennero. Colpo di stato del 27 maggio 1960 che destituì il premier Adnan Menderes e il Presidente della Repubblica Celal Bayar. Entrambi condannati a morte, venne giustiziato esclusivamente Menderes assieme a molti suoi ministri, mentre Bayar morirà nel 1986 alla veneranda età di 106 anni. La principale colpa di Menderes, oltre corruzione e distrazione di fondi, era stata la formulazione di una politica estera che rivendicava l’autonomia della Turchia nella Nato attraverso la stipulazione del Patto di Baghdad (24 febbraio 1955) con Iran, Iraq, Pakistan. Una teoria antesignana della linea neo-ottomana e panislamica elaborata dal Ministro degli Esteri (2009-2014) e premier (2014-2016) Ahmet Davutoglu.
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(da sinistra) Bulent Ecevit, Suleyman Demirel, il Gen. Kenan Evren
Suleyman Demirel, fu il continuatore politico di Menderes, prima con il Partito della Giustizia (1961-1980) e poi con il Partito della Retta Via (1983-2002). Più volte premier (1965-1971), (1975-1978), (1979-1980), (1991-1993), infine Presidente della Repubblica (1993-2000). Per due volte venne rovesciato dalle forze armate golpe bianco del 25 marzo 1971 e golpe manu militare del 12 settembre 1980.

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Nel giugno 1997 tuttavia avallò le pressioni dell’esercito che causarono le dimissioni di un governo sorretto da una maggioranza parlamentare. Addirittura un ultimatum del General Kurmay Baskanligi (Capo di Stato Maggiore Generale) Ismail Karadayi. L’esecutivo guidato da Necmettin Erbakan, leader del REFAH, destra nazionalista islamica. Paradossi della storia. Una coalizione tra il suo partito, la Retta Via, e gli islamici moderati capeggiati da Erbakan che quando era capo-corrente dell’allora Partito della Giustizia era stato determinante nel 1964 per investire della leadership proprio Demirel.
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(da sinistra) Erbakan e Erdogan ad un comizio ad Istanbul durante la campagna elettorale del dicembre 1995
Un gabinetto scosso dalle polemiche dell’allora sconosciuto Sindaco di Istanbul Erdogan che rimproverò a Erbakan la sudditanza in politica estera con Usa e Israele e dal famoso incidente di Susurluk che evidenziò le torbide connivenze tra apparati di sicurezza, criminalità, estremismo.
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Susurluk crash
Un banale schianto automobilistico presso un villaggio dell’Anatolia in cui rimasero uccisi un deputato vice presidente della commissione parlamentare sui servizi segreti, un alto dirigente della polizia di Istanbul, il capo dei Lupi Grigi, Miss Turchia. Lupi Grigi di cui era membro Ali Agca che sono l’organizzazione paramilitare dell’estrema destra turca capeggiata dal colonello Alparslan Turkes e ora da Devlet Bahceli.
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(da sinistra) Necmettin Erbakan, Suleyman Demirel, Alparslan Turkes nel luglio 1977
MHP Partito d’Azione Nazionale che ha partecipato ai governi di Demirel degli anni settanta con il Partito della Salvezza Nazionale di Erbakan,
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(da sinistra) Devlet Bahceli, Mesut Yilmaz, Bulent Ecevit nel maggio 1999
e poi di Ecevit nel 1999-2002 con DSP Partito della Sinistra Democratica, Partito della Madrepatria di Mesut Yilmaz. Partito della Madrepatria che con Turgut Ozal premier (1983-1989) e Presidente della Repubblica (1989-1993) aveva gestito la Turchia degli anni ottanta.
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Meral Aksener (prima a sinistra) e Tansu Ciller (seconda da destra)
L’incidente di Susurluk svelò anche che Tansu Ciller, vice premier, Ministro degli Esteri, leader del Partito della Retta Via, già premier (1993-1996) e la quarantenne collega di partito e di governo Meral Aksener, Ministro dell’Interno, avevano fatto spiare dalla polizia i Capi di Stato Maggiore di esercito, marina, aeronautica in quanto paventavano un golpe contro Erbakan. Polizia che in Turchia è stata sempre allineata con il governo. Un particolare confermato dagli scontri ad Istanbul tra militari e poliziotti nella notte tra venerdì e sabato.
1996
Pertanto il governo di Erbakan cadde non solamente per le pressioni delle forze armate poichè una quarantina di deputati del Partito della Retta Via provocarono una scissione fondando il Partito della Turchia Democratica. Una falsariga dell’Udr di Cossiga che nel 1998 permise a D’Alema di succedere a Prodi. Esponenti come l’ ex Presidente del Parlamento Husamettin Cindorouk e l’ex Ministro della Difesa e dell’Interno Ismet Sezgin sconfitti nel maggio 1993 dalla Ciller nella leadership dopo l’elezione di Demirel a Capo dello Stato. Una situazione che favorì la nascita del governo di coalizione presieduto da Mesut Yilmaz (luglio 1997-gennaio 1999) con il Partito della Madrepatria e DSP Partito della Sinistra Democratica, creato da Ecevit nel 1991 dopo la scissione dal CHP Partito Repubblicano del Popolo.
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(da sinistra) il Presidente della Repubblica Ahmet Necdet Sezer (2000-2007) con il premier Recep Tayyip Erdogan (marzo 2003-agosto 2014)
La messa fuorilegge del REFAH ha aperto la strada ad Erdogan che con l’AKP conquistò la maggioranza assoluta alle elezioni del novembre 2002, luglio 2007, giugno 2011, novembre 2015 con l’eccezione delle consultazioni del giugno 2015 che assegnarono invece la maggioranza relativa. Nell’agosto 2007 Erdogan riuscì ad impadronirsi dell’ultimo baluardo istituzionale. Abdullah Gul, Ministro degli Esteri (2003-2007) venne eletto Presidente della Repubblica. Una rivincita di Erdogan sul Capo dello Stato uscente Ahmet Necdet Sezer che lo aveva costretto dopo le elezioni del 2002 a rinunciare alla carica di premier. Erdogan non si era potuto candidare per la condanna a 5 anni di interdizione dai pubblici uffici. Sezer, ex Presidente dell’Anyasa Makemesi, la Corte Costituzionale, aveva preteso l’inderogabile osservanza dei dettami normativi. Erdogan, scaduto il termine, si era imposto in un’elezione suppletiva, subentrando il 25 marzo 2003 come premier ad Abdullah Gul che era stato nominato da Sezer dopo le elezioni del novembre 2002. La riforma istituzionale del 2014 ha consentito ad Erdogan di essere il primo Presidente eletto a suffragio universale. Step by step il modello statuale concepito da Ataturk è stato riconfigurato instaurando il sultanato del ventunesimo secolo. Ora il golpe consentirà ad Erdogan di eliminare gli ultimi residui kemalisti da forze armate, magistratura, pubblica amministrazione. Una vendetta che rievoca le purghe staliniane che decapitarono l’Armata Rossa negli anni trenta con l’appendice dell’era brezneviana, l’impedimento a funzionari e militari di compiere viaggi all’estero.
All’età di 15 anni ho letto il libro di Edward Luttwak “Manuale del colpo di stato”. Si prevede l’occupazione del palazzo presidenziale, del quartiere generale dell’esercito, dell’aeroporto, della televisione di stato e la cattura dei membri del governo. Probabilmente nessuno dei golpisti ha mai visto la serie americana 24 dove nella quarta edizione viene abbattuto l’Air Force One da uno Stealth, caccia invisibile, con un pilota al soldo di terroristi islamici. Sarebbe bastato, con tanti F-16 in volo, eliminare l’aereo presidenziale che era senza scorta e facilmente riconoscibile per le insegne sulla fiancata, scudo rosso e stelle gialle. Un interrogativo che resta parimenti agli scenari futuri. Guerra civile, altro colpo di stato, attentato contro Erdogan di un folle. Comunque vada, la posizione di Erdogan è molto precaria. La declamata pulizia dentro gli apparati statali simboleggia la non penetrazione del suo potere.