DI FABIO BALDASSARRI
FABIO BALDASSARRI
Durissimi attacchi sono pervenuti al Pd, tra ieri e oggi, da parte di Fabrizio Barca e di Massimo D’Alema. Attacco un po’ più più flemmatico quello di Barca, e sarcastico come nello stile dell’uomo quello di D’Alema. Barca ha detto, in un’intervista rilasciata a Rodano su ‘Il fatto quotidiano’, che del Pd non salva né la maggioranza renziana né la minoranza: «Chi lavora per far fuori Renzi ragiona con la sua stessa logica di potere». E D’Alema, ospite in ‘Onda’ su La7, discutendo con Parenzo e Labate ha chiosato: «La riforma del bicameralismo l’aveva fatta Berlusconi, Renzi in questo senso ha un ispiratore».
Richiesto di come si collocherà riguardo al referendum costituzionale, Barca ha risposto: «Sto cercando di valutare in modo certosino tutte le parti della riforma. Non voglio affrettare il mio giudizio». D’Alema ha invece confermato che voterà no: «Ritengo giusto, come cittadino che ama il proprio Paese, spendermi per evitare che venga adottata una cattiva riforma della Costituzione. L’attuale testo porterebbe confusione, conflitti di competenze, contenziosi davanti alla Corte Costituzionale, oltre a un certo restringimento della democrazia e dello spazio alla partecipazione dei cittadini».
Dopodiché entrambi hanno sottolineato che resteranno nel Pd nonostante Barca (con riferimento esemplificativo alle politiche adottate da Padoan e De Vincenti) sia di questa convinzione: «Hanno aderito al modello unico, all’idea che il mondo non possa essere diverso da com’è. Un’errata posizione “riformista”, nel senso peggiore. Non hanno capito che il capitalismo stava subendo delle trasformazioni radicali che lo portavano alla crisi drammatica di oggi». E D’Alema (parlando del disastro della Banca Etruria e della famiglia Boschi), quando a La7 gli è stato fatto notare che la ministra nel momento in cui il governo prendeva decisioni sulla banca si allontanava, ha ghignato: «E’ la stessa condotta che teneva Berlusconi quando si parlava di riassetto radiotelevisivo. Ci deve essere una saletta per chi si assenta lì vicino».
Ora mi chiedo e vi chiedo: come fanno questi due ad avere posizioni del genere e, contemporaneamente, a sottolineare con determinazione che conserveranno in ogni caso la tessera del Pd? Da un lato tale presunto spirito di sacrificio potrebbe risultare apprezzabile, ma se dicono (come è arrivato a dire D’Alema) «La tessera è un’abitudine» e di seguito, «io non tradirei il popolo del Pd, i suoi militanti, i tanti che continuano a mantenere in vita i circoli» beh, io credo che non ci siamo. Il loro sarà anche un segno di rispetto per gli iscritti che resistono nel Pd, ma è un’offesa per quanti, sulla base di ragionamenti come quelli che fanno Barca e D’Alema, dal Pd sono già usciti o se ne stanno andando.
La domanda allora è: «Ci sarà qualcuno che si pone il problema di creare, o di mantenere, le condizioni per un progetto di riunificazione che finisca per mettere insieme, prima o poi, i cocci di una sinistra che oggi appare come non mai disorientata e divisa?». Barca, nella sua intervista, a un certo punto afferma: «I cittadini ai margini avvertono l’impotenza di chi governa e cercano il nuovo, qualunque esso sia. Hanno trovato “il nuovo” due anni fa in Renzi. Ora ne cercano un altro». Stavolta mi permetto di rispondere io: «Sia mai che alla fine, se fosse vera l’inconsistenza degli M5s come a un certo punto della sua intervista sostiene Barca, i cittadini trovino il “nuovo” in una destra populista e xenofoba rediviva come sta avvenendo nel resto d’Europa? ».

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