DI SALVATORE OCCHIUTO

SALVATORE OCCHIUTO

Target Baviera. Un nuovo atto terroristico sconvolge il vecchio continente. A prescindere dalla matrice dell’azione, occorre analizzare il particolare contesto. Parimenti agli eventi di Bruxelles caos e disorganizzazione hanno caratterizzato la situazione. La tanto declamata, alle nostre latitudini, forma federale dello stato ha decisamente complicato la reazione. La Baviera è un laender, stato regionale, della Repubblica Federale di Germania. Non uno stato regionale qualsiasi, bensì un particolarismo regionale all’interno di uno stato nazionale sulla falsariga della Catalogna in Spagna, del Quebec in Canada, delle Fiandre in Belgio. Potrebbe essere uno stato sovrano e indipendente come i paesi baltici, le repubbliche della ex Iugoslavia e dell’ex Urss. La Baviera è la casa della Csu la consorella bavarese della Cdu. Una destra democristiana che negli anni settanta e ottanta con il mitico leader Franz-Joseph Strauss creò più di un problema ad Helmut Kohl. Le uniche due volte in cui il candidato alla Cancelleria della coalition (Cdu-Csu) era il leader della Csu ha vinto il Cancelliere socialdemocratico in carica in maniera anomala. Helmut Schmidt superò Strauss nell’ottobre 1980 grazie al partner di governo Fdp liberali che ottennero il 10% migliore risultato della loro storia. Nell’ottobre 2002 Gerard Schroeder sconfisse Edmund Stoiber grazie al suo partner di governo Grunen verdi che conseguirono anche loro lo score più elevato 9%. Due analogie che spiegano che il particolarismo bavarese non è amato nel resto del paese. La Csu rappresenta l’ancora a destra di una Cdu che da Adenauer, a Kohl, a Merkel si è sempre posizionata fortemente al centro. L’attentato odierno avviene nella regione che ha contestato la linea dell’accoglienza e della solidarietà inaugurata dalla Merkel la scorsa estate. La Baviera culla del nazismo e delle pulsioni autoritarie che minarono la Repubblica di Weimar negli anni venti. La Baviera cattolica e agricola che ha espresso un Papa, Benedetto XVI, che, proprio durante la visita apostolica nella sua terra del settembre 2006, fu autore del discorso di Ratisbona che generò tensioni con le altre religioni, in primis l’Islam. L’atto avvenuto nel centro commerciale ha rievocato la tragedia del settembre 1972. Ancora una volta la location è l’Olympiapark. Un commando palestinese di Settembre Nero assaltò la palazzina degli atleti israeliani nel villaggio olimpico. La vicenda del sequestro della delegazione sportiva ebraica si concluse con il fallito blitz della polizia tedesca e la morte degli ostaggi e di alcuni fedayn. Le Olimpiadi di Monaco che erano al giro di boa, a metà del programma di gare, non furono sospese tra polemiche e contestazioni sulle misure di sicurezza. Infatti la Germania, allo scopo di dimenticare l’edizione di Berlino 1936, apogeo del Terzo Reich, aveva deciso che dentro il recinto olimpico non sarebbero stati dislocati poliziotti o militari. Una decisione insensata che agevolò l’azione palestinese. Ieri come oggi e oggi come ieri. La mancanza di coordinamento tra la polizia bavarese che dipende dal governo regionale e la polizia federale che viene coordinata da Berlino ha nuovamente causato un buco nella cintura di sicurezza. Gli attentatori in fuga ricordano i fedayn sopravvissuti allo scontro a fuoco all’aeroporto di Furstenfeldbruck che vennero catturati nelle campagne circostanti alcune ore dopo. L’impiego delle forze speciali GSG9 è un altro legame al 1972. Un’unità di teste di cuoio che venne creata dopo il massacro olimpico in quanto la Germania non aveva in organico tale corpo anti-terrorismo. Sarà una lunga notte in una città sotto assedio e bloccata. Evacuata la Stazione Centrale, le piazze, i luoghi affollati, interrotte le linee ferroviarie, la metropolitana, intensificati i controlli sulle autostrade. Un esempio inequivocabile di un’impreparazione totale.