DI SALVATORE OCCHIUTO

SALVATORE OCCHIUTO

Una nazione in pieno collasso istituzionale, politico, economico, sociale. Un vero e proprio fall out, un disastro di enormi proporzioni. Questa la situazione odierna del Venezuela che, in attesa di indire il referendum per destituire il Presidente Maduro, è costretto a procurarsi cibo e medicinali in Giamaica in cambio di petrolio, unico bene rifugio. “La democrazia è la peggiore forma di governo ad eccezione di quelle finora sperimentate” (cit. Winston Churchill). Qualsiasi regime dittatoriale o autoritario alla fine implode su stesso, perchè perpetua invece che guarire gli stessi mali che intendeva debellare. La debacle del modello chavista si spiega in questi termini. Ogni dittatore viene sconfitto proprio dove era nato il suo potere. Gli elementi esterni talvolta incidono su un rapido epilogo della situazione. Così è stato per i colonnelli in Grecia (crisi di Cipro luglio 1974), per i generali argentini (conflitto delle Falkland 1982), per Milosevic (intervento Nato in Kosovo 1999). Ma esclusivamente quando la massa popolare che sosteneva l’uomo forte si rivolta (Ceausescu Romania dicembre 1989) o decreta il cambiamento nelle urne (Marcos Filippine 1986 e Suharto Indonesia 1998), l’inversione di tendenza si realizza. La morte di Hugo Chavez ha indubbiamente accellerato la conclusione di una delle tante utopie sudamericane. Autore del fallito golpe del 1992, era stato democraticamente eletto nel 1998. L’involuzione autoritaria sotto la copertura della denominazione di repubblica socialista bolivariana è stata un’illusione che ha bruciato una generazione. Persino i fedeli adepti, il boliviano Evo Morales e l’ecuadoregno Rafael Correa, hanno preso in seguito le distanze allo scopo di non scontrarsi apertamente con gli Usa. Washington dall’inizio del ventunesimo secolo ha abiurato la Dottrina Monroe (1823) che considerava l’America Latina “il cortile di casa”. Tuttavia l’amministrazione statunitense non poteva rimanere indifferente alle dinamiche di politica estera attuate da Chavez. L’asse di Caracas con la Libia di Gheddafi, la Siria di Assad, l’Iran di Ahmadinejad, la Bielorussia di Lukashenko, la Corea del Nord di Kim Jong-Il, Cuba di Fidel Castro (non Raoul con cui il feeling non è scattato) ha ovviamente irritato la Casa Bianca. La concessione di basi navali e scali aerei alla Russia di Putin ha inasprito la tensione malgrado l’apertura di Obama del 2009. La sistematica repressione di ogni forma di opposizione ha progressivamente alienato le simpatie nei confronti di Chavez in tutto il continente. “Chavez si crede onnipotente in quanto dispone del petrolio, ma la ricchezza non dura per sempre”. Queste le parole del Presidente dell’Uruguay Josè Mugica, ex leader dei guerriglieri Tupamaros, che indusse alla riflessione gli altri stati latinoamericani. La soluzione dell’uomo forte Chavez era stata favorita dalla corruzione endemica della politica venezuelana contrassegnata dall’alternanza tra i socialdemocratrici e i democristiani del Copei. La destituzione del Presidente Carlos Andres Perez, amico di Craxi, figura di spicco dell’Internazionale socialista, nel 1993 aveva dato avvio ad un periodo di caos istituzionale. Perez, due mandati presidenziali (1974-1979) e (1989-1993), era stato uno dei protagonisti della crescita di una nazione che aveva inventato la famosa politica di diversificazione. Un’innovativa visione che consisteva nel finalizzare i proventi del petrolio nella realizzazione di opere sociali. Un assetto di welfare che aveva garantito un ottimo livello scolastico, sanitario, del terziario che con l’ascesa di Chavez ha subito sostanziali modifiche che hanno demolito l’impianto generale. Gli anti orientamenti del chavismo bolivariano antiimperialismo, antiliberismo, antiamericanismo sono sfociati in un furore marxista nazionalista terzomondista che ha generato le sperequazioni sociali che professava di combattere, oltre a rivelarsi oscurantista sul piano delle libertà fondamentali. Le nazionalizzazioni ideologiche e una serie di discutibili svolte (l’uscita dall’Opec e la follia del Mercosur sbilanciato dalla supremazia brasiliana) hanno distrutto un modello di economia competitivo e florido. “Non c’è niente di più pericoloso che lasciare al potere per lungo tempo lo stesso cittadino. Il popolo si abitua ad obbedire e lui a comandare. In questo modo si originano usurpazione e tirannia”. Una frase di Simon Bolivar, il mito di Hugo Chavez, che riassume due secoli di storia dell’America Latina. Un continente che non riesce ancora a consolidare la democrazia.