DI SALVATORE OCCHIUTO

SALVATORE OCCHIUTO

Ci siamo finalmente! Tra poche ore dall’Estadio Jornalista Mario Filho, meglio conosciuto come Maracanà, dal nome del quartiere, andrà in mondovisione la cerimonia inaugurale dei XXXI Giochi Olimpici estivi. Tante prime volte. La prima volta per il continente sudamericano, la prima volta per il Brasile, la prima volta che lo stadio delle cerimonie di apertura e chiusura non ospita le gare della regina atletica che sarà invece protagonista all’Estadio Olimpico Joao Havelange costruito per l’edizione 2007 dei Giochi Panamericani. Un impianto intitolato al più importante dirigente sportivo brasiliano. Havelange, membro del Cio dal 1963, oggi centenario, nuotatore ai Giochi di Berlino 1936 e pallanotista ai Giochi di Helsinki 1952, divenne celebre come Presidente della Federazione Internazionale Calcio FIFA (1974-1998), ma ha ricoperto anche le cariche di Presidente della Federazione nuoto e calcio brasiliano, oltre che Presidente del Comitato Olimpico Nazionale e della Confederazione latino-americana degli sport.

RIO2016

Le Olimpiadi un sogno per il Brasile e l’intero Sudamerica. Un’avventura iniziata in una fredda e nevosa giornata del dicembre 2009 quando il CIO Comitato Olimpico Internazionale decise di assegnare la rassegna a cinque cerchi a Rio de Janeiro che venne preferita a Chicago malgrado l’appassionato intervento di Obama giunto nella capitale nordica in occasione del vertice mondiale sul clima e l’ambiente. Giochi Olimpici che sono attribuiti ad una città e non ad una nazione. Ancora una volta i membri del Cio, dopo Sidney 2000 e Pechino 2008, hanno voluto aprire altre frontiere dello sport. Sette anni di attesa e preparazione in cui tante cose sono cambiate in quanto la realtà globale ci offre continui cambiamenti.

temer michel

Soprattutto nell’ultimo anno è successo proprio di tutto. Un Brasile che non si è fatto mancare nulla. Un’ondata impressionante di macumbe. Prima gli scontri di piazza per la situazione di recessione economica, poi la crisi istituzionale che ha portato la nazione sull’orlo di una guerra civile e di un golpe, infine il virus zika, senza contare lo stato permanente di elevata recrudescenza della criminalità che ha visto l’ex calciatore Rivaldo consigliare addirittura agli stranieri di non recarsi nel paese. Il cambio di inquilino al Palacio do Planalto avvenuto il 15 maggio scorso ha concluso l’avvio della procedura di impeachment contro la Presidente Dilma Roussef che, considerando il voto del Senato di ieri, sarà formalmente destituita alla fine del mese. Michel Temer, Vice Presidente, che ha assunto l’interim della Presidenza traghetterà il Brasile verso le elezioni presidenziali dell’ottobre 2018. Un secondo mandato per Dilma che è subito apparso un calvario a causa delle accuse di corruzione e gestione irregolare del bilancio statale. La Presidente ha denunciato il ricorso alla giustizia come veicolo di lotta politica e un tentativo di golpe bianco. Ha comunque subito la medesima sorte di un suo predecessore Fernando Collor de Mello rimosso il 29 dicembre 1992. L’epopea di Lula e Dilma  è terminata nel peggiore dei modi. Temer, 75 anni, è un personaggio astuto, controverso, navigato. Un politico di lungo corso dall’aspetto signorile che predilige riservatezza e basso profilo. La sua principale dote consiste nell’innata propensione al compromesso e nell’estrema abilità nel tessere alleanze e convergenze spesso inedite e impensabili. Origini libanesi, cristiano-maronita, avvocato di diritto costituzionale, proviene dal Pmdb, Partito del movimento democratico brasiliano, una sorta di centro similare all’Ucd di Adolfo Suarez che traghettò la Spagna dal franchismo allla democrazia. Un contenitore dove sono confluiti conservatori, liberali, socialdemocratici, radicali. Malgrado un indice di gradimento infimo, circa l’8%, Temer potrebbe riuscire a gestire una transizione che appare difficile e conflittuale. Molto dipenderà dall’atteggiamento del Psdb, Partito della socialdemocrazia brasiliana, che raggruppa le forze di centro-destra. Temer è soprattutto famoso per la moglie di 43 anni più giovane di lui. La nuova primeira dama, Marcela, classe 1983, ha addirittura un’età inferiore alle sue tre figlie Luciana, Maristela e Clarissa, nate tra il 1969 e il 1974. Ex modella, attrice, consorte dal 2003, vanta una discendenza italiana considerando il nome completo da nubile, Marcela Tedeschi Araujo. 

rio2016

Sette anni di pianificazione non sono bastati per arrivare alla meta con perfetta tempistica. Un destino oramai mutuato per tutti i grandi eventi internazionali. Nella Sochi di Putin, Olimpiadi invernali 2014, alcune strutture furono completate durante i Giochi, all’Expo 2015 Milano si verniciarono alcuni padiglioni la notte precedente l’inaugurazione. Un’Olimpiade non richiede esclusivamente lo stadio, la piscina, il velodromo, il villaggio, gli altri impianti di gara, bensì tutta la cosiddetta vasta gamma della ricettività aeroporti, ferrovie, albergi, autostrade, linee di comunicazione tecnologica per televisione, web, radio, stampa. L’apparato di sicurezza comporta l’aumento dei costi poichè da Monaco 1972 riveste un importanza assoluta. La scoperta della sedicente cellula Isis nello stato del Paranà a metà luglio ha indotto a rafforzare tutte le misure previste. La legislazione anti-terrorismo varata a giugno e la collaborazione tra la polizia e l’intelligence federale con i vari servizi segreti costituisce l’asset fondamentale di uno scudo di difesa curata nei minimi particolari. Attivati i controlli sulle linee aeree interne e sulle frontiere terrestri e marittime. Interdetta la navigazione entro le 5 miglia dai luoghi delle gare. Qualsiasi velivolo che senza una preventiva autorizzazione violerà la no fly zone olimpica sarà immediatamente abbattuto dai caccia in volo continuo. Un dispiegamento di forze imponente che ricorda quello delle forze armate elleniche ad Atene 2004. Saranno sul campo 5000 poliziotti, 22000 militari 15000 esercito, 6000 marina, 1500 aeronautica con carri armati, blindati, navi, motovedette, aerei, elicotteri.

thomas-bach

Lo sport è arrivato a Rio 2016 con il pesante fardello dello scandalo del doping di stato che ha determinato l’esclusione dell’atletica russa. Una decisione che ha scatenato le ire di Putin che dopo l’espulsione dal G8, la contestata vittoria dell’Ucraina con una canzone anti-russa al Festival Eurovisione, le manovre della Nato ai confini, vede concretizzarsi anche in ambito agonistico la sindrome di accerchiamento. La teutonica lungimiranza e la bismarckiana cautela del Presidente del Cio Thomas Bach ha impedito che la dilagante idiosincrasia nei confronti di Mosca producesse un’insanabile lacerazione all’interno della famiglia olimpica. Bach ha demandato alle federazioni internazionali sportive le eventuali e opportune misure in relazione alle discipline di competenza, respingendo l’ipotesi di vietare la partecipazione della Russia.

REFUGEE OLYMPIC TEAM

Una novità di Rio 2016 è la squadra dei rifugiati composta da dieci atleti di paesi in guerra: due siriani, due congolesi, cinque sudanesi, un etiope. Gareggeranno sotto la bandiera olimpica. Un segnale di speranza per tutti i rifugiati del pianeta. Un incrocio di storie perchè l’esistenza di ogni persona rappresenta una storia di vita costituita da incontri, aspirazioni, dolori, gioie, tormenti che si confondono con la storia dei popoli e delle nazioni. Yusra Mardini, 18enne siriana che ha nuotato nel Mare Egeo e attraversato Balcani e Mitteleuropa per ricongiungersi alla famiglia che vive a Berlino. People Misenga, 23enne judoka, dal Congo alle favelas di Rio. Yonas Kinde maratoneta fuggito dall’Etiopia. Un altro congolese Yolanda Bukasa che chiese asilo al Brasile nel 2013 al termine dei Campionati mondiali di judo. Rami Anis nuotatore siriano, specialista della farfalla. La pattuglia sudanese dell’atletica James Nyang Chiengjiek, Yech Pur Bliel, Paulo Amotun Lokoro, Rose Nathike Lokonyen, Anjelina Nadai Lohalith. La loro medaglia l’hanno già vinta.