DI FABIO BALDASSARRI
Da tempo non intervengo sui problemi della mia città un po’ perché ho concluso il mandato di sindaco più di venti anni fa (l’ultimo atto di questo mandato fu un piano regolatore osteggiato non solo dalla Lucchini spa, ma anche da alcuni del mio stesso partito perché includeva un tracciato per il prolungamento della SS 398 fino al porto che traversava per un tratto l’area industriale ed escludeva una darsena petroli sulla costa est – meglio destinata, a mio avviso, al turismo – e/o il raddoppio della centrale di Torre del Sale da alimentare a carbone), un po’ perché ho sempre saputo che il difetto più comune per chi ricopre questo tipo di incarichi è di ritenere che chi lo ha preceduto gli ha lasciato una troppo gravosa eredità mentre chi gli subentra può non avere sufficiente attenzione per ciò che trova. In fondo, quelli che hanno avuto incarichi come il mio, sono più o meno narcisisti e paranoici altrimenti non si sarebbero assunti l’onore, ma anche l’onere, di amministrare città complicate come Piombino (complicata non può che essere qualsiasi bella città sul mare con un porto attivo, l’industria pesante e non solo questa) né di passare tanto tempo a difendersi da attacchi che quasi sempre appaiono loro ingenerosi e ingiustificati. Riprendo la parola oggi, solo perché da qualche giorno non sento che parlare sulle cronache locali di piano A e di piano B per affrontare l’ultima crisi della siderurgia piombinese. Ci aggiungerei (a questo punto e mio malgrado) anche il piano C, ma di questo dirò qualcosa in ultimo. Ricordo di aver letto, in qualche testo che parlava di tattica e strategia, che in una battaglia il piano A è quello in corso di svolgimento, per cui occorrerebbe che ufficiali e truppa esprimessero il massimo impegno e la massima capacità d’intuizione onde conquistare la vittoria persino nel caso che si manifestino cambiamenti imprevisti nel corso della tenzone. Ho letto anche che il piano B (quando c’è) è quello di riserva, cioè un piano secretato da utilizzare solo nel caso di sconfitta onde pervenire, se non altro, a una resa onorevole. Il piano C, invece, è tipico della “tabula rasa”, la vittoria di chi premette che non farà prigionieri. Ebbene: il piano A di Piombino è l’accordo di programma che ha trovato un partner industriale nell’algerina Cevital con la sottoscrizione delle istituzioni locali, regionali, nazionali e il consenso di Fim, Fiom e Uilm; il piano B (se ci fosse) dovrebbe essere taciuto perché sarebbe come proporre un aumento salariale dichiarando da subito che ci accontentiamo di meno; il piano C è quello per cui da tempo stanno lavorando in diversi. Vorrei ricordare, cioè, che Gozzi è vivo e lotta insieme a Federacciai per togliersi dalle balle la concorrenza di Piombino… ma nella stessa direzione, e talvolta senza rendersene conto, remano anche certi Giano bifronte di casa nostra. Punto.
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