DI SALVATORE OCCHIUTO

SALVATORE OCCHIUTO

“La fiera della vanità” è un celebre romanzo divenuto best seller negli Usa che raccontava misfatti e segreti dell’Upper West Side, il famoso quartiere dei vip di Manhattan. Una storia trasposta nella serie tv “Gossip girl”. Il vertice odierno a Ventotene si adatta perfettamente a questo format. Per tanti motivi. Un’effimera vetrina mediatica del nulla considerando che il summit è durato poco più di un’ora. Il traballante cast degli attori. Protagonisti forse ancora per poco. Hollande perderà le elezioni presidenziali del maggio 2017, Angela Merkel dovrà confrontarsi con le urne tedesche nel settembre 2017, Matteo Renzi ha lo scoglio del referendum costituzionale d’autunno. A prescindere da ciò rappresentano un’Europa che non esiste. La retorica costruita attorno alla scelta dell’isola di Ventotene risulta vana e persino patetica. Recarsi nel luogo del confino di Altiero Spinelli, padre dei valori europei, non risolve problematiche enormi e drammatiche. Le elecubrazioni della stampa di regime hanno accompagnato il tanto declamato appuntamento. Paragonare l’incontro di Ventotene ad analoghi contesti avvenuti su una nave da guerra appare paradossale. Nell’agosto 1941 sull’isola di Terranova, in Canada, Roosevelt e Churchill ufficializzarono l’alleanza delle democrazie occidentali contro il pericolo nazista. Nel dicembre 1989, a Malta, Bush senior e Gorbaciov delinearono i nuovi equilibri del dopo Muro di Berlino. Reputo un madornale errore di comunicazione sul piano politico rilanciare la famiglia europea da un vascello militare. La prossima riunione dei Capi di Stato e di Governo a Bratislava, a metà settembre, mi sembra addirittura un boomerang autolesionista. La Slovacchia con il suo governo fascio-comunista, espressione del gruppo Visegrad, è una delle nazioni che contesta da sempre la cosiddetta cessione, in realtà trasferimento, di sovranità. Una presidenza del semestre di turno controproducente. “Siamo entrati nell’Ue per godere dei vantaggi economici non per condividerne i principi fondamentali”. Questa dichiarazione del premier ungherese Orban dell’ottobre 2010 chiarisce le dinamiche interne al sistema comunitario. Pertanto costruire una politica estera e di difesa comune, armonizzare la gestione dell’emergenza migranti, attuare misure economiche-sociali che favoriscano crescita e occupazione è una missione impossibile.