DI ANNA RITA NOCITI
Anna Rita Nociti
Sentimenti contro ragione di Stato Amatrice, la pioggia battente ha accolto le vittime, feretri in transumanza da un luogo che non era il loro. Un muoversi in silenzio contro il terremoto che voleva vincere su tutto anche sulla celebrazione solenne. Il terremoto che ha distrutto la “stabilità” di ogni uomo, voleva svuotarla anche dalle lacrime dell’ultimo saluto. I motivi per trasferire il tutto erano concreti: cattive previsioni del tempo, le scosse sempre in agguato, le strade pericolose ma i sentimenti sono emersi restituendo ad Amatrice il Suo orgoglio. Parole di rivolta si sono elevate dalle tendopoli, ci sono volute le lacrime di un uomo, il Sindaco Sergio Pirozzi, la sua voce tremante e stanca con la sua polo blu intrisa di sudore quello della rabbia, dell’impotenza, del dolore, a destare gli uomini e gli animi. Questa è Amatrice. Non era possibile trasferire un dolore in un maxischermo, non è un film, è una realtà, orrenda, ingiusta ma è la realtà di questi giorni e bisogna affrontarla. La ragione del cuore ha vinto contro il subdolo mostro sotterraneo. Gli occhi dei superstiti rivolti al Cielo come per parlare con chi non è più fisicamente, ma da lassù guarda e potergli dire: ” Ti ho riportato a casa”. Il dolore del lutto deve essere elaborato, è naturale come gioia dell’amore: la sofferenza determinata dal distacco nasce dall’intensità del legame che sentiamo verso la persona che abbiamo perso. Il senso di solitudine si trasferisce poi a chi gli sopravvive. La morte, una tra le paure ataviche più radicate negli esseri umani, che in ogni epoca ha vissuto e vive particolari rituali per dare un aiuto a essere elaborata, se non addirittura esorcizzata, assume con il rito del funerale nella Terra Natia, ancora più importanza. La vita persa, assume con il rito funebre, un senso di passaggio, di transizione, essa pur essendo opposta alla staticità della morte biologica, nel rito funebre si enfatizza poiché prosegue oltre, nei cuori di chi rimane. Ma ogni lutto, ogni funerale lascerà giustamente sempre insoddisfatti se amiamo coloro che sono morti. Non c’è mai funerale che sia abbastanza lungo o abbastanza corto da sanare l’ingiustizia subita, ancor di più se ci coglie all’improvviso e siamo inermi. Oggi, giorno di lutto nazionale, tutte le bandiere degli edifici pubblici sono state poste a mezz’asta, e quelle interne sono accompagnate da due strisce di velo nero a cravatta. La vita deve continuare per loro, per ognuno di noi e per quelli che verranno. Come cita Francesco Campione ne Il Deserto e la Speranza: ” il messaggio è che si può continuare ad amare all’infinito nonostante il fatto che non si vive all’infinito, lasciando a chi resta il compito di continuare ad amare senza smettere di amarli”. Chi è morto non lo sarà mai abbastanza finché qualcuno gli sopravvivrà, è un fatto imperituro che dovrà aiutare ognuno di noi a continuare. E’ questo il messaggio onorevole che ci ha dato oggi Amatrice, in una giornata di pioggia battente.

Terremoto, funerali solenni ad Amatrice. Vescovo: "Non uccide il sisma, ma le opere dell'uomo"