DI SALVATORE OCCHIUTO

SALVATORE OCCHIUTO

C’era una volta l’America Latina, il cosiddetto “cortile di casa” degli Stati Uniti sancito dalla dottrina Monroe del 1815. L’allora Presidente aveva affermato che gli eventi che accadono in quella determinata area sono vitali per gli interessi nazionali. Nel tempo interessi nazionali trasformati in questioni di sicurezza nazionale ancora prima della guerra fredda e dell’asettica suddivisione del mondo nelle rispettive sfere di influenza delle due superpotenze planetarie. La frequenza dei colpi di stato e il ricorso ai regimi militari erano una regola mutuata che ogni amministrazione di Washington reputava inevitabile in presenza di contesti sinistroidi, rivoluzionari, sovversivi. Somoza, Duvalier, Batista, Trujillo, Stroessner, Videla, Pinochet, Noriega, per citarne alcuni, erano i “figli di puttana” che Roosevelt, Foster Dulles, Kissinger imponevano allo scopo di conservare l’egemonia americana. Nel ventunesimo secolo i golpe sono anacronistici ma non il metodo Allende, ossia delegittimare un governo liberamente eletto. Governi che sovente compiono errori che li rende più vulnerabili e deboli. Un liet-motiv che si adatta perfettamente al Brasile. La destituzione della Presidente Dilma Roussef si materializza dopo undici mesi di scontro politico e sociale. La strada verso il successo per Dilma è stata sempre contrassegnata da ostacoli e veleni. Durante la campagna elettorale del 2010 era stata accusata di raccogliere dossier infamanti contro gli avversari e dovette pagare sanzioni pecuniarie per avere violato le normative sulla propaganda. Altra polemica riguardò i suoi titoli universitari. Pur avendo superato tutti gli esami non ottenne la laurea poichè non aveva redatto la tesi. Non concluse neppure il percorso formativo di conseguimento del dottorato. Precisazioni che hanno costretto la modifica della sua formazione accademica sul sito web della Presidenza. Le manifestazioni di piazza in occasione dei Mondiali di calcio e le faraoniche spese dell’organizzazione delle Olimpiadi di Rio 2016 hanno incrinato la sua popolarità. Probabilmente la riconferma alle presidenziali dell’ottobre 2014 è da addurre esclusivamente alla manifesta volontà di impedire alla destra il rientro al Palacio do Planalto. Destra che nell’immaginario collettivo brasiliano rievoca i periodi della varie dittature militari. Dilma un male minore anche se l’amore con il suo popolo non è mai sbocciato. Nello scorso novembre la Corte dei Conti ha raccomandato al Congresso di non ratificare il bilancio. L’organismo di controllo aveva riscontrato gravi irregolarità nei conti pubblici che avrebbero dovuto coprire il quasi default del budget statale. Di conseguenza il Presidente della Camera dei Deputati Eduardo Cunha, esponente della destra, indagato per i fondi neri del petrolio, aveva convocato una sessione straordinaria allo scopo di attivare la procedura di impeachment. La Presidente aveva denunciato la congiura dei poteri occulti e aveva inoltrato immediatamente ricorso al Tribunale Supremo Federale. L’equivalente della nostra Corte Costituzionale aveva stabilito che doveva essere il Senato, con una maggioranza filogovernativa, a decidere le sorti di Dilma dopo il Carnevale di febbraio. La decisione del Tribunale era stata sancita da una votazione dove gli otto giudici nominati da Lula e Dilma hanno espresso parere favorevole all’appello presidenziale. Contrari i tre designati dai Presidenti dell’area di centro-destra Sarney, Collor, Cardoso.Le dimissioni di Cunha, il mandato di arresto contro il predecessore e padre politico Lula, la sequela di scandali che hanno coinvolto l’intera classe politica, la fallimentare gestione della Petrobras, ente petrolifero statale, sono sfociati nella sospensione di Dilma. Un cambio di inquilino al Palacio do Planalto ora definitivo al termine della complessa e turbolenta procedura di impeachment. Michel Temer ha giurato come Presidente del Brasile, trentasettesimo Capo di Stato dalla fondazione della Prima Repubblica nel 1889. Un computo che annovera anche i Presidenti ad interim, i Capi delle giunte militari, i Presidenti in funzione temporanea. Dinnanzi al Congresso Federale composto da Camera e Senato, Temer Presidente ad interim dal 12 maggio ha assunto la suprema magistratura che ricoprirà fino alle elezioni dell’ottobre 2018, scadenza naturale del secondo mandato quadriennale della Presidente destituita Dilma Roussef. Uno scenario comunque scandito dall’inderogabile osservanza dei rigidi dettami dell’ordinamento costituzionale. A prescindere dalle accuse di corruzione e gestione irregolare del bilancio statale che andranno verificate e dalla denuncia di ricorso alla giustizia come veicolo di lotta politica e di tentativo di golpe bianco. Temer era Vice Presidente dal gennaio 2011, dall’insediamento della prima amministrazione Roussef. Una successione che ricalca esattamente il procedimento di destituzione del Presidente Fernando Collor de Mello, esponente di centro-destra, rimosso il 29 dicembre 1992. Venne rimpiazzato dall’allora Vice Presidente Itamar Franco fino al gennaio 1995, termine del suo mandato. Temer, 75 anni, è un politico di lungo corso dall’aspetto signorile che predilige riservatezza e basso profilo. La sua principale dote consiste nell’innata propensione al compromesso e nell’estrema abilità nel tessere alleanze e convergenze spesso inedite e impensabili. Origini libanesi, cristiano-maronita, avvocato di diritto costituzionale, proviene dal Pmdb, Partito del movimento democratico brasiliano, una sorta di centro similare all’Ucd di Adolfo Suarez che traghettò la Spagna dal franchismo allla democrazia. Un contenitore dove sono confluiti conservatori, liberali, socialdemocratici, radicali. Malgrado un indice di gradimento infimo, circa l’8%, Temer potrebbe riuscire a gestire una transizione che appare difficile e conflittuale. Molto dipenderà dall’atteggiamento del Psdb, Partito della socialdemocrazia brasiliana, che raggruppa le forze di centro-destra. Temer è soprattutto celebre per la moglie di 43 anni più giovane di lui. La nuova primeira dama, Marcela, classe 1983, ha addirittura un’età inferiore alle sue tre figlie Luciana, Maristela e Clarissa, nate tra il 1969 e il 1974. Ex modella, attrice, consorte dal 2003, vanta una discendenza italiana considerando il nome completo da nubile, Marcela Tedeschi Araujo. L’opinione pubblica disprezza Temer, sonoramente fischiato alla cerimonia d’apertura delle Olimpiadi, in quanto probabile regista occulto della macchinazione contro Dilma e portavoce delle lobbies economiche-finanziarie che sono subentrate alle famose multinazionali degli anni settanta nel ruolo di attori primari con facoltà di interdizione dentro il sistema politico-istituzionale.