DI SALVATORE OCCHIUTO

SALVATORE OCCHIUTO

Questa mattina è morto in una clinica di Roma Carlo Azeglio Ciampi. Aveva subito recentemente un intervento chirurgico. Un generale cordoglio e un sincero rimpianto ha contrassegnato la scomparsa del decimo Presidente della Repubblica. Assieme a Pertini l’unico inquilino del Quirinale veramente superpartes. Ciampi ha dovuto affrontare i passaggi cruciali della cosiddetta Seconda Repubblica. L’uomo che ha riconsegnato agli italiani la memoria della patria e l’orgoglio della nazione. Come sempre ricordato non vetero nazionalismo, bensì sano patriottismo desunto dalle lotte del Risorgimento e della Resistenza. La prima guerra mondiale consacrata Quarta Guerra d’Indipendenza in quanto ricongiunse le ultime due terre irredente, Trento e Trieste, e la Resistenza Quinta Guerra d’Indipendenza perchè riportò democrazia e libertà. Un assunto storico-inquadrato nei due imprescindibili cardini, europeismo e atlantismo, dell’overstanding internazionale di sesta potenza mondiale fondatore dell’Ue, della Nato, del G7. Un Presidente delle tante prime volte dalla partecipazione alla cerimonia d’apertura di un’Olimpiade organizzata all’estero, al definitivo ripristino della Parata militare del 2 giugno in omaggio all’impegno dei nostri contingenti nelle missioni di pace, alla presenza al Festival del Cinema di Venezia, al rinnovato culto della Repubblica senza retorica ma con riconoscimento di una scelta dettata dalla volontà popolare. “La Costituzione è la mia bibbia”. Questa la stella polare dell’azione presidenziale. Ciampi uomo delle istituzioni con incontrovertibile senso dello stato. Governatore della Banca d’Italia (1979-1993), Presidente del Consiglio (aprile 1993-maggio 1994), Presidente della Repubblica (13 maggio 1999). Incarichi assunti in momenti di particolare tensione l’incriminazione dell’allora Governatore Paolo Baffi e addirittura l’arresto del Direttore Generale Mario Sarcinelli per le vicende legate al Banco Ambrosiano, a Tangentopoli, al primo governo presieduto da un post comunista, Massimo D’Alema, nello scenario della crisi del Kosovo. Per coloro che, come il sottoscritto hanno avuto l’onore e il privilegio di conoscerlo, persona di estrema sensibilità e sublime empatia. Ricordo le cerimonie di giuramento dei cadetti della varie Accademie delle forze armate, l’abbraccio con il concittadino Aldo Montano, oro nella scherma, ad Atene 2004, l’affettuoso buffetto alla portabandiera Carolina Kostner ai XX Giochi Olimpici Invernali di Torino 2006 che inaugurò ufficialmente, secondo Capo dello Stato dopo Giovanni Gronchi ad espletare tale atto protocollare, l’esultanza per la storica promozione in Serie A del Livorno, squadra della città di nascita. Nel suo unico messaggio alle Camere nel 2003 affermò che gli operatori della comunicazione devono svolgere la loro missione con la schiena dritta. Forse il suo testamento ad un paese che vale molto di più di ciò che dimostra quotidianamente.