DI ANNA RITA NOCITI

l'immagine del profilo di Anna Rita Nociti

E’ un piccolo cucciolo d’uomo, pesa tre chili e mezzo, alto 50 cm. E’ nato dopo trentacinque settimane e gode di ottima salute, come la puerpera al suo primo figlio, Maria Rosaria Veneruso. Si chiama Elias, il piccolo miracolo. Il nome è di etimologia incerta. Secondo alcune interpretazioni, deriva dall’antico ebraico Elyah ed è composto da ‘El, abbreviazione di Elohim, “Dio”, e da Yah, abbreviazione di Yahweh, con il significato di “Dio è Jahvè”. Altri lo fanno derivare dal greco Helios, “Sole”, trasformato poi nel latino Helius o Helio. La sua mamma ha deciso di chiamarlo così perché sa bene di essere stata accarezzata dalla mano dolce del destino. Sembra un normale bollettino ginecologico, con tanto di fiocco azzurro che garrisce sulla culletta e le foto di rito di mamma e papà. Invece, il bambino, nato lunedì scorso, è un caso unico in Italia, rarissimo nella storia della medicina italiana. Perché la mamma, Maria Rosaria, da tre decadi viveva negli “anta” come suo marito, non ci sperava più. Ha comunque inseguito un desiderio, anche quando lo specchio le diceva che sessantadue anni sono anni da nonna, in fondo. La speranza, il suo cuore non hanno, però, mai smesso di volere, di correre in un’altra direzione. Così Maria Rosaria è diventata mamma presso la clinica Pineta Grande di Castel Volturno, nel casertano, seguita dall’equipe del Professor Palmieri. Una donna aperta, volitiva con la speranza di avere un bebè. Riferisce di essersi sottoposta a una cura ormonale per anni, niente fecondazione assistita… Poi, taglio cesareo, senza alcuna complicazione in sala operatoria nonostante i sanitari fossero già pronti a intervenire per eventuali emorragie. E’ un caso raro: solo due donne su un milione avranno un figlio dopo i cinquanta anni. La ragione: il primo semaforo rosso è l’età della donna, che limita drasticamente la fertilità ovarica. A trent’anni l’ovaio ha già perduto circa l’88% degli ovociti, le cellule germinali femminili; a quaranta anni, il 97%. I pochi ovociti rimasti sono in genere di scarsa qualità, poco vitali. Ecco perché è così difficile concepire spontaneamente dopo i quaranta anni; e perché, quand’anche la gravidanza sia iniziata, esita in aborto spontaneo nel 40% dei casi, con un prezzo alto anche sul fronte delle malformazioni, piccole e grandi, che il bambino può presentare al momento della nascita: circa l’8%, il doppio rispetto a una gravidanza a vent’anni. Se i quaranta anni sono una soglia biologica, critica, i 50/60 ancor di più, rappresentano le colonne d’Ercole della fertilità femminile, a meno che non si ricorra all’“ovodonazione”, ossia alla donazione di un ovocita giovane, fresco e pimpante, da parte di una giovane donna (intorno ai venti anni). Che cosa sta accadendo intorno al mondo femminile oggi? Secondo gli ultimi dati Istat i bambini nati da donne ultra-cinquantenni, sono in aumento. Non solo personaggi dello spettacolo come Gianna Nannini, Carmen Russo o Heather Parisi ma sempre più donne comuni diventano o decidono di diventare mamme over. La vita di ognuno di noi si è allungata, le donne oggi tendono a diventare indipendenti dal punto di visto lavorativo ed economico e questo avviene in tempi abbastanza lunghi. In più è proprio dopo i quaranta anni che la donna di oggi si sente in forma e all’apice del successo. Le donne cinquanta anni fa entravano in menopausa dopo i quarantacinque anni, oggi si parla di 48-50, massimi cinquantadue anni. Avere un bambino in modo naturale a cinquanta anni è piuttosto difficile: più passa il tempo, più calano le possibilità di rimanere incinta. Tranne qualche eccezione rara. Altro semaforo rosso riguarda lo stato dell’utero. La donna purtroppo non è la “bella addormentata nel bosco”, che può svegliarsi col corpo rimasto giovanissimo per iniziare la stagione procreativa, perché lo vuole ora, ma ci sono sempre le eccezioni. Le mamme-nonne sono una scoperta tutta italiana. La prima era stata Liliana Cantadori. Aveva sessantuno anni quando mise al mondo un bel maschietto, era il 1993. Una rivoluzione. L’anno dopo è la volta di Rosanna Della Corte: mamma a sessantatré anni. Record storico. Un paio d’anni dopo uno studio americano dimostra che queste gravidanze terminano spesso felicemente, che né nascituri né madri sarebbero a rischio. Basta uno studio per risolvere la questione?. Da un lato c’è la scienza, la tecnologia che appoggia e sorregge, che garantisce, incoraggia, dall’altro il desiderio di maternità senza limiti di tempo. Il tema divide e fa discutere. Bisogna anche pensare ai figli. A parte i rischi alla nascita, c’è da considerare cosa significhi essere adolescenti con genitori ultrasessantenni, forse incapaci di capire i loro figli, che demonizzano qualunque cosa esuli dalle loro esperienze giovanili, crescere sentendosi continuamente definire “bastone della mia vecchiaia”. Avere un futuro con genitori ormai anziani e bisognosi di assistenza, barcamenandosi tra pannoloni, medicine e colloqui di lavoro; tra orari d’ufficio e improvvise chiamate da casa per imprevisti legati all’età. Così ora per Maria Rosaria, questo pargolo inaspettato le richiederà energie che il corpo, forse, aveva sopito, lasciate negli anni del fare, del costruire, lasciate in un cassetto mai chiuso. Ora ci saranno notti insonni di strilli, di pappe e di culle. Poi l’asilo e la prima bicicletta, a inseguirlo per i parchi pedalata dopo pedalata. La carica naturale, la forza sarà solo la gioia di questa maternità improvvisa e tanto desiderata. La mano che, almeno per un pochino, farà girare la ruota nella direzione opposta, la clessidra fermata dalla magia. Luci e ombre ci sono in questa storia meravigliosa, costringendoci a stringere gli occhi nel tentativo di individuare un confine, quello tra l’egoismo e l’altruismo. A meno che non sia avvenuto un miracolo, ma qui ci vuole la Fede non la scienza.

Mamma a 62 anni (Ansa)

FOTO ANSA