DI ANNA RITA NOCITI 

Anna Rita Nociti
“Le vene tese su tutti i lati, come un granchio ha le sue zampe”, così Ippocrate di Coo (460 a. C – 370 a. C), padre della Medicina descrisse il tumore, riferendosi con la parola greca karkinos (granchio) sulla base dell’osservazione che il tumore in stadio avanzato, forma proiezioni spesso necrotiche all’interno del tessuto sano, con immagini simili alle chele di un granchio. Si presenta con una massa rilevante, tumor “rigonfiamento” sulla parte anatomica di origine. Il termine invece di neoplasia, che significa “nuova formazione”, prende più in considerazione l’aspetto interiore della massa, ossia il contenuto cellulare della stessa, cioè la proliferazione di cellule “nuove”.  Che cos’è il cancro? Gli studiosi a una domanda del genere fanno fatica ancora oggi a dare una risposta precisa e convincente. Non si può parlare comunque al singolare, ma di diverse forme di malattie, che hanno cause diverse e ben distinte tra loro. Colpiscono, infatti, organi e tessuti differenti, che richiedono quindi esami diagnostici e terapie particolari e distinte. Che cosa accomuna i tumori? Usando una metafora, si può dire che a un certo punto la cellula impazzisce, perde le sue qualità “normali”, ne acquisisce altre e comincia a moltiplicarsi senza regola. Negli ultimi decenni si è registrato un costante incremento della prevalenza di pazienti con storia di cancro in Italia: erano poco più di due milioni nel 2006, nel 2016 sono stimate complessivamente più di 365.000 nuove diagnosi di cancro. Aumentano i casi fra le donne e diminuiscono fra gli uomini. La rilevante riduzione dell’incidenza negli uomini, iniziata dalla metà degli anni novanta, continua in tutte le regioni del Nord e del Centro, mentre nel Sud, rimane sostanzialmente stabile. Stesso andamento della mortalità per i tumori sia per gli uomini che per le donne, andamento decrescente iniziato dagli anni ottanta. I nuovi casi stimati nelle donne, invece, subiscono un aumento in tutte le regioni. Nel Centro-Nord si registra un buon livello di sopravvivenza e lievi differenze tra le diverse regioni, a dimostrazione della buona e diffusa qualità degli interventi diagnostici e terapeutici. Al Sud invece persiste una minore aspettativa di vita dei pazienti oncologici, soprattutto a causa della ridotta anticipazione diagnostica rispetto al resto del Paese. Lo rivela il censimento curato dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica e dall’Associazione Registri Tumori. Inoltre si stima che per il 2016, saranno diagnosticati 365.800 nuovi casi di tumore, di cui il 54% negli uomini. Nel primo caso si passa da 168.900 malate del 2015 a 176.200 (+4,3%), mentre nel secondo caso si registrano 189.600 nuove diagnosi (-2,5% rispetto al 2015, quando gli uomini affetti da cancro, erano 194.400). Quanto alla distribuzione geografica, il tasso d’incidenza è tra gli uomini più basso dell’8% al centro e del 15% al sud rispetto al nord e per le donne del 5% e del 16%. Tale differenza è frutto anche di una diversa esposizione a fattori cancerogeni, ma nelle regioni del Sud, a mio parere, gli screening oncologici sono ancora poco diffusi, e non si può parlare in maniera concreta di una riduzione della mortalità e dell’incidenza dei tumori. Il tumore al seno è sempre più diffuso (+15% d’incidenza nell’ultimo quinquennio) e a esserne colpite sono sempre più le giovani donne, eppure la prevenzione resta al palo. Si stima che in Italia già nel prossimo anno, saranno oltre 50.000 i nuovi casi di cancro alla mammella. Il 30% viene diagnosticato nelle donne al di sotto dei cinquanta anni, proprio la fascia di età esclusa dal programma di screening previsto dal Sistema Sanitario Nazionale e riservato alle donne tra i cinquanta e i sessantanove anni. A questo punto si dovrebbe potenziare la prevenzione per le più giovani. Ma anche il normale programma di controlli non funziona bene, poiché in Italia il 35% delle donne scopre da sola di avere un nodulo alla mammella, inoltre solo il 60% delle donne in età di screening, nell’età compresa tra i cinquanta e i sessantanove anni, si sottopone ai controlli previsti. Rilevo il grave squilibrio territoriale: al Sud meno del 40% delle donne si sottopone ai controlli, mentre al Nord siamo sopra l’80%. Questo squilibrio dovuto non solo alla mancanza di strutture adeguate ma anche, a un atteggiamento di cultura chiusa, quasi come se essere ammalati di cancro fosse una vergogna. Le neoplasie sono principalmente una malattia ambientale, con il 90-95% dei casi attribuibili a fattori ambientali e per il 5-10% alla genetica. Per fattori ambientali, s’intendono qualsiasi fattore eziologico che non venga ereditato geneticamente, non solo l’inquinamento. Alcuni comuni fattori ambientali che contribuiscono alla mortalità da cancro includono il fumo (30%), l’alimentazione e l’obesità (tra il 30-35%), le infezioni (circa il 20%), le radiazioni ionizzanti, lo stress, la mancanza di attività fisica e gli inquinanti ambientali. Comunque è quasi impossibile dimostrare ciò che ha causato un tumore in un singolo individuo, in quanto la maggior parte presentano più cause possibili. Per esempio, se una persona accanita fumatrice sviluppa un tumore ai polmoni, si può dire che sia stato molto probabilmente questo comportamento la sua causa, ma non con assoluta certezza, poiché ogni individuo ha una piccola probabilità di sviluppare quel tumore a causa di altri fattori. Quello che veniva un tempo considerato, un “male incurabile” è divenuto in moltissimi casi una patologia da cui si può guarire o, comunque, con cui si può convivere: sta diventando, infatti, sempre più una malattia cronica, come altre, che consente alle persone colpite di avere una vita attiva e soddisfacente. Sempre dall’Associazione Aiom, viene dichiarato che si può arrivare a bloccare la crescita della malattia cancerogena. Questo grazie ai nano-farmaci o meglio conosciuta come la “chemioterapia intelligente”. Tale terapia oltrepassa le barriere fisiologiche per trasportare il farmaco al centro della cellula malata e bloccare la crescita del tumore. La chemioterapia “intelligente” utilizza particelle di dimensioni nanometriche, 100 volte più piccole di un globulo rosso. In questo modo è possibile superare la spessa barriera che circonda il cancro e somministrare il farmaco in dosi maggiori rispetto alla formula tradizionale, quindi aumentandone l’efficacia con meno effetti collaterali. La sopravvivenza è migliorata in maniera significativa. Le nanotecnologie stanno cambiando radicalmente la nuova terapia, il nab-paclitaxel, consiste nell’impiego dell’albumina, una proteina umana naturale presente nell’organismo in dimensioni nanometriche, in cui viene racchiuso. Oltre a diagnosticare in maniera preventiva la malattia e di conseguenza affrontarla con terapie mirate, non è facile affrontare la malattia oncologica a livello psicologico. La paura e l’angoscia di fronte alla notizia di avere il cancro sono reazioni naturali ma non certo facili da gestire. In una donna ad esempio, con cancro al seno, l’intervento chirurgico modifica una parte del suo corpo visibile, parte che per lei rappresenta tre grandi temi della vita: la maternità, la femminilità, la sessualità: essere donna completa. Molte donne, infatti, si preoccupano dell’immagine sociale, ossia del fatto che l’intervento, più o meno mutilante, possa influire negativamente su ciò che gli altri pensano di loro. Accade che il mutamento del corpo, della propria immagine esterna, della propria intimità e non ultima la paura del cancro, possano creare uno stato di depressione e sfiducia nel futuro. La comparsa della malattia è uno dei modi in cui la vita “ci toglie il tappeto da sotto i piedi”. Arriva sempre nel momento sbagliato, interrompendo bruscamente progetti e speranze. Spazza via di colpo gli appuntamenti in agenda, gli impegni di lavoro, cene con gli amici. Per un periodo, che può essere, anche piuttosto lungo, sembra che il ritmo della vita normale sia sospeso, etereo, incosciente e che l’unico spazio è occupato dalla malattia. La persona sperimenta sentimenti d’incredulità, di anestesia affettiva e di angoscia. Spesso reagisce negando quanto le sta capitando, così da proteggersi da una realtà troppo dolorosa e che non è pronta ad affrontare. Alcune rimangono attonite altre, fortunatamente si rendono conto di essere più forti di quello che si credeva, s’inizia a scoprire il valore di cose spesso date per scontate. Scoprire di essere malati di cancro porta il soggetto in uno stato confusionale, lo definirei un terremoto emotivo. E’ la stessa sensazione paragonata ai secondi successivi a una scossa di terremoto. Non sai cosa fare… poi arriva la ragione perché cosi è. Albert Einstein citava: “Non si può risolvere un problema adottando lo stesso tipo di pensiero che ha caratterizzato il contesto in cui il problema è sorto”. In questo caso il problema non è il cancro, che è uno stato dell’organismo, una condizione del corpo umano, così come di altri organismi pluricellulari. Il problema da risolvere è come trattare questa condizione: quale approccio avere con il corpo in cui il cancro si è sviluppato. La salute dentro di noi e la salute attorno a noi, rispondono alle stesse intuizioni basilari: esse sono l’espressione dell’integrità e della coerenza dei sistemi che la manifestano. Mantenere o riacquistare la salute significa ristabilire il flusso di informazioni essenziali nel sistema. Questa è la via per guarire il corpo, guarire la nostra anima e continuare a sorridere.