DI LUCA SOLDI

 

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LO spaccato di questa settimana, la prima di vera campagna referendaria, dopo ch’e’ sftata decisa la data per il 4 dicembre, rende evidente un solo dato. Ben aldilà delle posizioni sul Si o No che verranno.
Il Paese e’ più diviso, questa volta trasversalmente. Destra e sinistra, giovani e vecchi, lavoratori, sindacati, imprenditori, disoccupati, lavoratori, studenti, insegnanti. Non esiste, a pochi giorni dell’inizio del contendere, una sola categoria, un gruppo oppure una formazione che non abbia già trovato un modo per ferirsi, nell’affrontare il tema referendario.
Non c’è categoria che non sia attraversata da pulsioni dirompenti. Da sentimenti di rancore che sfociano nell’odio.
N’è testimone chiunque possa attraversare il web, qualsiasi ora del giorno e della notte. Lo stesso succede in TV, o sui giornali, quando TV o giornali non sono soggetti dominati.
Ma è sui social che si gioca la partita. Qui le offese rasentano davvero il tifo da stadio rendere evidente le mancanze ed i limiti di chi parla a sproposito senza sapere di preciso di cosa.
E Renzi ha le colpe maggiori. Ha voluto prima personalizzare e poi invitare alla guerra. Ha iniziato con qualche scaramuccia per dare l’esempio ai suoi e poi ha ordinato di stendersi a terra e cominciare l’avanzata. Cercando di mascherare con l’irruenza le mancanze e la fragilità del costruito. Mettendo in discussione chi fino all’altro ieri era compagno di cordata ed oggi sembra solo un inutile peso.
Svelando così il vero intento, il disegno da realizzare con tanti complici inconsapevoli.
Tutto per il bene del Paese, per il progresso ed ora anche per il lavoro.
In realtà portando indietro, distruggendo. Realizzando solo un Paese più diviso.