DI ANNA RITA NOCITI

Anna Rita Nociti

Siracusa: Anziano malmenato, percosso e dato alle fiamme. Purtroppo non è la trama di un film, come quello di Burgess nel 1962 “Arancia Meccanica” (A Clockwork Orange), riadattato per il grande schermo da Stanley Kubric agli inizi degli anni settanta, ambientato in un futuro distopico, anti-utopico realizzato in una società immaginaria indesiderabile, ma è una crudele realtà dei giorni nostri. Giuseppe Scarso, conosciuto come Don Peppe, ottanta anni, sofferente di crisi epilettiche, con cattiveria sadica è stato picchiato violentemente da due o tre criminali e poi dato fuoco cospargendolo con liquido infiammabile. Il raid nefando o peggio il tentato omicidio è stato messo in atto contro un uomo inerme, debole, vittima degli scherni di “bulletti” del quartiere, dove abita. Ora Don Peppe da circa sette giorni lotta tra la vita e la morte nel Reparto di Rianimazione dell’Ospedale Cannizzaro a Siracusa, seguito da esperti del Centro Grandi Ustioni. I bulli da qualche tempo lo dileggiano, gli lanciano pietre alle finestre, lui si difende alzando il suo fido bastone che lo accompagna nelle sue brevi passeggiate come sostegno e compagno. Installa delle grate di ferro alle finestre della sua piccola casa al primo piano e al suo piccolo portoncino d’ingresso, nulla, però ha fermato l’azione criminale né dissuaso i malviventi. Lo spingono per strada, ma nessuno degli abitanti della zona agisce, forse per paura o indifferenza, in quella zona della città abbandonata anche dalle istituzioni. Il povero anziano aveva denunciato gli episodi ai carabinieri ma, si sa bisogna coglierli sul fatto. Tanti sono i temi gravosi che secondo me emergono in questo triste episodio: bullismo, abuso nei confronti delle persone anziane, comportamenti anti-sociali e devianti, la noia della gioventù dei tempi moderni. Il bullismo è una forma di comportamento sociale di tipo violento e intenzionale. Può avere varia natura da quella fisica, psicologica, vessatoria e oppressiva, ripetuta nel tempo attuato nei confronti di persone ritenute deboli, incapaci di difendersi e quindi bersagli facili. Questo fenomeno di violenza di solito è tipico dell’ambiente scolastico o di un ambiente sociale praticato dai giovani ma, lo stesso comportamento vessatorio, si trova nell’ambiente di lavoro conosciuto come mobbing o nonnismo nelle Forze Armate e nei confronti delle persone anziane è un abuso estremamente diffuso, purtroppo. La violenza contro le persone anziane è un problema in crescita proporzionale all’incremento della popolazione mondiale di anziani e in particolar modo del numero di “oldest-old”, cioè degli ultraottantenni. Perché accade tutto ciò? Il bullismo cronico può apparire, visto in un’ottica superficiale oserei dire, come una semplice azione di aggressione perpetrata su vittime casuali, il ciclo di riattivazione del fenomeno può essere visto come una risposta inadeguata da parte della vittima nei confronti dell’aggressore. Questo è il caso poiché la vittima è un uomo malato, molto anziano, debole e solo. Su questo triste fenomeno si sono sviluppati pensieri e opinioni molto spesso errati, ma spesso radicati. Ad esempio credere che sia un fenomeno “normale” dell’età di transito dall’essere un bambino a diventare un uomo, pensare che sia una semplice ragazzata, ritenere che accadano solo in zone arretrate e più povere e ancora, ritenere il bullo, un ragazzo insicuro, che ha problemi in famiglia e che non va punito ma aiutato. I maggiori studiosi della psicologia evolutiva hanno dimostrato l’esatto opposto: i bulli sono ragazzi con forte dose di autostima, spesso viziati dalla famiglia, che hanno tutto, ma nello stesso tempo non hanno niente, non hanno valori o ideali in cui credere. Per questo gesto crudele, ancor di più reso tale dalla vittima anziana, resa debole dall’età e dalle forze che giorno dopo giorno vengono meno, non si può parlare di bullismo. E’ un atto che fa parte di un grave reato: tentato omicidio con l’aggravante della crudeltà. E’ un comportante deviante della personalità che nulla a che vedere con il bullismo. Soggetti deviati, incapaci di controllare le proprie emozioni, incapaci di provare amore e rispetto verso il prossimo. All’origine secondo mio parere, la mancanza di educazione all’empatia, al rispetto delle regole, alla pro-socialità e quindi alla non violenza, spesso scontrandosi con i valori trasportati dalla cultura dominante. I giovani che hanno commesso tale crudeltà soffrono di un disturbo deviante dello sviluppo, rasentando la psicopatia. In questa vendetta, così gli inquirenti definiscono il reato, si mette in risalto la perdita definitiva del sentimento umano, del sentimento di vivere in un mondo di simili senza distinzioni di età e in questo caso di rispetto o di classe sociale. In ogni caso comunque, chi commette atti devianti, reati, non necessariamente è psicopatica, così come tutti gli psicopatici non sono dei folli assassini. I giovani balordi sono incapaci di mettersi nei panni degli altri, così come un serpente è incapace di immedesimarsi nelle proprie prede. Hanno freddezza emotiva, hanno un deficit affettivo e interpersonale, insieme a comportamenti violenti e malvagi come appiccare il fuoco in un corpo umano. La famiglia è il principale strumento che la società abbia a disposizione per far capire e interiorizzare un sistema di ruoli e comportamento nel rispetto di tutti e in particolare per gli anziani che sono fonte di saggezza e insegnamento. Legato al fenomeno del bullismo, della violenza gratuita verso i più deboli è il fenomeno della noia dei giovani. Parlare della noia come di un fenomeno che stimoli in noi una riflessione sull’amore e il bene sembra un paradosso e non basta farlo solo in relazione agli anziani e alla depressione. La noia dei tempi moderni è sinonimo di mancanza di stimolazione, di motivazioni. E’ preoccupante, infatti, che nell’era della tecnologia i giovani siano annoiati. Sin dai tempi di Aristotele arrivando a Marx, il concetto di attività come opposto alla passività, si riferisce a qualcosa che porta a una forza insita nell’uomo. La noia dei tempi moderni è vista e vissuta come una pulsione di morte e non di vita come avrebbe detto Freud. La noia, i giovani d’oggi, la scaricano negli atti delinquenziali e non a ricondurla in un alveo costruttivo. Il giovane annoiato è un oggetto e non si rende conto di esserlo. Non sono più capaci di inventare, tutto è stato nella maggior parte, inventato. Mentre cresce la nostra ammirazione per le tecnologie, diminuisce l’idea che l’uomo sia inventore attivamente. Viviamo in un’età unica senza passato e futuro, quindi senza memoria e speranza. Un eterno presente dove tutto è promesso come già svelato e possibile. Come citava Marx nei Manoscritti economici-filosofici:<< Se parti dal presupposto che un uomo sia un uomo e il suo rapporto con il mondo sia umano, potrai scambiare amore solo con amore, fiducia con fiducia>>. Purtroppo di questi tempi anche la noia non riscuote interesse e si pensa a essa solo dopo episodi del genere cercando di capire dove abbiamo sbagliato. La noia però si ripete con la stessa stanchezza inconcludente che si riscontrano nei gesti quotidiani, dove tutto è a portata di tablet e wapp. La società fa prima a rimuovere la questione affogando i giovani di beni materiali, distraendoli tra un consiglio per gli acquisti o un’isola dei famosi?
Il bullismo, la vendetta, la noia non saranno una forma di anestesia dell’anima del giovane di oggi e l’uomo di domani, affinché non provi mai i dolori dell’esistenza?