DI LUCA BILLI
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“La rivoluzione non è un pranzo di gala.” E neppure una cena.
Immagino che Mao non pensasse a renzi quando ha detto questa frase, anche se leggendo i giornali nei giorni scorsi è sembrato proprio che quella cena offerta da Obama al leader italiano fosse l’inizio della rivoluzione. Finalmente l’Italia è tornata a tavola; senza neppure quelle poche migliaia di morti che, nelle intenzioni di un predecessore di renzi, sarebbero state necessarie per ottenere quell’invito. Certo che rispetto alle cene di Poletti, che andava a mangiare con Buzzi e Casamonica, una state dinner alla Casa bianca è tutta un’altra cosa.
A dire il vero una cena di gala è stata offerta dai presidenti degli Stati Uniti a tutti i presidenti del consiglio italiani democristiani, da Andreotti a Cossiga, da Prodi a renzi. Mentre non è toccata a Craxi, a Ciampi, a D’Alema, a Berlusconi: evidentemente i quarti di nobiltà scudocrociati valgono ancora al di là dell’Atlantico. Francamente non mi pare molto interessante tornare a parlare di quella cena né delle scontate dichiarazioni di Obama a favore del sì: cosa pretendete che dica il presidente eletto con i soldi della Morgan Stanley della riforma costituzionale sponsorizzata dalla Morgan Stanley?
Torno a parlare di quella cena per un aspetto apparentemente secondario e meno importante, che invece per me riveste un interesse particolare; e che racconta molto di cos’è il nostro paese. Per me questa recentissima spedizione americana è stata una carnevalata, una gita aziendale a voler essere magnanimi. Al massimo avrebbe dovuto essere l’occasione per le ennesime prese in giro al presidente-segretario, che oggettivamente non ha il phisique du role del mondano: lo smoking bisogna anche saperlo portare. E renzi, in fin dei conti, è un Nando Mericoni che ha avuto la fortuna di arrivare fino a Washington: whatsamericanboy…
Ho letto invece molti commenti lividi, che denotano invidia più che ironia. E soprattutto molti di questi commenti lividi sono stati indirizzati ad Agnese Landini, coniugata renzi, che certo ha la responsabilità di averlo sposato e di averci fatto dei figli, ma non ha alcuna “colpa” specifica. Sarò maligno, ma credo che molti degli invidiosi abbiano colpito Agnese perché è una donna e questa è una società in cui è normale attaccare, sempre in maniera becera e volgare, le donne. Subiscono lo stesso trattamento tutte le donne che fanno politica: è toccato a Mara Carfagna come ora tocca a Maria Elena Boschi. Io ho scarsa considerazione politica di entrambe, le considero entrambe due avversarie, le ho attaccate – e le attacco – con toni decisamente poco gentili e assolutamente non moderati, ma non capisco perché la satira su di loro tenda quasi inevitabilmente a trasformarsi in battute volgari. O meglio lo capisco benissimo, perché questa società è profondamente maschilista, volgarmente maschilista, e assai poco fantasiosa quando si deve trovare un insulto per una donna: si va a finire sempre lì. E figurarsi poi quando le donne non hanno neppure il “buon gusto” di essere belle.
In questi attacchi ad Agnese c’è anche moltra vigliaccheria, perché si preferisce colpire il bersaglio che si immagina più debole, mentre si ha paura di colpire quello più grosso, che potrebbe evidentemente reagire. Attaccare la moglie per colpire il marito è un modo per “usare” le donne, è il segno che le consideriamo ancora un po’ meno rispetto ai maschi.
Un altro esempio: tra i molti partiti per le Americhe c’era anche Beatrice Vio. Bebe, prima ancora di essere una splendida campionessa, è una ragazza di 19 anni e ha fatto quello che avrebbe fatto qualsiasi ragazza di quell’età invitata a un ricevimento alla Casa bianca: è stata contenta e ha raccontato questa sua gioia al mondo attraverso i social. Anche lei è stata oggetto di commenti pesanti, di inutili volgarità. Io, che ho quasi cinquant’anni, racconto su Facebook perfino quando vado sul bagnasciuga di Cesenatico e Bebe Vio non può dire che è andata alla Casa bianca? Conosco miei coetanei che si vantano di avere la foto con Al Bano e Bebe non può stimarsi di essersi fatta un selfie con Obama? Se invece di Bebe Vio a quella cena fosse stato invitato Alex Zanardi – un altro grandissimo campione – nessuno avrebbe avuto nulla da ridire, mentre Bebe è una giovane donna e in Italia alle giovani donne, per di più “handiccapate”, è concessa meno libertà.
Anzi alla fine cosa pretendono queste donne? Le facciamo perfino mangiare con noi.
bebe