DI ANNA RITA NOCITI

Anna Rita Nociti

Chi è Jeff Huber? E’ l’architetto delle mappe di Google, un servizio accessibile da un relativo sito web che consente sia la ricerca sia la visualizzazione di carte geografiche di buona parte del nostro pianeta. Attraverso Google Maps è possibile visualizzare un percorso stradale tra due punti, come Pitagora nel 500 a.C., ne diede formula di calcolo attraverso le coordinate cartesiane. Che cosa lega Google Maps e il suo inventore al genoma? Un evento che ha sconvolto lui e i suoi due bambini, la prematura scomparsa di sua moglie Laura, per colpa della malattia che non perdona: il cancro. Huber, da architetto di un servizio di mappe, ha deciso di affrontare il lutto creando una società in cui si studia la mappa del genoma, in altre parole una società, la Grail, che dia un nuovo impulso ai test del DNA. Lo scopo è ottenere un test del sangue in grado di individuare qualsiasi tipo di tumore sul nascere grazie alle mutazioni delle cellule. Creare un database con il DNA di migliaia d’individui in modo da immagazzinare le mutazioni che possono portare allo sviluppo del tumore. Un obiettivo altamente ambizioso, il sogno di creare un vaccino in grado di combattere le malattie tumorali poiché non si può parlare di tumore al “singolare” poiché ogni malattia cancerogena ha una sua diversa origine genetica. Cos’è il genoma? Il termine fu coniato nel 1920 da Hans Winkler, professore di botanica di Amburgo, deriva dal verbo greco “divenire”, oppure dalle parole gene e cromosoma (gen-oma) come suggerito dal dizionario inglese Oxford. Il genoma è l’insieme di tutte le informazioni genetiche depositate nella sequenza del DNA contenuto nel nucleo delle cellule sotto forma di cromosomi nel valore numerico di 23 cromosomi. Ciascun cromosoma è costituito da un lungo filamento di DNA organizzato in una complessa struttura tridimensionale, contiene i nucleotidi o basi A-C-G-T (Adenina, Citosina, Guanina, Timina) che varia tra i 48 e i 250 milioni di lettere combinate tra loro, senza spazi che le separino. Tutto questo è racchiuso nel nucleo della cellula, tranne nei globuli rossi che sono privi di nucleo. Si stima che nel genoma umano siano presenti circa 50000 geni. La Grail di Huber, finanziata da Bill Gates e Jeff Bezos oltre che dai fondi della Silicon Valley e da Google, condivide con altre società del settore farmaceutico questo scopo ambizioso: unisce la biologia con lo studio della sequenze del genoma, alla big data e intelligenza artificiale. Attualmente esistono alcuni marker tumorali del sangue ad esempio il Psa per la prostata, già nei protocolli medici da molto tempo. Con le nuove tecniche dell’ultra deep sequencing del genoma I progetti di sequenziamento del DNA potrebbero aiutare moltissimo ma l’impresa è articolata. In ogni corpo umano esistono più di 35 mila di miliardi di cellule in continuo mutamento di cui, alcune di queste sviluppano anomalie che il sistema immunitario corregge fisiologicamente altre sfuggono dal sistema di controllo ed ecco che “impazziscono” sino a sviluppare il tumore. L’ obiettivo è individuare proprio la cellula danneggiata e fermarla. Attualmente i sequenziatori o identificatori di genoma tracciano circa 18 mila mappe ogni anno ma, ciò a cui Huber mira è un test del DNA che dia tutte queste informazioni a partire da una sola goccia di sangue, studiando il materiale genetico. Quindi le alterazioni del DNA nello sviluppo di patologie genetiche nell’uomo e anche per comprendere il funzionamento del nostro organismo. Un esempio di malattia causata dalla mutazione in una base del DNA è la talassemia che conduce alla formazione di un’emoglobina, molecola che trasporta l’ossigeno, in una non funzionale. Altro caso in questo tipo di studio è che bisogna considerare, a mio parere, che il genoma è diverso tra gli individui e riflettere che la variabilità si osserva non solo tra le persone ma anche tra i gruppi etnici. Questo vuol dire che non esiste un genoma universale da sequenziare, bisogna analizzare il genoma di un’unica persona e poi andare a ricercare le differenze tra i vari individui, tra soggetti portatori di determinate malattie e soggetti sani. L’ambizione del progetto è quello di ricercare nel DNA la storia dell’evoluzione e delle migrazioni delle popolazioni umane. Un test del sangue che oltre ad individuare la cellula cancerogena, serve a stabilire la sua aggressività e dare di conseguenza un’indicazione terapeutica. Quindi un passaggio dalla chemioterapia alla immunoterapia, poter avere a disposizione vaccini specifici per ogni tipo di patologia tumorale e finalmente sconfiggere il cancro. Il profilo genetico del tumore, dal punto di vista molecolare, è un elemento essenziale per annientare il cancro di ogni singolo paziente. L’importanza dello studio del genoma è che nel corso della vita di ogni individuo si accumulano in esso le mutazioni che trasformano o possono trasformare le cellule da normali in maligne. Da qui progettare farmaci bersaglio che possano distruggere, in modo mirato e non più indiscriminato, le cellule fuori controllo. Attualmente all’ Institute of Cancer Research di Londra, gli scienziati hanno già analizzato il DNA mutato del tumore della mammella dopo la rimozione chirurgica. Hanno continuato a cercare le mutazioni del sangue della pazienti e rilevato sul maggior numero delle pazienti, un anticipo di circa otto mesi dalla recidiva rispetto agli esami medici. Quindi anticipare i tempi, i trattamenti e migliorare le probabilità di sopravvivenza.  Un scelta discussa da molti è quella di Angelina Jolie che ha deciso di farsi asportare le ovaie per il rischio di ammalarsi di tumore. Una decisione quella dell’attrice, che in quanto predisposta geneticamente aveva deciso nel 2013 a mastectomia bilaterale. Da allora i test genetici a caccia di mutazioni incriminate sono raddoppiati. In Canada anche i medici sono diventati più proattivi a indirizzare le loro pazienti a questo tipo di esame. Una sorta di tsunami emotivo quello seguito alla pubblica confessione dell’attrice: secondo lo studio, sono rimaste colpite dall’annuncio e sono state sottoposte a test le donne effettivamente a maggior rischio. Intervistato da Stampa-Secolo XIX, Umberto Veronesi parla di “scelta sacrosanta quella di asportare le ovaie e sottoporsi alla mastecomia bilaterale, se il quadro clinico è simile a quello di Angelina Jolie”. La scelta della Jolie è da raccomandare a qualsiasi donna che abbia un quadro simile dal punto di vista genetico, dell’età e della storia personale”. Certo sono studi e tecniche di notevole importanza ma, si potrebbe correre il rischio che i pazienti possano sostituire la prevenzione tradizionale, oltre al fatto che un’analisi a largo spettro del proprio codice genetico non solo è studiata in laboratori privati ma anche costi che bisogna affrontare di tasca propria. Inoltre possono nascondersi pericolosi fraintendimenti perchè se è vero che la medicina ha identificato alcuni geni che aumentano la predisposizione ad ammalarsi di determinate malattie, è anche vero che cercarli è utile solo in casi selezionati. I candidati ai test provengono da famiglie in cui la patologia tumorale ha alta frequenza e in età precoce. In questo tipo di studio del genoma, a mio parere, c’è un limite sottile nell’aspetto etico nel senso che gli esami genetici non sono assimilabili ad altri test diagnostici perchè oltre a dare informazioni sul soggetto che vi si sottopone, ne danno anche su familiari e parenti. Ad esempio se una donna scopre di essere portatrice del gene del cancro al seno, deve avvertire le sorelle? E se queste preferiscono non sapere?. Esiste un diritto a conoscere ma anche un diritto a non conoscere. Altro aspetto è la tutela della privacy. I risultati di un’analisi del DNA possono essere particolarmente delicati e quindi è ovvio che i pazienti desiderino garantirsi la massima privacy ma, è davvero così?. Nei centri più seri vi sono protocolli da seguire per la conservazione dei dati sensibili ma ad esempio negli Stati Uniti, si sono verificati casi di datori di lavoro o di assicurazioni che hanno consultato la mappa genetica di una persona senza chiedere il consenso. Le ragioni le possiamo facilmente dedurre: assumere o assicurare qualcuno che ha un rischio elevato di ammalarsi è controproducente per loro. In Italia la legge è lacunosa poiché ad esempio gli individui che si sono trovati sulla scena di un delitto, magari casualmente, non sanno che il loro materiale biologico è stato schedato. Oppure i furti di DNA nei casi di cronaca eclatanti per esempio i padri che, dubitando di essere genitori biologici dei propri, fanno eseguire test di paternità senza il consenso della moglie. La genetica sta rivoluzionando la medicina come nessun’altra disciplina ha mai fatto ma il prezzo da pagare è alto sia per i medici che per i cittadini. Se è vero che dopo dieci anni, combattere alcune malattie è diventato efficace è anche vero che i medici, i biologi, i genetisti e i pazienti stessi si trovano a dover affrontare effetti collaterali non di poco conto. Sapere è potere, è vero, ma in certi casi e in particolare in questi può diventare fonte di angoscia, stress e depressione, non dimenticando anche lo spreco del denaro. Il rapporto medico-paziente, già complicato quando si tratta di comunicare diagnosi negative, viene portato all’estremo nel caso di rischio di una patologia grave che si può manifestare dopo anni. È giusto rendere noti i problemi incurabili con tanto anticipo? Non so fino a che punto sia giusto, forse la spensieratezza viene ad affievolirsi in attesa di ciò che arriverà o forse no, il rischio è anche questo. Secondo la filosofia della scienza, se una persona lo vuole ha tutto il diritto di essere informata, anche se non c’è niente da fare. Sta alla sfera personale di ciascuno: c’è chi preferisce trascorrere vent’anni senza sapere che lo aspetta una patologia drammatica e chi invece intende impiegare quel tempo per prepararsi alla morte. Il soggetto inoltre è investito da responsabilità che non solo riguardano la sua persona ma molto spesso anche quella dei suoi familiari essendo spesso legata a problemi ereditari. Lo studio del DNA oggi è diventato una sorta di oracolo di Delfi, da cui ci aspettiamo risposte sul nostro futuro e di cui molte volte non vogliamo far nostro il responso. La malattia ha questa qualità aliena, in ognuno di noi viene sentita come un’invasione e una perdita di controllo, la definirei un conflitto tra la personalità e l’anima. Un antico saggio diceva che il corpo grida quello che la bocca tace, il corpo ingrassa quando vive insoddisfatto, stringe il petto quando l’orgoglio ci rende schiavi, la pressione sale quando non possiamo reagire, le gambe dolgono quando non vogliamo piegarci, il cancro ammazza quando non hai più voglia di vivere. La scienza aiuta a prevenire a volte però può ucciderci ancora prima se non siamo pronti a conoscere il nostro destino, se incurabile.