DI GIORGIO MAURI
giorgio mauri
Negli USA, già dagli anni 70, ci si presentava stringendosi la mano, dicendo il proprio nome e cognome, e dichiarando il proprio reddito annuo.
Per esempio: “buonasera, Pinco Pallino, 120.000 $”.
Stamani ho assistito ad uno scontro, in uno dei salotti televisivi più in voga, tra il notissimo ciellino Maurizio Lupi e lo “sfigatissimo” grillino Danilo Toninelli, avvocato lombardo laureatosi nel 1999 in giurisprudenza che fino al 2002 sbarca il lunario come Ufficiale di Complemento dell’Arma dei Carabinieri.
Si parlava di riduzione di costi della politica ed erano di fronte l’ipotesi di Grillo di dimezzare lo stipendio dei parlamentari e quella di Renzi di riciclare (non eliminare, sia chiaro – esattamente come con le province, esattamente come con Equitalia) il senato diminuendo il numero di senatori.
Fermo restando che non si è affrontato il nocciolo del problema (eliminazione del senato – “tutto il resto è noia”, come diceva il grande Califfo), devo ammettere che Lupi mi ha proprio convinto (di cosa decidetelo voi) quando ha detto a Toninelli: “Ma tu quanto guadagnavi prima di entrare in parlamento ? Io era amministratore delegato e guadagnavo 340 milioni l’anno ! Più di quanto guadagno oggi !” La frase suona come: se tu sei un morto di fame, che cosa pretendi di decidere ?
Ho sentito anche Formigoni vantarsi di essere uomo di grandissimo valore, degno di guadagni stellari, alla Marchionne. Sono andato a cercare notizie, che tutti possiamo rintracciare facilmente, e scopro che “l’amministratore delegato Lupi” è, almeno ai miei occhi, uno dei tanti faccendieri italiani, legato al carrozzone delle politica, con incarico milionario in una delle tante imprese sul territorio. Lupi è iscritto a Comunione e Liberazione dal 1990, lavora come braccio destro dell’amministratore delegato dal 1984 al 1993 al settimanale cattolico il Sabato (che poi chiude, tanto per capirsi bene), è membro del consiglio di amministrazione dello SMAU dal 1989, è amministratore delegato di Fiera Milano Congressi dal 1994 (nel 2013, Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, dà le dimissioni).
Che dire…gli manca solo il San Raffaele.
Il male dell’Italia è nell’aver pensato che sia giusto riconoscere ai baciati dal Signore il diritto di guadagnare quello che spesso non guadagna nemmeno un ottimo imprenditore, per la sola ragione che loro “appartengono al gruppo giusto”. Una specie di fanatismo religioso civile ed educato, sempre accompagnato da grandi sorrisi (quello di Formigoni, capace di splendere anche se gli arriva una picconata nei denti, pare abbia incuriosito il buon Tarantino), che succhia, come un mortale parassita, tutte le risorse che può allo Stato e alle aziende che lavorano per la PA.
E’ questo “mercato ingessato” (o mafioso) che uccide la nostra economia, è questo il motivo per cui, pur avendo avuto i migliori sistemisti al mondo, l’Italia non esporta una “lira” di software.
Allora non stupisce la notizia, apparsa sui giornali a maggio del 2014, della conversazione tra Sergio Cattozzo, ex segretario regionale Udc della Liguria, e Gianstefano Frigerio, ex deputato forzista, entrambi arrestati nell’inchiesta sugli appalti Expo, in cui concludono con: “Ma guarda, lui (Formigoni) a Montecarlo va sempre all’Hermitage, Hotel de Paris, siamo ai cinque stelle lusso e va al Luigi XV… è la stessa vita che fa Lupi … arriva con uno yacht di trenta metri e va a mangiare tutte le sere da Alghero e da quello famoso… Andreucci. Champagne e aragoste“.
” …loro fanno una vita anche a Chiavari, Roberto, Lord Nelson.. i ricchi quelli veri…. guadagnano anche 10mila euro al mese, non ti puoi permettere quella vita lì con 10mila euro al mese… eh… quindi…”
Mi domando: come si può chiedere a esseri umani che hanno conosciuto questa facciata della vita di dimezzare lo stipendio dei parlamentari ?  Ma non solo: come si può lasciare che costoro cambino la Costituzione frutto di anni di guerre e atroci dolori di un intero popolo ?
PS – Oggi appare un articolo sul “The Economist” dal titolo “Il movimento 5 Stelle” che inizia con “L’Italia di populisti: puntare il alto. In appena sette anni il Movimento Cinque Stelle (M5S) è diventato principale gruppo di opposizione in Italia. Ha vinto le elezioni a Roma e Torino e ha un consenso simile al Pd di Matteo Renzi.
Il M5S dice di non essere un partito, ma una iniziativa intrapresa per sbarazzarsi dei partiti. Il fatto che il gruppo non si professi né di sinistra né di destra lo rende una calamita per gli elettori scontenti, ma anche incline a lotte intestine, scrive il nostro corrispondente dall’Italia”.
[nrd. non il Partito Democratico, non il PD di Renzi, ma il Pd di Matteo Renzi. Uno dei più subdoli modi con cui indirizzare il pensiero dell’elettore].

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