DI ELENA PINTORE
ELENA PINTORE
Il 3 novembre prossimo è prevista l’uscita nei cinema italiani della trasposizione cinematografica di quello che è stato un successo letterario del 2015.
“La ragazza del treno” scritto da Paula Hawkins, a distanza di un anno dalla sua pubblicazione è stato definito un fenomeno letterario che ha dominato le classifiche dei libri più letti e venduti.
Con l’interesse riscontrato dal pubblico è inevitabile in questi casi dare volti, voci e consistenza ad un romanzo attraverso una “piece” cinematografica.
Il successo del thriller deriva da una trama avvincente carica di suspence, un’ambientazione cupa e nebbiosa che rapiscono l’attenzione del lettore sin dalle prime pagine.
Sono tre le donne protagoniste del libro, sono i loro pensieri, le loro frustrazioni i loro sogni e le loro meschinità a dare voce alla storia.
Rachel, Megan e Anna.
Rachel è la ragazza del treno.
Ex-moglie, disoccupata, alcolizzata, depressa, ficcanaso e volubile, Rachel trascorre le sue giornate nella totale inerzia dovuta alla fine del suo matrimonio e alla sua fallimentare esistenza.
Nel percorrere il tragitto in treno che la conduce quotidianamente a Londra, per sfuggire alla sua solitudine fantastica sulle vite delle persone che vede dal finestrino del vagone.
In particolare idealizza la vita di una coppia che vive al civico 23, immagina che la ragazza felice si chiami Jess e che abbia una vita perfetta insieme a suo marito Jason.
Ma Jess in realtà si chiama Megan e la sua è tutt’altro che una vita felice e soddisfacente.
Megan è una diabolica manipolatrice, una femme fatale, una ragazza interrotta, nasconde dei segreti che le impediscono di accontentarsi della tranquilla e prevedibile vita coniugale.
E poi c’è Anna, l’ex amante diventata “la” moglie, cinica ed egoista, opportunista e superficiale.
Sarà la sparizione di una di loro ad avvicinarle e ad innescare la ricerca della verità, la volontà di fare chiarezza su ciò che circonda le loro vite.
Più la storia entra nel vivo e più è difficile avere simpatia ed empatia con una delle tre protagoniste.
La narrazione secondo il punto di vista delle donne farà intravedere barlumi di storia, senza svelare fino alla fine il movente e l’autore del delitto cardine del triller.
Testimone involontaria, Rachel è consapevole di conoscere particolari che potrebbero aiutare la polizia a far luce nelle indagini ma la sua lucidità sarà sporadica e ingarbuglierà ancora di più una trama fatta di sospetti e insospettabili assassini.
I suoi ricordi si confondono con i deliri dell’alcool e ricordi lontani, diventando una mitomane agli occhi degli inquirenti definita “sola e disperata che ha bisogno di sentirsi parte di qualcosa”.
Le indagini si sviluppano in un crescendo di possibili rivelazioni e ricostruzioni vissute con gli occhi, i ricordi, le sensazioni e i tormenti di Rachel, Megan e Anna.
Tuttavia fino alla fine, nessuna delle tre riuscirà a trasmettere valori positivi, seppur rendendosi umane nelle loro fragilità, alla mercè di uomini egoisti e manipolatori.
Falsità e mezze verità con la complicità di un’amnesia da alcol si svelano nel finale, sciogliendo tutte le zone d’ombre e mostrando il vero volto dei soggetti coinvolti.
Bibliografia
Paula Hawkins ha lavorato quindici anni come giornalista prima di dedicarsi alla scrittura. La ragazza del treno è il suo primo thriller. Venduto agli editori di tutto il mondo prima ancora dell’uscita, è stato opzionato da Dreamworks.