DI FABIO BALDASSARRI
FABIO BALDASSARRI
Le istituzioni di tipo fascista sono state inventate in Italia e furono imitate dai nazisti solo in un secondo tempo. Dunque ce le dovemmo sorbire più a lungo di tutti, dopodiché furono demolite con la sconfitta nella seconda guerra mondiale dei nazifascisti da parte degli Alleati e con la guerra di Liberazione conclusasi, in Italia, a favore della democrazia e della Repubblica parlamentare. I Padri Costituenti, avendo per lo più vissuto questa tragica storia, dettero al Paese una Costituzione che con la riforma Renzi-Boschi-Verdini ne uscirebbe alterata proprio sotto il profilo istituzionale.
La riforma è stata approntata in modo improprio e sbagliato per la poca dimestichezza col diritto costituzionale dei presunti riformatori e per la contemporaneità con una legge elettorale (l’Italicum) che prevede alla Camera il ballottaggio tra due partiti mentre il sistema italiano, come minimo, è tripolare. Per di più si basa su un meccanismo di voto ipermaggioritario e similporcellum che, chiunque vinca, porterà allo strapotere un premier (si voterà la fiducia solo alla Camera) senza pesi e contrappesi adeguati nella Costituzione. Ciò avviene nel momento in cui forme di fascismo (o, se volete, di populismo) tornano a premere sull’Europa e, come dice papa Francesco, è in atto la “terza guerra mondiale a pezzi”.
Allora: altro che riformare l’assetto istituzionale previsto nella Costituzione perché tanto non ci sono più i pericoli dell’immediato dopoguerra! E ancora: come può un Parlamento condizionato dalla sentenza della Consulta che (causa Porcellum) ne consente solo la parziale agibilità, per di più con un parlamentare su quattro che dall’inizio della legislatura ha cambiato partito, dare luogo a una riforma  siffatta (con ben 47 articoli su 139 che dovrebbero cambiare)? Personalmente lo trovo immorale e, per la verità, con quello che passa il convento non avrei neppure tanta voglia di parlarne.
Tuttavia, si tolga di mezzo l’Italicum, si faccia una nuova legge elettorale, si rinnovi questo Parlamento di transfughi e dopo, ma solo dopo, si potrà tornare a discutere di modifiche costituzionali. Nel frattempo credo si debba pensare un po’ di più, tutti, ai problemi veri del Paese che – fra territorio dissestato, disgrazie naturali, apparato produttivo che resta debolissimo, disoccupazione giovanile e non solo, evasione fiscale, corruzione, criminalità organizzata, divario nord/sud in crescita, immigrazione fuori controllo e mal gestita – appare sempre più “sull’orlo di una crisi di nervi”.