DI SIMONA CIPRIANI
SIMONA CIPRIANI
E dopo la conta delle vittime, delle abitazioni crollate o lesionate, del patrimonio storico andato distrutto e degli edifici pubblici inagibili, arriva l’allarme di Coldiretti che stima in almeno 3mila unità le aziende agricole a rischio chiusura a causa dei danni a fabbricati, impianti e strumenti provocati dal terremoto che ha colpito il Centro Italia.
Il territorio interessato dal sisma ha una significativa presenza di allevamenti, per la maggioranza a conduzione familiare, con oltre 100mila capi di bestiame.
Attività questa che alimenta un fiorente indotto agroindustriale con caseifici, salumifici, frantoi e agriturismi che occupano almeno 10mila persone i cui posti di lavoro sono a rischio se la produzione verrà interrotta per un lungo periodo.
Gli allevatori chiedono ricoveri sicuri per il bestiame e garanzie di vivibilità e operatività che permettano loro di rimanere nelle zone colpite e non essere costretti ad abbandonare, forse per sempre, la loro attività.
Le eccellenze gastronomiche, tipiche della zona e famose in tutto il mondo, quali il pecorino dei Sibillini, le lenticchie di Castelluccio, il prosciutto di Norcia Igp, il vitellone bianco Igp, la patata rossa di Colfiorito, rischiano di sparire dalle nostre tavole mettendo a rischio un patrimonio culturale oltre che economico e occupazionale.
L’appello di Coldiretti richiede interventi immediati per non rassegnarsi all’abbandono e allo spopolamento e, attraverso la voce del presidente, Roberto Moncalvo, Si chiede che “la ricostruzione vada di pari passo alla ripresa dell’economia che, in queste zone, significa soprattutto cibo e turismo”.
Ci si augura che gli impegni presi dal presidente del Consiglio Matteo Renzi e dal ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina con gli operatori del settore vengano onorati al fine di salvaguardare una importante parte della cultura alimentare nazionale già messa a dura prova dalle politiche adottate dall’ Unione Europea