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DI GIANCARLO GOVERNI
Il 3 novembre del 1931, ottantacinque anni fa, nasceva a Roma Maria Luisa Ceciarelli, in arte Monica Vitti. Monica è ancora fra noi ma la malattia ce la tiene celata da più di dieci anni. A mantenere viva la sua presenza provvedono i suoi oltre 50 film che rappresentano un pezzo di storia importante del cinema italiano.
Monica Vitti ha un posto di primissimo piano nella galleria delle protagoniste del cinema italiano. Ha faticato nello scegliere copioni, nel contribuire a modificarli, nella quasi ossessiva ricerca dei dettagli che la facciano apparire sullo schermo non meccanica interprete di una idea altrui, ma un vero personaggio, nel quale calarsi anima e corpo, fin nei minimi dettagli. Ha girato decine e decine di film, non si è sottratta alla televisione, è tornata a recitare in teatro in commedie di grande impegno e di grande successo. Ha lavorato anche con Bunuel e avrebbe potuto lavorare anche in America se non avesse paura di volare. Il suo posto è forse definitivamente quello di attrice comica, di grande attrice comica, alla pari con i cosiddetti colonnelli del cinema italiano, quelli che hanno fatto botteghino, che sono stati i protagonisti della grande stagione della commedia all’italiana e cioè Sordi, Gassman, Manfredi, Mastroianni, Tognazzi.
Ma per una donna è forse difficile anche nel cinema avere i riconoscimenti che merita. E’ vero che la donna comica, per tradizione, è tale se ha caratteristiche particolari: un difetto fisico, un difetto di statura, un difetto del viso, un nasone, uno strabismo, una brutta voce. Monica invece è bella, attraente, e la sua voce suona conturbante. E dire che quando bussò alle porte dell’Accademia d’arte drammatica, quella voce così personale venne giudicata un difetto da correggere. Dunque, la sua comicità non scaturisce da qualche difetto fisico che faccia immediatamente ridere.
Lei è bella, di una bellezza nuova, eppure sa far ridere. I suoi personaggi somigliano molto a lei, che li riassume: sono donne di questa Italia, donne che cercano di uscire dalla subalternità, pagando prezzi altissimi. Alberto Sordi, che fu il suo partner più importante mi disse, parlando di Totò ma si capiva che parlava anche di se stesso e di tutti i suoi grandi colleghi, “l’artista di cinema non muore mai perché vivrà finché vivranno i suoi film”. Per questo non ci sarà mai malattia capace di portare via Monica Vitti al nostro affetto e alla nostra ammirazione. Buon compleanno Monica e grazie per le emozioni che ci hai dato.
http://www.globalist.it/culture/articolo/2943/gli-ottantacinque-anni-di-monica-vitti.html

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