DI LUCA SOLDI

LUCA SOLDI

Sono in corso trattative frenetiche per rendere pubblico il passaggio della minoranza del PD al fronte del Sì. Il soggetto principale di queste attenzioni e’ colui che al momento si presenta più sensibile, Gianni Cuperlo. Così la concomitanza del “lavorio” con la kermesse fiorentina della Leopolda non appare per niente casuale. Fino a domenica tutto e’ ancora possibile, per questo le fonti che solitamente hanno il compito di dire e non dire, sono già in azione. Tutti sono impegnati in una strenua lotta per ricucire la posizione del PD, frantumando ulteriormente il fronte della minoranza. Il prezzo che la maggioranza del partito sarebbe disposta a pagare è la formalizzazione della revisione della legge elettorale che avverrebbe però ad urne chiuse ed a risultati assodati.
Niente di nuovo rispetto a quanto emergeva da tempo ma adesso si farebbe davvero sul serio. Si metterebbe nero su bianco.
Alla Leopolda, quella che viene definita come l’edizione della normalizzazione, così aleggerà fino all’ultimo minuto il tema referendario con protagoniste le mosse di uno dei maggiori esponenti della minoranza, quel Cuperlo che però, nel tentativo di salvare se stesso, di legare il suo nome alla condanna dell’Italicum, rischia di frantumare ancora di più la dialettica interna. Circolerebbe un documento con cui il Pd si impegna a cambiare radicalmente la riforma elettorale. Questo e’ quanto si apprende da fonti qualificate del Pd fiduciose sul fatto che il documento sarà firmato da tutti e cinque i componenti della commissione: il vicesegretario Lorenzo Guerini, i capigruppo Ettore Rosato e Luigi Zanda, il presidente Matteo Orfini e il deputato della minoranza.

“Credo che l’oggetto del referendum non sia un esame né per il governo, né per il premier Renzi. Penso piuttosto che quando si tocca la Costituzione bisogna avere rispetto di questo e discutere sul punto guardando nel merito di una proposta di riforma che io credo essere importante per il Paese e su quella si deve votare”, ha detto il presidente del Pd, Matteo Orfini. “Arriverà il momento per dare un giudizio sul governo Renzi – ha poi aggiunto – e saranno le elezioni del 2018. Non manca molto, dunque. Oggi, però, gli italiani sono chiamati a scegliere se cambiare questa riforma costituzionale o lasciarla intatta”. Un voce “contraria” invece arriva da un altro dei protagonisti della minoranza, Roberto Speranza: “riforma costituzionale e legge elettorale sono due pezzi della stessa riforma. E’ sempre più chiaro, giorno dopo giorno, che l’unico modo per cambiare veramente la legge elettorale è votare No al referendum di dicembre”. Mentre aleggiavano queste questioni la Leopolda è andata avanti fra la amatriciana solidale ed una giornata “ufficiale” in cui i temi principali sono stati terremoto e di sociale. Fra tutti quello di Stefania Pezzopane, che nel 2009 era presidente della provincia de L’Aquila quando fu sconvolta dal distruttivo terremoto del 6 aprile: “Quando fummo sconvolti dal terremoto c’era in carica un governo che ci ha sfruttato per fare campagna elettorale, che ha inaugurato le case il giorno del suo compleanno, a cui non importava nulla se quelle case erano costruite male, se crollavano i balconi. Oggi con un governo che ci ascolta abbiamo avviato anche a L’Aquila una ricostruzione seria, la gente non ci credeva, ma è ora è realtà. Se noi avessimo avuto il decreto che il governo oggi ha fatto per questo terremoto noi saremmo anni avanti”. Prende la parola il presidente dell’Umbria Catiuscia Marini: “Sono qui per i cittadini della mia terra, per gli uomini e le donne di Norcia, di Preci e degli altri centri colpiti”. “Oggi le nostre città sono ferite, abbiamo già parlato con il governo: quelle cittadine non vanno solo ricostruite, ma vanno ricostruite facendo prevenzione”. A bilancio della prima giornata gli interventi del ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio: “La Leopolda ha rappresentato un modo per far sentire una voce che venisse dalla gente comune. Da molti questo luogo è stata interpretata come voi state dalla parte dei vincenti, noi non abbiamo mai pensato che essere dalla parte di chi ha talento fosse essere contro a chi sta peggio e tutte le storie ascoltate stasera ne sono la conferma. Questo governo e il presidente del consiglio ha a cuore la parola cura. Noi siamo sempre in mezzo alla gente e con la gente”.Quello di Luciano D’Alfonso, presidente della Regione Abruzzo: “A L’Aquila da quando c’è la volontà di non calare le cose dall’alto, ma di parlare con i territori, la differenza si vede. Da quando questo governo si è messo all’opera, si è messa a fuoco la ricostruzione delle periferie e, adesso, anche del centro storico. Ho voluto essere qui per dire grazie a Renzi e ai suoi collaboratori per questo modo di operare nella ricostruzione, per il coinvolgimento delle istituzioni locali”. E’ il turno delle unioni civili con sottosegretario di Ivan Scalfarotto: “Oggi dopo 7 Leopolde posso finalmente dire che la mia famiglia è uguale alla vostra, che il mio progetto di vita è uguale al vostro. Il 4 dicembre dirò Sì e in primavera finalmente potrò dirne un altro”. Arriva sul palco Riccardo Bonacina: “Sei anni fa sono venuto per la prima volta alla Leopolda e chiedevo che questo paese non continuasse a umiliare il volontariato e alla fine questa riforma del terzo settore va in quella direzione”. Tutto pare predisposto, quando arriva lui, Matteo Renzi, all’ovazione che arriva fino dalle prime battute: “Siamo riusciti a mettere d’accordo Salvini e Monti, ora hanno la stessa idee d’Europa. Salvini parla male di Europa ogni giorno, tranne quello in cui prende lo stipendio da parlamentare europeo”. Parla poco ed introduce la seconda parte della serata in cui si parlerà di quello che è stato fatto dal governo sul sociale e informa la platea sui lavori di sabato: mattina con i tavoli di lavoro, pomeriggio si inizia con Brunello Cucinelli che racconterà del suo progetto per Norcia, per poi proseguire con un racconto da Lampedusa. Poi si proseguirà con la riforma costituzionale. Il giorno conclusivo, di domenica mattina, invece parleranno tutti i “leopoldini”, coloro che in questi sette anni hanno avuto un figlio e che racconteranno cosa si aspettano per il futuro delle nuove generazioni. Fatto ciò la chiusura naturalmente sara’ affidata alla parola premier che più di tutto, per l’occasione, vorrebbe ritrovare al suo fianco un altro pezzo della minoranza interna.