DI ANNA RITA NOCITI

Anna Rita Nociti

Da mesi la terra trema nel nostro Paese, la paura di quei momenti, la paura della paura di riviverli, l’ansia che accompagna quella povera gente e gli altri di riflesso, a ogni minimo sussulto. Tutto è crollato, le chiese, le case e tutto ciò che era la loro vita quotidiana, è sotto le macerie. Le case simbolo di stabilità e di vita per ogni uomo, ridotte in un cumulo di macerie avvolte dalla polvere che s’innalza come un muro d’oblio per chi tra le macerie volge lo sguardo. E’ istinto di ogni uomo recuperare ciò che ha perso, è così il desiderio di un bambino di Norcia, Marco Silvestri. Ha solo undici anni, un bambino esile, un visino spaventato che accenna a un timido sorriso davanti alla telecamera, lancia un appello: “Salvate il mio pianoforte, è il mio migliore amico”. Da quattro anni studia con la sua professoressa di Terni e quest’anno avrebbe dovuto sostenere l’esame al Conservatorio, ma senza il suo pianoforte non può farcela. Per Marco il pianoforte è come se fosse il suo cagnolino. La casa è inagibile e solo personale autorizzato della Protezione Civile e dei Vigili del Fuoco potrà entrare eventualmente nell’abitazione per compiere il singolare salvataggio. Marco con questa sua insolita richiesta fa riflettere e insegna che nonostante tutto bisogna andare avanti. La casa, il tetto, le mura sono per antonomasia gli emblemi del rifugio, della protezione. Quando si sbriciolano sotto i nostri occhi, anche la struttura psichica crolla altrettanto quanto le rovine del terremoto. Il bambino è scosso come lo sono tutti in quei luoghi, ma il suo sogno non deve essere spezzato. Le ferite del terremoto devono essere curate perché sono più profonde nell’anima che nella terra. La richiesta del piccolo Marco o meglio l’importanza della sua musica è anche un modo, secondo me di affrontare la paura, di esorcizzarla. La musica ha un grande potere: riporta indietro nel momento stesso in cui porta avanti, si prova nostalgia e speranza nello stesso momento. Johann Sebastian Bach cita: “La musica aiuta a non sentire dentro il silenzio che c’è fuori”. A Norcia e nei comuni limitrofi distrutti c’è tanto silenzio, l’aria rarefatta e pesante che ha lasciato in sospeso la vita della gente, ecco perché per Marco la musica rompe quel rumoroso silenzio. Rivive le immagini, i profumi, lo stato d’animo prima del disastro, lo riporta alla vita passata. Attraverso il suo pianoforte, compagno di vita, rivive ciò che magicamente è registrato nel profondo della sua anima e la proietta nel futuro. La musica è qualcosa di perfetto e ideale così come il termine si riferiva anticamente, alle figure delle Muse di origine greca e latina e non indicava una particolare arte bensì tutte le arti delle Muse. E’ innata nell’uomo e nei bambini è qualcosa di più. Concorre a determinare il carattere, la continuità, lo sviluppo della sensibilità e armonia. E’ un sistema di comunicazione come il linguaggio, l’utilizzo del canale vocale-uditivo. La musica è un veicolo di comunicazione, in particolare di emozioni, affetti, messaggi. Nel caso del trauma post-terremoto, per il bambino quel pianoforte da salvare, assume un potere particolare. Si nota dalla sua insolita richiesta, come la musica abbia fatto presa sul suo sistema inconscio e quindi il massimo coinvolgimento a livello emotivo. Noto una certa maturità di questo bambino, certo infantile, comunque la voglia di affrontare e superare la paura, accoglierla come si farebbe con un ospite fastidioso ma necessario. L’accettazione è il primo passo. Il pianoforte per Marco, è in questo momento, uno spazio alchemico, un luogo protetto tra le note della musica. E’ un’arte che non può essere nascosta dalla polvere delle macerie, ma è l’essenza della vita verso la speranza e il futuro. Come direbbe Schopenhauer la musica è un’arte che sottrae dagli eventi spiacevoli, dimostrando così la sua essenza catartica. La musica potrebbe in casi di catastrofe svolgere il ruolo di terapia, come già è ampiamente utilizzata e posta tra le medicine alternative. Non si fonda certo, come nei tempi antichi o nei fenomeni del tarantismo e dell’argia sarda, ma su dati clinici. Terapia come produzione oggettiva, guidata, canonica, ripetitiva del suono, facendosi piano piano catturare dalle emozioni, lasciandosi andare con il potere incantatorio che solo la musica può provocare. La musico-terapia, può liberare il contenitore delle esperienze vissute e come uno spartito si può leggerlo, comporlo e ricomporlo. Ha lo strano potere di commuoverci, portarci fuori da noi stessi. E’ una legge morale, come scriveva Platone, dà le ali al pensiero, un fascino alla tristezza, la vita a tutte le cose, è una magia meravigliosa, questo è l’insegnamento del piccolo Marco.