DI SIMONA CIPRIANI

SIMONA CIPRIANI

Il progetto è della Snam, risale al 2004 e prevede la costruzione di un mega gasdotto che si svilupperà lungo un percorso di 687 km che attraversa la dorsale appenninica.
Servirà a trasportare gas destinato all’esportazione, proveniente dall’Azerbaijan attraverso l’altro gasdotto, il famoso Tap ( Trans Adriatic Pipeline ), quello degli ulivi del Salento per intenderci, e dalla Puglia salirà fino all’Emilia Romagna attraversando in pieno l’area di 1.100 km quadrati ,tra Abruzzo e Umbria, che dopo il terremoto del 30 ottobre ha subito deformazioni morfologiche.
La zona delle faglie, di altissimo rischio sismico, quella dove si è verificato il terremoto più forte dal 1980 a oggi, sarebbe la scelta migliore per far passare un mega tubo di gas compresso? La struttura reggerebbe a una scossa di quella portata o aggiungerebbe fuoco e fiamme alla distruzione provocata dall’evento sismico?
Secondo quanto presentato nel progetto dalla Snam Rete Gas Spa il tracciato è stato scelto considerando i lineamenti morfologici e geologici più sicuri e la tubazione sopporterebbe agevolmente eventuali deformazioni provocate da un sisma grazie alle caratteristiche di duttilità e flessibilità dell’acciaio utilizzato.
A garantire è lo stesso progettista e il governo si avvale di valutazioni statistiche secondo cui non esisterebbe una casistica nella letteratura tecnica che riporta danni a tubazioni integre in acciaio saldato e controllato con le attuali tecniche, causati da scuotimenti sismici.
La certezza è tale che si è prevista addirittura la costruzione di una centrale di compressione e spinta nei pressi di Sulmona in zona sismica di primo grado a causa della faglia del Monte Morrone, silente da 1900 anni ma che potrebbe riattivarsi, secondo gli esperti, in qualsiasi momento, provocando sismi di magnitudo anche di 6.5 della scala Richter.
Sembra incredibile ma proprio i comuni interessati dall’ultimo sisma, Norcia, Visso, Preci, Cascia, Serravalle del Chienti sono situati lungo il percorso su cui la Snam insiste a voler far passare il gasdotto “Rete Adriatica”, dichiarato dagli ultimi governi che si sono succeduti, di importanza strategica, osteggiato da cittadini e amministratori locali con una lotta che dura ormai da anni riuscita solo a rallentarne l’iter ma non a bloccarne definitivamente la realizzazione e diventata ancora più attuale alla luce degli avvenimenti sismici degli ultimi mesi.
Eppure basterebbe semplicemente, come chiedono i comitati, variare il percorso del gasdotto appenninico, magari considerando una via sottomarina.
I cittadini non si sentono sicuri, hanno paura che l’incolumità loro e dei territori sia messa in secondo piano rispetto agli interessi economici e temono che le loro battaglie possano arenarsi.
Soprattutto se dovesse passare la riforma della Costituzione al prossimo referendum, giacché uno dei quesiti riguarda proprio il titolo V che stabilisce alcune competenze sui territori riservandoli alle Regioni e che con questa riforma tornerebbero nelle mani dello Stato centrale.
La produzione, il trasporto e la distribuzione dell’energia sono tra queste.
Battaglie come quelle che riguardavano le trivellazioni del decreto Sblocca Italia, grazie alla Riforma non sarebbero più possibili e le Regioni non avrebbero più il potere di impugnare provvedimenti ritenuti incompatibili con il loro territorio.
Grazie all’introduzione dell’art. 117, inoltre, su proposta del Governo la legge dello Stato potrebbe intervenire anche in materia di competenza regionale quando lo richieda la tutela dell’interesse nazionale.
Per tornare al gasdotto appenninico e sull’opportunità della sua realizzazione in un territorio ad altissimo rischio sismico, in cui negli ultimi dieci anni si sono verificati terremoti via via più intensi e devastanti, la protesta delle associazioni No-Tube appare motivata nonché supportata dalla risoluzione unanime della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati del 26 ottobre 2011 che impegnava il governo a modificare il tracciato.
Risoluzione, a quanto pare, totalmente ignorata visto che il progetto non ha subito nessun tipo di variazione.
Ci si augura però, che alla luce degli ultimi drammatici avvenimenti siano prese in considerazione alternative che pongano, finalmente tra le priorità di rilievo nazionale la prevenzione e la messa in sicurezza dei territori a garanzia dell’incolumità dei cittadini e dei beni comuni, aldilà di qualsiasi presunta centralità strategica di un’infrastruttura.

 

 

 

foto di Simona Cipriani.
foto di Simona Cipriani.