DI SALVATORE OCCHIUTO

SALVATORE OCCHIUTO

Siamo decisamente ai titoli di coda. Probabilmente quelli dei film americani che durano circa dieci minuti. Comunque il botta e risposta tra il premier Matteo Renzi e il Presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker sottolinea il clima di fine impero che aleggia sulla corte dell’uomo venuto da Rignano sull’Arno. Un clima evocato anche dai fumogeni della polizia che hanno invaso l’aria della Leopolda sabato pomeriggio. La roccaforte di Palazzo Chigi è oramai circondata. Le elecubrazioni di Renzi sullo sforamento del Patto di Stabilità hanno scatenato un “me ne frego” di antico fervore mussoliniano. Una reazione che giunge tuttavia non dalle italiche latitudini, bensì dalla massima espressione della politica europea. La dichiarazione del Presidente della Commissione rende sempre più improcrastinabile l’arrivo di Mario Draghi. L’ipocrisia del ricorso al tasto della commozione “non rischiamo la vita dei nostri scolari” non scalfisce le regole comunitarie. L’accenno ai costi aggiuntivi nel quadro del dopo terremoto in relazione alla sicurezza dell’edilizia scolastica non smuove di un millimetro la posizione di Bruxelles. “Da mesi Roma sapeva quali erano le richieste dell’Ecofin, inutile ora accampare scuse”. Così Pierre Moscovici, Commissario agli Affari Monetari, replica alle osservazioni del Ministro dell’Economia Padoan. Un paradosso della storia. Per la prima volta nella sua vita Padoan è dalla parte delle vittime. L’uomo che quando era all’Ocse e al Fmi impose le draconiane misure che provocarono il default di Argentina e Grecia, forse, solamente adesso, si rende conto del meccanismo di cui è stato attore determinante.