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DI TONI JOP

NO Sì, Sì NO. Lacerante questione. ma non vedo traccia del funerale che, in gran silenzio, si sta celebrando oggi in questo paese. Della voragine di legittimità e di identità civile che si sta aprendo sotto i nostri piedi. mentre discutiamo e ci togliamo gli occhi gli uni con gli altri, ecco, infatti, che sta andando a fuoco la sola zolla istituzionale che aveva raggiunto in Italia un suo equilibrio positivo, una sua generosa maturità: i comuni. Mentre si riflette sulle regioni, ormai trasformate in staterelli impropri burocraticamente affondabili, mentre si opera per dare allo stato, al governo fluidità e continuità di iniziativa, concentrando poteri, i comuni si trascinano in uno stato di abbandono. ridotti dalla crisi, dalla globalizzazione, dal travaso di poteri verso il centro, dal rinsecchire progressivo dei bilanci. Se c’era qualcosa che funzionava, e credo che saremo tutti d’accordo, era proprio la relazione tra sindaci ed elettori, tra consiglio comunale e cittadini, favorita da un parco legislativo e normativo che aveva consegnato a questo primo livello del telaio istituzionale una funzionalità tutt’altro che esclusivamente burocratica. Produce, quella relazione, fondazioni “antisismiche”: senso di identità, appartenenza territoriale, civismo, dignità da autogoverno. Tutte virtù che a livello nazionale – in assenza di una politica federalista, che dolore – sono da sempre miraggi lontani. Ora, ecco che i sindaci si riducono a studiare come piazzare gli autovelox, a come si possa fare a meno di aiutare il sistema culturale diffuso, che nasce e opera nel basso. A come si possa bloccare lo sviluppo dei servizi senza perdere la faccia, a come si possa “mungere” con scaltrezza dai provvedimenti statali. Il tutto, con una perdita secca di autonomia, di dignità, di identità. I comuni vengono così umiliati, depressi, sviliti, frantumando il solo scalino utile alla formazione di un senso dello stato che non sia ancorato ad una deriva ideologica di destra, dove soffiano i venti del senso di potenza, anima di ogni nazionalismo che si “rispetti”. Stanno crollando ben più campanili di quelli che il terremoto sta demolendo. Vorrei che se lo ricordassero, oggi, tutti i sinceri democratici: senza una redistribuzione di poteri in direzione dei comuni, l’Italia collasserà. Sta già avvenendo. Si o NO.

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