DI SALVATORE OCCHIUTO

SALVATORE OCCHIUTO

C’era una volta l’Impero Ottomano con l’onnipotente Sultano padrone di uomini, donne, bestie, terreni. La sua legge vigeva ad ogni latitudine dell’immenso dominio e la sua autorità era ritenuta superiore a quella di ogni altro sovrano. Così ai tempi attuali si comporta Erdogan il Sultano del ventunesimo secolo. Dopo avere represso con brutalità e violenza gli infedeli autori del golpe del 15 luglio, continua a ricattare un’Europa che si è sempre dimostrata debole nei suoi confronti. Non sono bastati lo scorso autunno i sei miliardi di euro scuciti per arrestare l’inesorabile flusso dei migranti, adesso alle rimostranze di Bruxelles riguardo la limitazione delle libertà fondamentali, Erdogan torna ad agitare lo spauracchio dei profughi. Uno scontro diplomatico che evidenzia ancora una volta l’inadeguatezza di un’Ue che ha deliberatamente rinunciato ad una politica estera comune. Le parole di Federica Mogherini sono vacue dichiarazioni ufficiali che non hanno alcuna conseguenza sul piano pratico. Al contrario la minaccia di Ankara di aprire le frontiere al transito dei flussi migratori in direzione del vecchio continente appare realistica e foriera di scenari disastrosi. Ennesimo capitolo della strada senza uscita in cui si è infilata la forse troppo supponente Commissione Europea che pretende di avere l’ultima parola con qualsiasi interlocutore.