DI IMMACOLATA LEONE
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Nelle ultime ore Amnesty international, grazie alla collaborazione dei suoi attivisti che si trovano a nord dell’Iraq, nei villaggi nelle aree di al-Shura e al-Qayyarah, a sud e a sud-ovest di Mosul, ha richiamato l’attenzione delle autorità irachene, ad investigare immediatamente sulle torture, sevizie, ed uccisioni brutali degli abitanti dei villaggi di Mosul.
Si parla di un numero imprecisato di persone seviziate, crocifisse e brutalmente uccise sul posto, accusate di legami con l’Isis.
Lynn Maalouf, vicedirettrice per le ricerche presso l’ufficio regionale di Amnesty international di Beirut ha fatto la seguente dichiarazione:
“Uomini che indossavano uniformi della polizia federale hanno compiuto uccisioni illegali, arrestando e poi uccidendo a sangue freddo residenti dei villaggi a sud di Mosul. In alcuni casi, le vittime sono state torturate prima di essere passate per le armi.
Uccidere volutamente prigionieri e altre persone inermi è vietato dal diritto internazionale umanitario e costituisce un crimine di guerra. È fondamentale che le autorità irachene svolgano indagini immediate, approfondite, imparziali e indipendenti su questi crimini di diritto internazionale e portino i responsabili di fronte alla giustizia. In assenza di punizioni, vi è il forte rischio di assistere ad altri crimini di guerra nei villaggi e nelle città dell’Iraq durante l`offensiva per riprendere Mosul”.
Accuse simili sono arrivate dall’ong Human Rights Watch (Hrw), secondo la quale almeno 37 uomini sospettati di legami con l’Is sono stati catturati dalle forze irachene e curde presso checkpoint, villaggi, campi per sfollati e altri luoghi intorno a Mosul.
Attualmente le truppe di Damasco, aiutate dai raid russi, sono riuscite a togliere ai ribelli una zona fondamentale di Aleppo, con 32 morti civili, tenendo sotto assedio la parte orientale della città. Mentre un raid USA ha ucciso 20 civili in un villaggio a nord di Raqqa.
Un bagno di sangue di vittime senza colpe, che non si fermerà.
I curdi hanno iniziato ad isolare la capitale dello Stato Islamico, avvicinandosi al sito archeologico di Nimrud; l’opposizione moderata ha chiesto aiuto agli USA per fermare l’ulteriore bagno di sangue che ne verrà.
Mentre i “grandi ” giocano a fare la guerra, nelle loro stanze come se fosse una partita a risiko, la situazione dal vivo è al limite dell’apocalisse: migliaia di sfollati destinati ad aumentare che si andrebbero a sommare ai 14.000 che sono fuggiti dalle loro case per cercare rifugio nei campi di accoglienza.
Ci sono ancora 600 mila bambini imprigionati all’interno di Mosul. Bambini che dopo due anni di fame e paura, rimangono intrappolati tra le linee del fronte.
Bambini ai quali manca tutto, in condizioni psico-fisiche terribili. Testimoni di torture, abusati e usati come kamikaze dall’IS.
Si rischia una tragedia umanitaria senza precedenti se non si interviene.
Due anni di Stato Islamico e Califfato hanno lasciato il loro peso, come si evince da alcuni documenti dell’Ong, i bambini hanno ricevuto un vero e proprio lavaggio del cervello, molte scuole hanno cambiato addirittura i piani didattici , sono stati testimoni di torture, uccisioni, crocifissioni.
All’interno di Mosul ci sarebbero almeno un milione di persone.
Andrea Iacomini, portavoce Unicef Italia, ha dichiarato che l’Unicef sta attrezzando campi a sud e a nord della città, in previsione di un enorme numero di sfollati che arriveranno. Per l’inverno che è ormai alle porte si sta provvedendo con kit invernali, con una serie di materiali per cercare di assistere il numero maggiore possibile di bambini.
Iacomini ha altresì dichiarato che “i bambini rappresentano l’elemento più debole, sono quelli che destano più preoccupazioni e sono quelli che hanno bisogno di un’assistenza immediata.
il clima è diventato molto rigido e quindi bisogna intervenire d’urgenza”.
Ma tanto a loro, ai tessitori dei fili, cosa importa dei bambini, mica sono loro figli.