DI ENRICO ROSSI
ENRICO ROSSI
La coalizione trumpista italiana ( co.tru.it. ) proverà a nascere sabato a Firenze a guida Matteo Salvini e con il contorno dei governatori di destra.
Si va formando un’internazionale Trumpista alla quale, a suo modo, si iscrive anche Grillo, in gara con il leader della Lega.
Applaudono alla vittoria di Trump: Orban, Erdogan, Putin, i neonazisti di Alba Dorata, il nazionalista polacco Duda e in Francia Le Pen.
In Europa ci aspettano in un anno “momenti Trump” cruciali: elezioni in Bulgaria, Austria, Danimarca, Olanda, Francia, Germania.
Pare che i signori del mondo abbiano scelto di prendere tempo con i nazionalismi e la demagogia pur di continuare a fare i loro interessi, pur di non ridistribuire la ricchezza e limitare i loro poteri assoluti, anteponendo la propria avarizia alla democrazia.
Per una sinistra popolare e seria che vuole tutelare i ceti più deboli e si ispira ai valori democratici e socialisti sarà una battaglia dura.
Per sostenere questo impegno non servono divisioni né cedimenti verso il centrodestra o ancor peggio larghe intese con Verdini o un Berlusconi redivivo.
Spostare a sinistra l’asse politico e sociale del PD è ormai un compito che riguarda la maggioranza e la minoranza del nostro partito. Ricostruire un ampio schieramento sociale e politico di sinistra è ormai una necessità per tutti gli uomini e le donne che continuano a richiamarsi a valori comuni democratici e di sinistra. Bisogna per questo scopo accantonare le polemiche, i personalismi e le divisioni.
Io penso che all’internazionale trumpista si deve rispondere con le idee e il programma con cui Sanders ha dimostrato di saper mobilitare giovani lavoratori e ceto medio negli USA.
Da lì bisogna ripartire anche in Italia, con un programma ispirato al socialismo e di stampo rooseveltiano: piena occupazione, regolazione del mercato capitalistico, redistribuzione della ricchezza, servizi pubblici di qualità e accessibili a tutti.
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