DI CRISTINA GIUFFRIDA
CRISTINA GIUFFRIDA
Si vota per brexit ed il giorno dopo si manifesta contro brexit.
Si vota per Trump, ed il giorno dopo si manifesta contro Trump.
Il che mi fà quasi sperare (ho detto quasi) che per il referendum, pare ormai certo, del 4 dicembre si manifesti giorno 5, qualsiasi sia il responso finale.
Così oggi, sia Bernie Sanders che Corbyn, vanno all’attacco delle elite.
Sanders rilancia il progetto socialista e conferma che non smetterà di combattere Trump.
Ha già fatto sapere che, in qualità di senatore, farà il suo dovere per aiutare le famiglie operaie, anche se ciò dovesse significare scendere a patti col neopresidente ma non smetterà di pensare al proletario.
Ha confermato che si opporrà con vigore alle politiche sessiste, xenofobe e antiambientaliste che sono state annunciate nella campagna elettorale da Donald Trump.
Insomma, per quanto dica che sarebbe pronto a scendere a patti con Trump, mi pare che Sanders stia affilando le lame per non rendere facile la vita al fascistello appena eletto per effetto di una rivolta “antiestablishment di una borghesia declinante”.
Ed il bello è che, dopo le elezioni (un pò come accadde per Brexit), anche la popolazione è scesa in piazza a manifestare contro Trump.
Comincia bene il nuovo Presidente..
Ieri, migliaia di persone sono scese in strada in tutti gli Stati Uniti per protestare contro la vittoria di Trump.
Gli attivisti democratici hanno invaso le strade di Chicago, città che ha sostenuto la Clinton, e prima de lei, Obama.
Si sono raccolti sollevando una sorta di “emergenza Trump”, ed hanno bloccato il traffico sulle strade principali al grido: “Trump is not my president”.
In California, a Berkeley, si è risvegliato il movimento studentesco nelle università, oggi contro Trump, così come i loro padri fecero nel lontano 1968.
A Londra, invece, il leader laburista Corbyn ha commentato così: “l’elezione di Trump è un rigetto inequivocabile dell’establishment politico e di un sistema economico che semplicemente non funziona per la grandissima parte della gente. È un sistema che ha favorito l’allargamento della disuguaglianza e della stagnazione o caduta degli standard di vita per la maggioranza delle persone, negli Stati Uniti e in Gran Bretagna”.
Ha poi aggiunto: “è il rifiuto di un consenso economico che è fallito e di una elite di governo che è stata percepita come sorda. La rabbia pubblica che ha spinto Donald Trump verso la presidenza non è che lo specchio di quanto sta accadendo in tutto il mondo”.
Prendo atto di queste parole e le riporto in Italia, dove ormai è tutto un “voto di protesta e di rabbia”.
Immancabilmente il pensiero và al 4 dicembre; temo e mi conforto nello stesso momento.
Se per risorgere bisogna scendere all’inferno, meglio così, le porte dell’inferno sono state aperte anche negli State, lo Stato più “carogna” del mondo.
Ma il purgatorio è peggio dell’inferno, il purgatorio è galera, è tortura, fame e miseria; nel purgatorio si accetta ogni sofferenza perché c’è la “brace” della speranza.
Se si scende all’inferno anche la speranza muore e quando la speranza muore non c’è più niente da perdere, da difendere, da sperare appunto.
Allora sarà chiaro che non ci resta che ribellarci, che abbattere questa stato capitalista, questo presente che sta costruendo un mondo ad hoc per pochi eletti maciullando le ossa della maggioranza di popolo disperato.
Senza paura, il 4 dicembre, cominciamo noi a fermare la deriva fascio/capitalista.
#IovotoNO perchè rinasca la dignità, l’unità ci darà la forza, ci riprenderemo il nostro posto e ci faremo solidali con i nostri fratelli.
Ognuno darà ciò che ha e riceverà ciò di cui ha bisogno, tutti faranno tutto e tutto sarà di tutti.
Come attuale Costituzione vuole!