DI FERNANDO CANCEDDA
FERNANDO CANCEDDA
Roma, 11 novembre 2016 – Ma è giusto, secondo voi, che il presidente del Consiglio indirizzi a quattro milioni di italiani all’estero una lunga lettera di propaganda con tanto di  stemma tricolore del comitato “Basta un sì”? Dopo aver retoricamente illustrato i meriti del suo governo per migliorare l’immagine dell’Italia nei loro paesi di residenza e facendo appello al loro patriottismo, ecco come conclude il segretario premier:

“Sarete voi a decidere se questa Italia deve continuare ad andare avanti oppure deve tornare indietro. Sarete voi a decidere se dire sì al futuro oppure se rifugiarsi nell’attuale sistema, talmente burocratico da non avere nessun paragone in Europa. Oggi possiamo dimostrare all’Italia e al mondo che noi ci crediamo davvero. Che la storia dell’Italia è meravigliosa e noi possiamo rendere migliore anche il suo futuro.
Oggi siamo a un bivio. Possiamo tornare ad essere quelli di cui all’estero si sghignazza, quelli che non cambiano mai, quelli famosi per l’attaccamento alle poltrone e le azzuffate in Parlamento. Oppure possiamo dimostrare con i fatti che finalmente qualcosa cambia e che stiamo diventando un Paese credibile e prestigioso. Ci date una mano? Basta un sì”.

Con il candore (o la faccia tosta, fate voi) che la distingue, la ministra Maria Elena Boschi ha risposto alle critiche di chi faceva rilevare la scorrettezza dell’iniziativa precisando che la lettera arriverà “in contemporanea” ma non “assieme” al plico per il voto. Perché in effetti – perdonate il sarcasmo – allegare l’appello di “Basta un Sì” alla scheda elettorale sembrava eccessivo. Sta di fatto che il Partito democratico, a differenza dell’opposizione è riuscito a ottenere l’elenco degli indirizzi e farà propaganda a domicilio senza aver chiesto il consenso dei destinatari.
“Non si può rischiare di falsare questa consultazione cercando un rapporto unilaterale, che è possibile soltanto a chi guida l’istituzione governativa nei confronti degli italiani all’estero” , aveva  commentato ieri sera al TG La7  il direttore Enrico Mentana. “Un’evidente forzatura”, la definiscono in una dichiarazione Alfiero Grandi e Domenico Gallo del Comitato per il No. Con il reiterato tentativo di “delegittimare il dissenso facendolo passare per vecchio e conservatore, quando è evidente che nulla è più vecchio del tentativo di manomettere la Costituzione della nostra Repubblica”, i due portavoce denunciano che “il Presidente del Consiglio e i Ministri non hanno alcun riguardo per il loro ruolo istituzionale, per un suo uso nell’interesse pubblico, di tutti i cittadini. Anzi lo usano a piene mani a fini di parte e di convenienze politiche, dimostrando ignoranza e disprezzo per ogni distinzione tra ruolo istituzionale e ruolo di partito. La vittoria del No è necessaria anche per ristabilire in modo netto questa distinzione tra ruolo pubblico e istituzionale e interessi di parte”.