DI NANDO DALLA CHIESA

NANDO DALLA CHIESA

Così ha vinto Trump. Dice: ma come è possibile? E io rispondo: ma proprio noi lo chiediamo? Sono arrivato ieri sera a Monaco, dove ho iniziato oggi un corso su mafia e letteratura (com’è bello cimentarsi con i temi nuovi…) e stamattina tutte le persone che insegnano qui, ma anche qualche studentessa, parlavano dell’Italia come antesignana. Perché stupirsi? Forse sarà meno peggio di come temiamo, in fondo un presidente Usa non è mai solo, ha un sistema che gli ruota intorno, che ne può frenare gli slanci innovatori ma anche gli umori più sguaiati e le mattane in politica internazionale. Almeno così spero. Perché il tipo interpreterà pure la pancia della classe operaia della profonda America, ma qui c’è di mezzo il mondo. In ogni caso il Paese che ha votato due Bush non ha votato due Clinton: establishment o meno (lo era in tutti e due i casi), è una questione intrigante, forse di donne.
Prima di partire ho fatto in tempo a vedere i fischi e a sentire i “fuori, fuori!!” gridati a Bersani alla Leopolda. I personaggi e le circostanze sono diversissimi ma la cosa mi ha ricordato d’istinto i fischi a Berlinguer al congresso socialista. Questioni di stile che dicono molto. Che esprimono anche una mutazione genetica dei partiti, anticamera della loro estinzione nel primo caso, vedremo stavolta. Mi convinco sempre di più che una persona sensata dovrebbe votare sul referendum anche guardando al metodo, che è sempre la spia più sincera della posta in gioco: una sola risposta per un’ondata di questioni diversissime (colpita alla radice la libertà di scelta), la furia interna contro un dissidente (la cacciata dell’apostata) e l’occupazione pazzesca della televisione e soprattutto dei telegiornali, non si sente altro che referendum e Renzi (l’informazione che si fa regime). A tutto questo, prima di tutto, va il mio educato “no”.
E a proposito di “no”, inizia davvero a inquietarmi questa rappresentazione dei sostenitori del no come banda di reazionari con qualche incursione di irresponsabili estremisti di sinistra, che votano “come” (come Salvini, come casa Pound ecc). Allora, amici blogghisti, qui c’è in ballo la Costituzione. Solo quella (ed è già tanto!). Se Casa Pound la vuole difendere sono affari suoi. Perciò vi do una primizia. Vi do una formazione del no che non è fatta né di Salvini né di Cirino Pomicino. E voi provate a recitarla alla vecchia maniera come se foste l’altoparlante dello stadio prima della partita: Padellaro; Di Matteo, Rodotà; Bonsanti, Smuraglia, Monti; Spataro, Zagrebelsky, don Ciotti, Onida, Camusso. Mettetemi pure quindicesima riserva, ci sono anch’io. Non ci ho messo Marco Travaglio per far capire che c’è un vastissimo schieramento non sospettabile di simpatie grilline che è per il “no”, e che solo una campagna di regime riesce a nascondere. Leggete i nomi e ditemi se a molte di queste persone non dovete la resistenza alle leggi ad personam, alla corruzione e alla mafia e l’idea di una democrazia e di una giustizia trasparenti, E poi rispondetemi: con chi vi schierate se votate no?

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