DI FRANCESCO ERSPAMER
FRANCESCO ERSPAMER
Trump non ha cavalcato una protesta; ha cavalcato l’odio di una classe media impoverita economicamente ma anche spiritualmente e culturalmente, gente che fa una vita di merda e però non mai provato a combattere chi l’ha ridotta in quella condizione (le grandi multinazionali) preferendo prendersela con chi ha meno — i poveri, le minoranze, i deboli.
Bisogna guardare ai dettagli per capire il vento che soffia nel centro degli Stati Uniti; per esempio ai referendum locali che sempre accompagnano le elezioni. In Nebraska più del 60% dei cittadini ha votato in favore della reintroduzione della pena di morte, eliminata solo un anno fa dai parlamentari di quello stato. In Oklahoma, dove non è mai stata abolita, il 66% ha approvato un emendamento alla Costituzione dello stato in cui si afferma esplicitamente che le esecuzioni capitali non possono essere considerate crudeli, quale che sia il modo scelto per effettuale.
Fischia il vento, in America, infuria la bufera; ma non il vento e la bufera della canzone partigiana. È un’aria fetida quella che arriva dalle grandi pianure e che ha spinto Trump alla Casa Bianca e al controllo pressoché totale del paese. Può nascere qualcosa di buono da una disperazione vuota di empatia, da una rabbia priva di ideali e di coscienza? Solo se saprà scatenare un movimento di resistenza.