DI GIACOMO MEINGATI
GIACOMO MEINGATI
Udí il suono di un accordo segreto,
Re Davide deliziare Dio con la sua cetra, lo stupefatto Re comporre il suo Alleluia, e come dice una vecchia canzone, è solo quando i giganti vanno via che ci si rende conto che il cielo reggeva sulle loro mani.
Ci ha lasciato Leonard Cohen, poeta, cantautore, scrittore tra gli intellettuali più vivi e originali del nostro tempo.
“È con profonda tristezza che diamo notizia della morte del poeta, compositore e artista leggendario Leonard Cohen, abbiamo perduto uno dei visionari più prolifici  e rispettati del mondo della musica”, ha annunciato il suo entourage sulla sua pagina Facebook, rivelando che la cerimonia funebre si svolgerà a Los Angeles in una data ancora da definire.
Cohen ha usato la sua arte, manifestata in molteplici canali espressivi, per lanciarsi in un’esperienza appassionata di ogni aspetto della vita di un uomo, lasciandoci una grande eredità nei suoi lavori, estratta proprio da queste esperienze umane e culturali.
Nato a Montreal il 21 Settembre del 1934 da una famiglia ebraica immigrata nel Canada, di padre polacco e madre lituana, vive una prima parte della vita nel segno degli eccessi, mentre la seconda è quasi completamente assorbita da una ricerca spirituale che lo ha portato a isolarsi per quasi 15 anni, trascorsi per gran parte sul Mount Baldy in California, in un tempio buddista.
Nel periodo universitario Cohen inizió la sua produzione come poeta puro, attività che culminerà nella raccolta del 1956 dal titolo Let Us Compare Mythologies.
Un primo album di reading esce nel 1957 con il titolo di Six Montreal Poets e contiene otto poesie recitate da Cohen, frutto di un’informale frequentazione con un gruppo di poeti con cui avvió prima una condivisione dei reciproci lavori e poi una collaborazione artistica.
Nel 1961 viene pubblicata la raccolta di poesie The Spice-Box of Earth.
In seguito Cohen compie una delle sue forti scelte orientante in senso spirituale, trasferendosi a Hydra, un’isoletta della Grecia, famoso rifugio di artisti, da dove continua la sua attività poetica pubblicando nei primi anni sessanta raccolte di poesie (Flowers for Hitler) e due romanzi: Il gioco favorito(The Favourite Game, 1963) e Belli e perdenti (Beautiful Losers, 1966).
Fu la cantautrice Judy Collins a innamorarsi dei suoi componimenti, e a convincerlo a scrivere anche canzoni, chiedendogli di poter interpretare due delle sue prime creazioni Suzanne, e Dress rehearsal rag.
Da questa influenza, unita certamente al grande fermento culturale della scena musicale rock degli anni 60, Cohen matura e raffina la sua musica e la sua scrittura di canzoni, che trova una prima importante affermazione nei primi concerti, in cui Cohen abbina sempre le canzoni alle sue poesie, e infine al primo disco da cantautore, Songs of Leonard Cohen del 1967, che non fu accolto da un grande successo e fu rivalutato soltanto in un momento più tardo.
Il secondo disco Songs from a Room esce nel 1969 e ne decreta il successo. Il disco è trainato dalle hit Seems so long ago, Nancy e la celeberrima Bird on the Wire.
Songs of Love and Hate, il suo terzo disco, ne decreta la definitiva consacrazione come cantautore, consolidata dalla successiva raccolta di canzoni live, Live Songs e nel 1974, e il quarto disco in studio, New Skin for the Old Ceremony. Con il disco del 1977, Death of a Ladies’ Man, arrangiato con la collaborazione di Phil Spector, Cohen inizia a utilizzare un suono più complesso e contaminato da varie influenze musicali, al disco parteciperanno altri musicisti, tra i quali anche Bob Dylan.
Seguono molti lavori tra ritorno a un sound folk (Recent Songs nel 1979), a nuove contaminazioni e sperimentazioni come Various Positions del 1984, album in cui è contenuta la sua hit più celebre, Halleluja, canzone manifesto, una delle ballate più famose e coverizzate al mondo.
Cohen è caratterizzato nella sua longeva attività artistica da una costante tensione mistica e spirituale che attraversa tutti i suoi lavori che si susseguono decennio dopo decennio, sia musicali che letterari, attraversando gli anni 80,90 e 2000.
I suoi lavori spaziano da libri come The book of mercy, ad album caratterizzati da una spiritualità che non esclude mai ma anzi completa la sensualità come il già citato Various positions, film come I am a hotel, e varie altre esperienze culturali.
Il lungo ritiro nel centro zen sul Mount Baldy frutterà l’album The new song del 2001, negli stessi anni in cui Cohen vivrà una dolorosa causa col suo vecchio manager che gli costerà tantissimo in termini economici e non solo.
Dal punto di vista sentimentale Leonard Cohen ha avuto due figli, Adam (anch’egli cantautore) e Lorca, entrambi da una relazione con l’artista Suzanne Elrod. Ha avuto anche una lunga relazione con l’attrice Rebecca De Mornay.
Ci lascia, come detto precedentemente, uno dei più vivi intellettuali del nostro tempo, che ha scaldato i cuori di generazioni e generazioni di fan.
Forse niente lo ricorda e lo dipinge meglio dei suoi versi in Halleluja, in cui dice: ” ho fatto del mio meglio anche se non era molto, non ho potuto sentire e così ho provato a toccare, ho detto la verità senza volerti mentire e anche se fosse andato tutto storto io sarò i piedi davanti al Signore della Canzone con niente nelle mie labbra se non il mio Hallelujah”.