DI LUCA SOLDI

 

image

 

La spregiudicatezza del direttore Andrea Corti, direttore di Ato Sud Toscana “nella gestione della cosa pubblica e la sua ‘fame’ di denaro appare, per certi aspetti, imbarazzante”. A scriverlo il gip Matteo Zanobini disponendo gli arresti domiciliari per il principale indagato dell’inchiesta sul bando da 3,5 mld truccato in Toscana. La procura aveva chiesto il carcere ma il gip ha ritenuto sufficienti gli arresti domiciliari accompagnati “da divieto assoluto di incontri e colloquio” con soggetti diversi dai familiari. Trema dunque la Toscana dei rifiuti. Il Comando provinciale della GdF di Firenze, nell’ambito dell’operazione denominata “Clean city, ha dovuto sottoporre agli arresti il direttore generale dell’Ato Toscana Sud, Andrea Corti, 50 anni, con l’accusa di turbativa d’asta e corruzione. L’inchiesta è partita dalla Procura di Firenze e le accuse sono di turbativa d’asta e corruzione. Per Corti sono stati disposti gli arresti domiciliari. Secondo le indagini, il direttore generale dell’Ato Toscana sud avrebbe ottenuto guadagni illeciti per oltre 380mila euro, tramite compensi che figuravano come consulenze, prestazioni d’opera professionale o altri costi tipo rimborsi spese. Altri personaggi sono stati messi al centro dell’inchiesta secondo l’ordinanza, per loro è stato applicata l’interdizione dai pubblici uffici: l’avvocato Valerio Menaldi (avrebbe per l’accusa predisposto il bando di gara), il commercialista Eros Organni, amministratore delegato di Sei Toscana, aggiudicataria dell’appalto e l’amministratore delegato di Siena Ambiente, Marco Buzzichelli. L’inchiesta che coinvolgerebbe anche altre persone, riguarderebbe un appalto per un valore complessivo di circa 3,5 miliardi di euro e riguarderebbe la gestione completa del ciclo di rifiuti nelle province di Arezzo, Siena e Grosseto, l’area governata dall’Ato Toscana Sud.  Sarebbe venuto alla luce un sistema di “commistione” tra controllori e controllati per cui gli indagati avevano concordato preliminarmente, nonostante i ruoli distinti ed incompatibili fra loro, i dettagli della procedura di aggiudicazione nonché la redazione materiale dei documenti. Così, in una conferenza stampa, gli inquirenti hanno spiegato che di fatto il bando di gara era strutturato “su misura” per favorire il raggruppamento con a capo Siena Ambiente e per scoraggiare eventuali altri concorrenti inserendo nel bando stesso clausole particolarmente vessatorie. L’appalto nel 2013 fu effettivamente aggiudicato a Siena Ambiente con un consorzio di 6 imprese. Il commento del procuratore capo di Firenze, Guuseppe Creazzo, non lascia spazio ad altre interpretazioni: “Questa è un’altra tappa del tentativo di combattere la corruzione in ambito pubblico, fenomeno da cui pare che nemmeno in Toscana si sia immuni. Il direttore generale dell’Ato Toscana sud – ha spiegato Creazzo – ha fatto mercimonio delle proprie funzioni pubbliche al fine di favorire un intreccio di intese davvero sconcertante a vantaggio dell’aggiudicatario dell’appalto e traendone vantaggi personali. Ha agito nonostante le incompatibilità funzionali. Controllati e controllori agivano insieme per raggiungere il risultato comune di far ottenere l’appalto ad un preciso raggruppamento di imprese”. Tutto, come spesso succede sarebbe partito da una lettera anonima, ha proseguito il procuratore Rodrigo Merlo: “l’inchiesta è partita dalla nota di un anonimo indirizzata a questa procura, alla Gdf e alla Corte dei conti. Sono scritti che spesso non vanno molto al di là del pettegolezzo quelli anonimi, ma stavolta c’erano informazioni di dettaglio che non potevamo trascurare. Così la Finanza, partendo da fonti aperte, materiali reperiti su Internet, ha dato il via alle indagini”, iniziata nel 2014, mentre la gara di appalto era stata bandita nel 2010 e assegnata nel 2013.