DI GIULIO CAVALLI

GIULIO CAVALLI

La notizia era rimbalzata sui giornali di tutta Europa e ci aveva scosso un po’ tutti qui in Italia. Del resto tra le tredici studentesse decedute il 20 marzo in Catalogna per un’incidente tra il bus che le trasportava e un’auto ben sette erano italiane. I cinquantasette studenti sul pullman erano tutti del progetto Erasmus, di diverse nazionalità arrivati all’università di Barcellona per la loro esperienza internazionale.
Dopo l’incidente l’autista aveva confessato di essersi addormentato e i Mossos d’Escuadra, la polizia regionale catalana, aveva subito aperto un’inchiesta penale. Il dolore dei famigliari non ha bisogno nemmeno di essere scritto: le foto di quei giorni sono l’immagine di chi perde una figlia mentre è intenta a immaginarsi un futuro.
«Che vengano accertate al più presto le responsabilità» aveva detto il Presidente Sergio Mattarella, profondamente addolorato, nel suo intervento sincero e commosso poche ore dopo la tragedia. L’accertamento della responsabilità, del resto, pur essendo scaduto in una formuletta linguistica piuttosto abusata, è il minimo che un Paese possa offrire ai propri cittadini. Sembra poco, forse, ma l’accertamento della verità e delle responsabilità, è il sintomo di una politica che funziona, che non si nasconde e che è capace di dare risposte.
Ieri il giudice del tribunale di Amposta, vicino a Tarragona, ha archiviato la causa penale. Dice, il giudice, che non ci sarebbero responsabilità nella meccanica del mezzo o nell’imperizia dell’autista. Il padre di Serena Saracino, Alessandro, ha dichiarato di essere “sotto choc, ancora” e di voler ricorrere in tutte le sedi possibili. E di volere una risposta dall’Europa. Già l’Europa. Se dobbiamo “fare l’Europa” allora che l’Europa si faccia garante. Oltre ai bilanci, del resto, sarebbe il caso che l’Europa si occupi delle persone e dei loro dolori.
“Quando non ci sono i colpevoli allora i colpevoli sono i morti” mi ha detto un giorno un famigliare di una vittima dell’incidente di Linate accaduto nel 2001. Già. Sono colpevoli i morti.
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