DI ROBERTO BECCANTINI

ROBERTO BECCANTINI

Un lettore, Valerio Rosa, mi ha chiesto un ricordo di Roberto Milazzo, scomparso all’improvviso martedì scorso.
Con Roberto «Bob» Milazzo lavorai dieci anni alla «Gazzetta dello Sport», dal 1° marzo 1981, quando arrivai, al 1° febbraio 1992, quando mi trasferii a «La Stampa». Lo avevo già frequentato in precedenza, come inviato, lui al «Corriere della Sera», io a «Tuttosport». Aveva uno stile asciutto, che cercava sempre di adeguare al celebre detto di Albert Camus: «Chi scrive in modo chiaro ha dei lettori. Chi scrive in modo oscuro ha dei commentatori».
Lo ricordo sotto una Monaco sepolta di neve, testimoni di un’amichevole tra Germania Ovest e Inghilterra. I rispettivi giornali ci avevano colà spediti per controllare tale Herbert Neumann, prossimo a venire in Italia (Udine, Bologna), ignari, i nostri capi e noi devoti sudditi, che il pezzo forte non fosse lui, ma la moglie. E lo ricordo a Donetsk, al seguito della Juventus, quando l’Ucraina era ancora sovietica e lo stadio dello Shakhtar non esattamente il gioiellino che è poi diventato. I telefoni erano fissi e spesso sordi. Niente teleselezione, niente cellulari (se non «quelli là», molto più grossi e molto meno seducenti). Ci si raccomandava alla centralinista come se fosse la Madonna. Improvvisamente, uno squillo. Vladimiro Caminiti abbrancò la cornetta. Si fece passare «Tuttosport». I patti erano: cinque minuti a testa, poi linea ai colleghi. Camin la tenne per mezz’ora, Bob Milazzo stava per saltargli addosso, e non solo lui. Fu difficile, molto difficile, non perdere la calma (e la linea). Ci provai. Ci riuscii.
E poi l’altro Milazzo. Il vice direttore, il titolista, l’architetto della prima pagina. Aspettava che tornassimo dai campi e poi cominciava a farci domande, in bilico tra il prete che confessa e il commissario che interroga. Cercava tracce, attento a scansare le orme dei luoghi comuni, del solito «paraponzi».
Come se da centravanti avesse deciso di arretrare a centrocampo. Lo ricordo così. Fedele nei secoli alla scelta, tanto è vero che sarebbe tornato a scrivere sì e no un paio di volte.
Roberto «Bob» Milazzo. Aveva 75 anni. Quando un compagno di cordata si stacca, la scalata diventa più dura.
Roberto Milazzo è il primo da destra

Milazzo, primo a destra con Maldini, Cannavò e Rivera