DI GIANFRANCO MICALI
GIANFRANCO MICALI
Una domanda che aleggia un po’ in tutti i talk-show è quale riflesso possa avere sul referendum italiano la vittoria di Donald Trump. L’interrogativo che pare mal posto, entra invece a gamba tesa nel merito delle riforme. Pensate ai contrappesi istituzionali previsti negli Stati Uniti, dove di solito Congresso e Senato possono frenare, e molto, gli ampi poteri del presidente. Certo, in questo raro caso,entrambe le camere sono a maggioranza repubblicana . Ma tra soli due anni arriveranno le elezioni di mid-term, e se Trump non avrà fatto bene, diventerà un’anatra zoppa, cioè potrà perdere il sostegno di una gran parte dei deputati e senatori della sua parte, e trovarsi quindi in minoranza . Il suo mandato è poi di quattro anni.
Paragonate tutto questo ai progetti di Matteo Renzi che nel perorare sia la riforma costituzionale che quella elettorale, conclude sempre: “L’importante è poter governare. Poi , dopo cinque, anni se non si è bravi, si va a casa”.
Cinque interminabili anni con l’enorme maggioranza nominata da lui.
Cinque anni, un eternità durante la quale si può rovinare il destino di un’intera generazione. NO. NO. E poi NO.
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