DI OLIVIA GOBETTI
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Un ritocchino tira l’altro. Un po’ come quando mangiamo le ciliegie e non riusciamo più a fermarci. Eppure gli ultimi ritrovati della chirurgia e medicina estetica, se utilizzati con criterio ed eseguiti da valenti professionisti, possono davvero regalare al nostro viso la piacevolezza e quello splendore che gli anni avevano sbiadito.
Questo non significa dimostrare vent’anni quando abbiamo superato il mezzo secolo, ma aggiungere smalto alla nostra età senza rischiare di diventare personaggi patetici e ridicoli.
Non è raro che la cronaca riporti esperienze devastanti ai danni di chi, nel vano tentativo di bloccare le lancette dell’orologio biologico, si è ritrovato con un viso deturpato e irriconoscibile.
E’ il caso di Carol Bryan, anni 54 trascorsi in gran parte nel settore estetico. Bionda, capelli alle spalle, viso dall’ovale perfetto e decisamente attraente: tutto questo prima di sottoporsi a un intervento che prevedeva l’utilizzo di nuovi filler che avrebbero ridato volume e compattezza a zigomi e fronte. La fiducia riposta nel suo medico estetico era totale, e Carol si è affidata alle sue mani senza alcuna riserva.
Purtroppo, nessuno le aveva detto che determinati riempitivi possono essere utilizzati esclusivamente in alcune zone del viso. Il mix della composizione dei filler iniettati, uno dei quali al silicone, ha prodotto un danno di proporzioni ciclopiche.
A distanza di tre mesi, il volto di Carol è diventato una maschera mostruosa che la obbligava ad uscire con il volto nascosto da sciarpe, cappelli e occhiali. Dopo ulteriori procedure correttive, la situazione non ha fatto altro che peggiorare e la donna ha iniziato un isolamento totale dal resto del mondo.
Dopo quattro lunghi anni, nel 2013, complice la figlia ventunenne, Carol chiede aiuto disperatamente a tutti gli ospedali universitari del Paese. A risponderle è l’Ucla Medical Centre di Los Angeles.
Viene rassicurata da un chirurgo che le promette di aiutarla, pur senza sapere esattamente come avrebbe potuto farlo.
Dopo lunghe consultazioni, l’intera équipe medica decide che, anche se particolarmente rischioso, si sarebbe tentato l’impossibile.
L’intervento, il primo di una lunga serie, regala a Carol qualche piccola speranza, sfociando dopo sei anni in un successo insperato. Oggi lei si sente una sopravissuta e per mostrare gratitudine alla vita che le ha concesso una seconda chance, ha deciso di rappresentare un esempio vincente per coloro che stanno attraversando lo stesso inferno.
Mi chiedo quanto possa incidere la pressione mediatica che ci fa percepire la vecchiaia come una vera e propria malattia, tanto da indurre le persone più fragili (famose e non) a esasperare certe correzioni del volto.
E mi domando in che modo l’enorme giro di affari delle Aziende che promuovono l’eterna giovinezza, sia responsabile di certi scempi in nome di promesse mai mantenute.
“Sono certa che Dio mi abbia lasciata in vita perché io potessi condividere la mia storia. E perché nessun’altra donna debba, in futuro, soffrire tanto”.
Le parole di Carol dovrebbero farci riflettere. Forse, è proprio vero quello che anni fa mi disse un famoso chirurgo plastico: ” la chirurgia estetica è una guerra persa in una battaglia senza fine”.