ELIO LANNUTTI

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Roi Georges premiere, le pire: votare è un problema. Il suffragio universale è sbagliato. Meglio monarchia incostituzionale e golpe chiamato rating, come quello realizzato nel 2011,con nomina Monti.
Re Giorgio allo scoperto: “Votare è un problema”. Il presidente emerito della Repubblica sconvolto dalla vittoria di Trump. L’ ingegner De Benedetti: “L’ Italicum cambierà, al referendum dico Sì”
Il dibattito era già cominciato con l’ esito clamoroso della Brexit anglosassone. Adesso, lo choc per la vittoria di Trump più che al dibattito conduce a un inaudito sommovimento interiore. Insomma, c’ è chi perde la testa. Come Giorgio Napolitano, ex comunista poi presidente della Repubblica per nove infiniti anni. Dice Re Giorgio: “La vittoria di Trump è uno degli eventi più sconvolgenti della storia del suffragio universale”. Ancora più chiaro ed esplicito Fabrizio Rondolino, ex dalemiano oggi pilastro delle speculazioni renziane, nel senso del pensiero: “Il suffragio universale comincia a rappresentare un serio pericolo per la civiltà occidentale”. Mancano solo le rievocazioni sul precedente “democratico” di Hitler al potere e il parallelismo tra Isis e democrazia e i relativi pericoli per la predetta “civiltà occidentale”. In ogni caso, la questione è deflagrata: il voto è un problema quando non corrisponde agli interessi del “Sistema”. E le parole di Napolitano finalmente smascherano il nodo italiano perché è stato proprio l’ Emerito a sospendere la democrazia in quel 2011 del potere ai tecnici di Monti, proseguendo poi dopo la mancata vittoria bersaniana con i governi Letta e Renzi. Ecco il punto, nel giorno cui Carlo De Benedetti dice: “Per votare Sì al referendum avevo detto che si doveva modificare l’ Italicum. Renzi ha dato vita ad una Commissione che vuole eliminare il ballottaggio, quindi a questo punto voterò Sì al referendum”. Il centrosinistra che si è suicidato per vent’ anni, con sommatorie di partiti, accoltellamenti e fusioni fredde, e si è infine consegnato alla mutazione genetica del renzismo cinico e rampante, prima o poi dovrà fare i conti con il suo principale assassino e che ieri si è espresso su “uno degli eventi più sconvolgenti della storia del suffragio universale”. Fu Napolitano, infatti, a dare il colpo di grazia al Pd della Ditta in quell’ autunno del 2011, imponendo a Bersani il governo Monti anziché mandare l’ Italia al voto. Dopo le elezioni del febbraio 2013, ci fu la pantomima del pre-incarico a Bersani, indi la scelta omeopatica dei saggi per perdere tempo, infine la scelta di Enrico Letta per un governo di larghe intese con Berlusconi. Da lì altri traumi e scissioni e trasformismi parlamentari, per arrivare al governo Renzi. Senza dimenticare che un anno prima delle elezioni politiche, nel 2012, lo stesso Re Giorgio fece finta di non sentire, con sarcasmo e irritazione, il boom del M5s. Una frase gemella di quella di ieri. Quando l’ acuto Massimo Cacciari parla di secessio plebis nell’ intervista a pagina 9 indica proprio questo suicidio-omicidio: la sinistra che si fa establishment ed élite tecnocratica e diventa garante del Sistema manifestando allergia per il suffragio universale. Un sommesso e modesto consiglio ai ricostruttori di qualsiasi parvenza di sinistra italiana: chiunque ci proverà dovrà fare un’ operazione verità sulle ferite e i disastri provocati dalla monarchia di Napolitano (che tra l’ altro vedrebbe bene finanche un rinvio del referendum). Solo questa può essere la base da cui ricominciare.