DI CHIARA FARIGU
CHIARA FARIGU
Assorti completamente nelle vicende americane, è passato, quasi nel silenzio generale, l’ennesimo fatto di cronaca nera : un’altra donna arsa viva. Un altro esecrabile atto di violenza che ha messo fine alla vita di una donna. E ancora una volta per mano del proprio uomo. Di quell’uomo che aveva giurato a se stesso e a Dio che, nel bene e nel male, si sarebbe preso cura di lei.
Il terribile uxoricidio è andato in scena in Sardegna, la mia Sardegna, e precisamente a Sassari, ridente cittadina di provincia che, a ragione, è riuscita a guadagnarsi la pole position per la qualità di vita. Ma se il tenore di vita, gli affari e il lavoro, i servizi ambiente e salute, l’ordine pubblico e il tempo libero sono al top, non può altrettanto dirsi esente da quel virus che ha colpito l’uomo che dinanzi ad un NO della “sua” donna perde il lume della ragione e la sopprime. Per di più nel modo più atroce possibile, dandole fuoco. E’ morta così Angela Doppiu, 66 anni, di Sassari. Il marito, Nicola Amadu, 69 anni, dinanzi alla richiesta di separazione, ha perso la bussola. Dapprima una lite violenta condita da calci e pugni, poi, quando la donna, stremata dai colpi, è caduta a terra, l’uomo si è recato nel capanno degli attrezzi e, presa una tanica di benzina, le ha dato fuoco. “Meritava” una punizione coi fiocchi la donna, rea di avergli chiesto la separazione. Un divorzio che l’uomo non accettava. E per il quale non era pronto. Nonostante la loro relazione fosse finita da tempo e i due vivessero separati in casa.
“O sta con me o con nessun altro, meglio morta”, questa la motivazione, ancora una volta dettata dal sentimento di possesso, che ha fatto scattare la molla dell’insano gesto. E’ quanto ha dichiarato il reo confesso alla polizia dopo aver avvisato i figli di aver ucciso la ex moglie.
Una mattanza che non si arresta. Per la quale sono stati e si continuano a versare fiumi di inchiostro. Si analizzano le cause, si scomodano ogni volta i massimi esperti dei sentimenti umani, si individuano dei percorsi da seguire, compresa un’educazione affettiva-sentimentale da impartire fin dalla tenera età, ma l’inversione di rotta non avviene. Così come non cambia il fatto che molte donne dinanzi ai primi segnali di violenza del proprio uomo non gli diano il ben servito. Ma ingenuamente tendono a convincersi che non accadrà più. O peggio ancora colpevolizzano se stesse pensando di essere la “causa” di tali brutalità. Che accettano e che nascondono a loro stesse e agli altri, arrivando persino a mentire anche dinanzi alle evidenze più eclatanti. Un circolo vizioso difficile da interrompere.
Dinanzi al quale ancora una volta la politica si interroga. Il senatore Uras ha predisposto un’interpellanza sottoscritta da decine di senatrici e senatori di diversi gruppi politici rivolta ai ministri Boschi e Orlando: «Vogliamo conoscere – ha spiegato il parlamentare sardo – lo stato degli strumenti posti in essere per il necessario monitoraggio delle situazioni di potenziale rischio e di quelli per preservare l’incolumità delle vittime di trascorsi episodi di violenza di genere. A tal fine deve essere organizzato un centro di monitoraggio delle situazioni a rischio in ambito giudiziario o delle funzioni di pubblica sicurezza territorialmente articolato su base regionale a direzione nazionale. Inoltre, per prevenire la violenza di genere all’interno di coppie in via di separazione, sono necessari nuovi strumenti di tutela atti a prevenire tali forme di violenza e a garantire vita serena a tutti i componenti della famiglia. Vanno rimosse le cause di natura sociale e culturale che alimentano il femminicidio».
Interrogarsi va bene, ma se a queste domande non seguono i fatti, rimangono parole dette in libertà. Soprattutto se non si rimuovono le cause di natura sociale e culturale che alimentano questi sentimenti malati, incentrati sul “possesso” coltivati da uomini fragili incapaci di vivere un sentimento paritario con colei che dovrebbe essere una compagna di vita a tutti gli effetti.
E mentre i riflettori si sono già spenti sul “caso Sassari”, dall’inizio dell’anno si registrano oltre 80 decessi di donne per mano del loro uomo. Un copione visto fin troppe volte. Per il quale indignarsi non basta più
L'immagine può contenere: una o più persone