DI MICHELE ANSELMI
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Una dei ruoli più difficili da fare al cinema è l’ubriaco. Fateci caso: attori e attrici risultano sempre straordinariamente fasulli, sopra le righe, impegnati a simulare gli effetti della sbronza tra risatine isteriche, gesti sconnessi, parole insensate e conati di vomito. Edoardo Leo e Anna Foglietta non sfuggono alla maledizione in “Che vuoi che sia”, e purtroppo si vede. Oddio, tutto il film, il quarto diretto dall’attore romano, suona squilibrato, troppo recitato, secondo i cliché della nuova commedia italiana post-“Perfetti sconosciuti”, dove Leo pure compariva.
Quali sono questi cliché? Sfoderare argomenti stuzzicanti, specie sul piano dei costumi sessuali, senza mostrare mai nulla, neanche una tetta o un sedere, in modo da evitare divieti ai minori e finire tranquillamente in prima serata. In questo Anna Foglietta supera perfino Julia Roberts per pruderie: sempre in reggiseno e in mutande, anche quando la temperatura erotica dovrebbe salire e i corpi fremere, perfino sotto la doccia. Difficile da credere, no?
L’autocensura, così, diventa un fatto di stile, una scelta ipocritella, un’opzione commerciale. Nonostante l’ambizione di raccontare, certo sorridendo un po’, una storia dei nostri giorni ansiosi e precari, un paradosso morale incorniciato nella tirannia pervasiva della rete.
In breve. Siamo a Milano, Claudio e Anna sono due tardo-trentenni trafitti dalla crisi. Lei supplente di matematica in una scuola privata per ricchi rampolli, lui ingegnere informatico costretto a riparare computer. Claudio, in realtà, ha un’idea rivoluzionaria da proporre a un giovane squalo del web, ma servono 20 mila euro e il ragazzino non ha nessuna voglia di finanziare. Magari un account di crowdfunding potrebbe aiutare, ma la raccolta ristagna: neanche 100 euro dopo giorni e giorni.
Depressi, i due fidanzati trincano per tutta la notte e tornando a casa lungo i Navigli, piuttosto alticci, registrano per scherzo un video con una “proposta indecente”: finanziate il nostro progetto e noi mettiamo in rete una notte di sesso tra noi. Claudio posta per errore il video e a quel punto, nel giro di poche ore, la faccenda diventa virale. Fioccano le offerte, tutti ne parlano, s’infuoca la morbosità: che faranno i due fidanzati sopraffatti dagli eventi, letteralmente intrappolati nella rete?
“Che vuoi che sia”, ecco spiegato il titolo, gioca con l’aria del tempo, la ferocia della tv e i morsi della precarietà. La collega Paola Casella l’ha definita «una commedia dolorosa e a tratti straziante in cui si ride amaro, che turba e a tratti disturba perché pesca nella nostra reale e quotidiana frustrazione», e certo Edoardo Leo non incarta i suoi personaggi nella simpatia, semmai li osserva nel loro sbattersi disperato dentro il caos mediatico da loro stessi creato. Nondimeno, pur nel crescendo parossistico degli incubi notturni e della pubblica riprovazione, i due sventurati finiscono col sembrare solo dei tragici immaturi.
Barbosa e alquanto barbuta (tutti i maschi sfoggiano folte barbe, incluso Claudio, forse in omaggio alla cosiddetta cultura hipster), la commedia è intinta nel grottesco, in particolare nel ritratto colorito dei familiari romani e milanesi, mentre Rocco Papaleo, nei panni di uno zio fotografo frustrato sempre in gilet e camicie sgargianti, provvede al controcanto buffo/nevrotico, tipico del cinema pop italiano.
All’opposto di quanto succedeva nell’americano “Sex Tape – Finiti in rete” (2014), qui il problema non consiste nel riacciuffare e spegnere il filmino hard sparato dentro il web per sbaglio; al regista interessa riflettere sul potere diabolico del ricatto economico in una società che non riconosce il talento e spegne le speranze. Detta così, suona bene. Ma il film, divagante e sfocato, pieno di finali prima del “finalissimo” birichino, non centra il bersaglio, al massimo vi gira attorno. E la famosa “invasione degli imbecilli” profetizzata da Umberto Eco resta solo una citazione alla moda.
L’angolo di Michele Anselmi / Scritto per Cinemonitor
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